MASSA CRITICA TORINO- 4 SETTEMBRE H. 16
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Gli aquilani non perdonano
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Pochi minuti prima della partenza del corteo della Perdonanza, all’inizio di Corso Federico II, alcuni cittadini hanno esposto striscioni per esprimere dissenso verso la partecipazione di Gianni Letta. L’Aquila non può dimenticare le responsabilità del Sottosegretario nel favorire la nascita del consorzio Federico II, ad oggi oggetto di inchiesta giudiziaria. Come non possiamo dimenticare le promesse disattese nella risoluzione del problema delle tasse. Oggi i terremotati e le aziende del cratere sono tornati a pagare le imposte e nessuna misura di tutela dei cittadini nei confronti di banche, enti previdenziali ed Equitalia è stata prevista dal Governo.
Il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, negli scorsi giorni aveva rilasciato una dichiarazione in cui esprimeva soddisfazione per la visita di Gianni Letta, sicuro che anche gli aquilani avrebbero gradito. Il nostro sindaco evidentemente si illudeva.Ancora una volta i cittadini hanno voluto sottrarsi al suo doppio gioco.
Al momento di esporre gli striscioni “Cialente vergogna, Molinari vergogna, Letta vidi de jttene” e “Il gran rifiuto della cricca”, i cittadini sono stati aggrediti dalle forze di polizia e da agenti in borghese che hanno tentato di strapparli dalle mani, provocando tensione in una civile espressione di dissenso.
Molti cittadini che assistevano al corteo sono intervenuti a sostegno dei manifestanti al grido di “vergogna” contro l’ennessimo tentativo di censura.
Al passaggio del Sottosegretario che apriva il corteo in tantissimi hanno urlato “alle 3e32 io non ridevo” abbassando immediatamente dopo gli striscioni per rispetto delle celebrazioni della Perdonanza Celestiniana e applaudendo i vigili del fuoco che sostenevano il feretro di Celestino.
Un altro momento di contestazione è avvenuta alla fine della sfilata al passaggio del Sindaco che ha perso un’altra occasione per schierarsi dalla parte della sua gente.
Alla fine del corteo alcuni cittadini si sono accodati con le carriole, simbolo di resistenza, di lavoro comunitario e di partecipazione.
Il dialogo con Marchionne è pura ipocrisia
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Dopo il discorso reazionario di Marchionne il dialogo è pura ipocrisia
Dopo il pieno appoggio di una ministra dell’istruzione che usa contro la Fiom frasi da querela e che, nello stesso tempo, è impegnata a distruggere la scuola pubblica, Sergio Marchionne ha trovato il pieno appoggio dell’ala più berlusconiana di Comunione e Liberazione.
Dimmi chi ti sostiene e ti dirò chi sei.
La sostanza del discorso che l’amministratore delegato della Fiat ha fatto all’assemblea dei ciellini, è di puro stampo reazionario. Come un padrone delle ferriere dell’Ottocento, Marchionne ha spiegato che non ci deve essere conflitto tra padroni e operai, cioè che comandano solo i padroni, e che nella globalizzazione i diritti e la dignità del lavoro sono quelli che vengono definiti dal mercato.
Ha poi, naturalmente, rivendicato il suo sacrosanto diritto di non rispettare la sentenza del Tribunale che lo condanna per attività antisindacale e gli impone di far tornare al lavoro i licenziati di Melfi.
Qui, naturalmente, fa il furbetto, perché anche i manager delle multinazionali hanno il loro quartierino dove fare gli azzeccagarbugli.
Così Marchionne spiega che sta rispettando la legge nello stesso momento in cui la sta violando. Del resto egli è il solo interprete autorizzato della legalità della Fiat.
Dopo la presa di posizione del Presidente della Repubblica e quella della Cei, c’era chi aveva pensato che la Fiat potesse fare un gesto di dialogo.
Marchionne ha chiarito che per lui dialogare e comandare come gli pare sono sinonimi e quindi che i tre di Melfi restano fuori.
A questo punto trovo inutili anche le dichiarazioni di Guglielmo Epifani a favore di una ripresa del dialogo con la Fiat. Il segretario della Cgil deve capire che non ha di fronte persone con i nervi alterati, che si tratta solo di ricondurre a un po’ più di tranquillità.
La Fiat interpreta un disegno autoritario che colpisce il lavoro e attraverso questo tutta la Costituzione. Non a caso attorno ad essa si sta addensando la stessa cultura e lo stesso mondo politico ed economico che ha sostenuto e sostiene Berlusconi.
Nei confronti di questo disegno autoritario non ci deve essere dialogo ma conflitto, anche perché tutte le volte che si danno segnali di disponibilità, dall’altra parte si risponde con arroganza e insulti.
Chi vuole distruggere i contratti nazionali e i diritti, chiamando questo patto sociale e nuove relazioni industriali, considera la parola dialogo solo uno strumento per accertare la debolezza di chi ha di fronte.
Per questo la sola risposta a questo attacco senza precedenti ai diritti del lavoro e alla stessa etica, come ha scritto la Cei, è il conflitto.
Tutto il resto è ipocrisia.
26 Agosto 2010
Giorgio Cremaschi
STOP A RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE CONTRO I ROM E SINTI! Manif a Roma 4/9/10
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Il COORDINAMENTO NAZIONALE ANTIDISCRIMINAZIONE
Mobilita Rom e Sinti e tutti gli amici Sabato 4 settembre 2010 alle ore 14,30 a Roma Piazza Farnese davanti l’Ambasciata di Francia per dire:
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STOP A RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE CONTRO I ROM E SINTI!
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STOP AI CAMPI NOMADI!
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BASTA USARE ROM E SINTI COME CAPRI ESPIATORI E CARNE DA MACELLO PER FINI POLITICI
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STOP ALLE NUOVE FORME DI DEPORTAZIONE!!
Il Ministro Maroni con un intervento al Corriere della Sera ha ufficialmente aperto la campagna elettorale che verterà ancora una volta sul problema della sicurezza e i predestinati ad essere usati come carne da macello e agnelli sacrificali saranno i Rom e Sinti.
Il Corriere della Sera ha intervistato il Ministro senza dare alcuna possibilità ai Rom e Sinti di replicare.
I soliti articoli a senso unico!!
La comunicazione in Italia è pura propaganda e non informazione.
Quando si tratta di Rom e Sinti non c’è mai contraddittorio!!
Ciò che sta accadendo in Francia ai Rom ci indigna come uomini prima che come cittadini italiani, europei e cittadini del mondo.
Basta deportazioni!!
I Rom e Sinti hanno pagato un prezzo altissimo durante la Seconda guerra Mondiale: i 500 mila Rom e Sinti massacrati dai nazifascisti senza che questo evento si sia impresso nella memoria collettiva!!
I media asserviti al potere mettono in evidenza solo gli effetti devastanti della discriminazione senza rilevare le cause che li determinano di cui sono responsabili le stesse decisioni del governo.
Sarkozy e Maroni mostrano i muscoli contro bambini, donne e vecchi che non possono difendersi in nessun modo!!
Ai Rom e Sinti solo la cronaca, mentre gli eventi culturali sono oscurati! La società civile deve essere informata e deve reagire!
L’integrazione passa attraverso i Fondi Europei e non dalle tasche degli italiani come invece si fa credere!
PER ADERIRE:
email a: federazioneromani@libero.it - romsintipolitica@libero.it
Elenco delle adesioni sul web:
L’elenco elle adesioni sarà costantemente aggiornato.
INVITATE EMAIL- ADERITE E FATE ADERIRE!!
federazioneromani@libero.it romsintipolitica@libero.it
Tremonti: la sicurezza sul lavoro? E’ un lusso.
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Il ministro dell’Economia interviene al ‘Berghem fest’ e parla della legge 626 come di una “roba che non possiamo permetterci”. Per lui la globalizzazione è una corsa al ribasso: sono l’Italia e l’Europa che devono adeguarsi al mondo, non viceversa.
Per il ministro dell’economia Giulio Tremonti “robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro, ndr) sono un lusso che non possiamo permetterci”. E questo perché secondo il ministro, “sono l’Unione Europea e l’Italia che si devono adeguare al mondo” e non viceversa.
Per Tremonti, che ha parlato intervenendo al ‘Berghem fest’ ad Alzano Lombardo, “dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili”, tra cui appunto la legge sulla sicurezza sul lavoro, perché “siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo cambiare”.
Qualche ora più tardi rispetto all’intervento del ministro, il suo portavoce Emanuela Bravi ha sentito il bisogno di precisare che le parole del ministro sulla legge 626 e sulle regole eccessive erano riferite “alla giurisdizione europea e alla sua estensione eccessiva rispetto all’obiettivo sulla sicurezza del lavoro, che resta invece essenziale”. Tuttavia, la legge 626, notoriamente, è una norma (o meglio, è stata, dato che ormai i suoi contenuti sono stati trasfusi nel Testo Unico per la sicurezza, legge 81/2008) dell’ordinamento italiano.
Intanto, proprio ieri, in due diversi incidenti sul lavoro, uno in Puglia e uno in Campania, due persone hanno perso la vita, mentre altre 2 sono rimaste gravemente ferite.
26/08/2010


















