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	<title>metropoLiS - Rivista Online</title>
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	<description>metropoLiS- rivista online. Giornale metropolitano promosso da lavoro e società (area programmatica della CGIL) Torinese. MetropoLiS è una rivista aperta e contaminata al sociale, a tutte le contraddizioni e conflitti interni ed esterni ai luoghi di lavoro, alle vecchie e nuove contraddizioni che si manifestano nella società e nei luoghi di lavoro (contraddizioni di genere, etniche, ambientali, ecc).</description>
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		<title>Promuovere la ribellione!</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 22:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
Pubblichiamo l&#8217;intervento di Gianni Marchetto al Congresso della CGIL di Torino il 5 marzo 2010. 
Contro il perbenismo e il moderatismo, malattie senili del comunismo
Ivar Oddone negli anni ’70 mi diede da leggere un libro: “Piani e struttura del comportamento”, un saggio di marca americana dei primi anni ’60, edito dalla Boringhieri, scritto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Pubblichiamo l&#8217;intervento di Gianni Marchetto al Congresso della CGIL di Torino il 5 marzo 2010. </em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Contro il perbenismo e il moderatismo, malattie senili del comunismo</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://www.newcombat.net/images/for_outsiders/fire.jpg" alt="" width="330" />Ivar Oddone negli anni ’70 mi diede da leggere un libro: “Piani e struttura del comportamento”, un saggio di marca americana dei primi anni ’60, edito dalla Boringhieri, scritto a tre mani da Miller, Gallanter e Phribam (un antropologo, uno psicologo e un linguista) che così argomentava: “nei comportamenti degli uomini ci sono alcune costanti che durano da millenni. Ovviamente cambiando i contesti, cambiano le forme nelle quali tali comportamenti si manifestano. Davanti ad un modello consolidato (la famiglia, la tribù, lo schiavismo, il capitalismo, il liberismo, il fordismo, il taylorismo, più o meno applicato o modificato: essenzialmente caratterizzato dal rapporto tra chi pensa e chi esegue) cosa ci si aspetta dal comportamento di un individuo? che si integri nel modello esistente accettandolo come dato di “natura” o che all’opposto si ribelli a tale modello e (si badi bene) nel caso della ribellione è bene che ciò si manifesti in maniera esplicita per poter procedere nella successiva selezione o per mettere in pratica quelle politiche (del personale in fabbrica o del potere costituito fuori) atte a rendere innocua la ribellione stessa, attraverso la blandizie (la corruzione) o attraverso la repressione”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Diventa chiaro che “integrazione-ribellione” sono le due facce di una unica medaglia: lasciano il tutto così com’è. Quattro esempi abbastanza recenti: </span></span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">la rivolta degli afroamericani nella Los Angeles degli anni ’90. Quale Piano c’era: svaligiare i supermercati alla caccia di televisori, lavatrici, radio, ecc.!</span></span></li>
<li><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">la rivolta dei franco algerini alcuni anni fa nelle banlieu di Parigi e di altre città della Francia. Qual’era il Piano: bruciare a casaccio le macchine in sosta! Quale cambiamento hanno portato negli Usa e in Francia: nessuno. Negli USA vinse Busch e in Francia ha vinto Sarkozi!</span></span></li>
<li><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel nostro paese sono brucianti gli ultimi episodi di ribellione: quello di Rosarno ad opera di migranti in gran parte di colore che esasperati per le loro condizioni di vita e di lavoro (schiavi in mano alla camorra e ‘drangheta) e venuti a conoscenza di angherie fatte ad alcuni di loro, hanno fatto…</span></span></li>
<li><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">le coltellate a Milano tra marocchini e sudamericani in un quartiere ghetto in Via Padova … quando invece di prendersela tra di loro ci sarebbero buone ragioni di prendersela con parecchi italiani che a Milano governano da decenni (leghisti e berluscones).</span></span></li>
</ol>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ed è chiaro che sia nella integrazione che nella ribellione ci siano una serie di sfumature molto numerose. Nella integrazione si va dalla più inconsapevole (totale accettazione del modello esistente) alla più consapevole. Perché questa non si trasforma in ribellione? o quanto meno in non accettazione: penso io per pigrizia, per ignavia. Vale qui il “libero arbitrio”: non mi interessa, non mi va di impegnarmi, sono occupato in tutt’altre cose, ecc. Nella ribellione si va da quella passiva (nei luoghi di lavoro) l’assenteismo breve e frequente (io in gioventù ero uno di questi), o un alto turnover da azienda ad azienda, ecc. In tutti e 4 i casi succitati mancava un “contesto” particolare.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Però, la mia generazione (ho 68 anni) è stata protagonista di una ribellione che ha avuto degli esiti positivi, favorita da un contesto positivo: il ’68 studentesco e il ’69 operaio che declinò in maniera rapidissima in strumenti di controllo e potere nei luoghi di lavoro (i Delegati e i CdF) e nella società (i Consigli di Zona, i Comitati di quartiere, il femminismo, ecc), fino ad arrivare ad essere i costruttori dello stato sociale che oggi va vacillando per noi e per i nostri figli e nipoti, per non dire per i migranti; la coperta si fa sempre più piccola ad opera dell’attuale governo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Qual’era il contesto: la lotta di liberazione del FLN algerino, la lotta contro il colonialismo Belga di Patrice Lumumba in Congo, Cuba con Fidel Castro e il Che Guevara, il Viet-Nam, gli studenti di Berkley – in Italia le “magliette a strisce”, il Concilio Vaticano 2°, Don Milani e la Scuola di Barbiana, il movimento dei Preti Operai, eccetera.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il mio contesto personale ha dei nomi e cognomi che corrispondono a compagni della CGIL (comunisti e socialisti): Pinot Piovano (che mi iscrisse alla CGIL nel 1962), Luciano Manzi, Tom Strullato, Carlo Mastri, Giuseppe Bonadies, Cianin Rossi, Ruggero Bertotti, Beppe Vergnano, e più tardi con la conoscenza di altri compagni di origine operaia e intellettuale, quasi tutti ex partigiani ed ex operai licenziati negli anni ’50 dalla FIAT. Ed erano loro che organizzavano la ribellione di una ventina di ragazzi come me: in occasione di scioperi andavamo a tirare le pietre nei vetri di alcune aziende (la Pianelli Traversa e la Castor a Cascine Vica) e a fare a cazzotti con i “barotti” che facevano i crumiri alla FIAT Ferriere di Avigliana.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E fummo fortunati in quanto, quando andavamo a trovare questi compagni a casa loro, vedevamo delle pareti piene di libri! questi compagni mi affrancarono dal livello di sottoproletario che ero e con loro feci un percorso che mi portò (non senza contraddizioni) ad emanciparmi dalla sola ribellione. Ho imparato a confrontare la mia esperienza con la scienza: intesa come l’esperienza di altri (specie di altre generazioni) e con la cultura in generale. In pratica penso di essere uscito dalla contraddizione (integrazione-ribellione) in avanti con un Piano fatto di elementi di contrattazione e di potere (almeno per quanto riguarda la mia esperienza nei luoghi di lavoro). E’ questo un percorso che tutti hanno fatto e tutti fanno? No. Alcuni lo fanno altri rimangono nella fase “infantile”, non crescono mai. Vedi la vicenda (emblematica) della FIAT Mirafiori nel ’68 e ‘69. Una sacrosanta ribellione al regime da caserma che era la grande fabbrica fu per alcuni palestra di emancipazione e per altri “coazione a ripetere”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Adesso tutto è cambiato, non c’è la ribellione, manca il contesto positivo in cui possa esprimersi. La coscienza di classe si è così affievolita da far emergere altre identità: quella di etnia (bianca, gialla, di colore), di religione, ecc. Si è pure affievolita (attraverso i miti della televisione) l’identità femminista, di genere, riportando il valore dell’emancipazione a cose vecchie, francamente ributtanti per quanto riguarda le donne.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Epperò – non tutto è cambiato, una parte di quel contesto del ’68 e ’69 è ancora qui con noi. Siamo noi! E a chi se non a noi spetta il compito di dare il testimone? E se non ora quando? Se non si esperisce il tentativo di promuovere la giusta e sacrosante ribellione dei nostri figli, nipoti e dei giovani in generale (migranti e indigeni), ci sarà solo il fallimento di questa nostra generazione che non è stata capace di consegnare il testimone che la generazione prima della nostra ci aveva consegnato.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dove? Nelle Camere del Lavoro nel modo più decentrato possibile (alla maniera dello SPI) e nelle categorie di appartenenza. In caso contrario saranno solo pochi coloro che sceglieranno di dare il oro contributo (più che onorevole) all’attività dello SPI, impegnati in un lavoro purtroppo necessario, ma che tappa i buchi di uno stato inefficiente.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>La discontinuità</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io dico che c’è bisogno di una discontinuità specie per quanto riguarda il livello confederale della CGIL e per quanto riguarda le categorie.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E per farlo parto da una mia esperienza personale: io da 10 anni vivo con una “tribù africana”. Si tratta di tre nigeriani: la mamma di 40 anni e due gemelli di 23 anni che ho fatto venire su dalla Nigeria quando avevano 15 anni con il ricongiungimento familiare. Sono andati a scuola, hanno lavorato, quasi sempre come precari. Ora la mamma e il figlio sono disoccupati (per la crisi, i padroni hanno chiuso l’attività), l’unica che lavora è la figlia, presso un bar-ristorante nella zona (alla moda) del quadrilatero romano (è quello vicino a Porta Palazzo). Bene. La ragazza fa più di 200 ore al mese, per ben 2 giorni alla settimana devo alzarmi alle 3emezza di notte e andarla a prendere in macchina. Metà del salario è in busta paga e metà in nero. Non gli vengono pagati gli straordinari, le festività e quant’altro. E non è la prima volta, la stessa cosa è avvenuta con altri padroni. La stessa cosa non è novità, capita anche ai nostri figli.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io gli ho suggerito di segnare sul calendario tutte le ore che lei lavora e quando gli scade il contratto di lavoro va alla CGIL in Via Pedrotti e fa la vertenza. Le ho vinte tutte, gli ho fatto cacciare fuori il grano che non gli davano e per uno ho fatto pure un esposto all’Ispettorato del Lavoro e così ho fatto inchiodare per oltre 2 mesi il Ristorante. Al che ho pure goduto come un riccio.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Domanda: alla ragazza in questione ciò è stato possibile perché in casa ha uno come me che ha fatto il sindacalista, quanti sono nelle stesse condizioni e non sanno dove sbattere la testa?</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">È lo SPI che può dare una risposta di tutela e di organizzazione a questi casi? A me pare proprio di no! Questa è una attività che dovrebbe fare la CGIL (e gli altri sindacati) e sul territorio, magari qui a Venaria. Non solo la giusta tutela, ma anche tentando di organizzare tutto il lavoro disperso, frantumato, precario di giovani italiani e di migranti. A Venaria nel 2009 su 12.000 lavoratori presenti nelle attività produttive sono ben 14.000 gli avviamenti avvenuti con oltre il 60% di lavori precari.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Si tratta in pratica di ritornare alla origini della CGIL quando erano le CdL che organizzavano i lavoratori nei territori. E io non  capisco perché attualmente è lo SPI che surroga (meritoriamente) questa attività di tutela, ovvero surroga nella pratica rivendicativa con gli Enti Locali una attività che dovrebbe essere della CGIL.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ed è ovvio che per potere fare questa inversione di tendenza le CdL devono decidere politicamente (cosa che non fanno) il loro decentramento sul territorio (così come ha fatto a suo tempo lo SPI) e poi avere le necessarie risorse (che attualmente stanno nelle mani di una categoria come la nostra: lo SPI). Stessa identica cosa per le categorie.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Dalla indignazione, alla ribellione, al controllo, alla contrattazione, al potere</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://farm4.static.flickr.com/3640/3668733632_b4ce885725.jpg" alt="" width="330" />La prima forma di ribellione è ovviamente la capacità del singolo di indignarsi, però ciò non basta. Occorre che l’indignazione trovi le forme collettive di una sua visibilità per tentare di essere imitata dai più. Ribellione per il fatto molto evidente che da un lato c’è ormai un baratro che divide la costituzione formale da quella materiale di tutti i giorni e ciò divide (un altro baratro) anche i cittadini tra loro, tra quelli che nella situazione attuale ci marciano alla grande e coloro i quali (i lavoratori, i pensionati, i migranti, le donne, i giovani, ecc.) sono usciti fuori e usciranno dallo stato sociale. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se uno mi mette fuori dalle regole stabilite nella norma, io non mi sento più un cittadino rispettoso delle regole “materiali” e quindi mi ribello e se posso non le rispetto più quelle regole: divento un disobbediente, cerco se posso di far rispettare le regole formali e se non ci riesco, assieme ad altri mi do delle altre regole condivise.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Epilogo</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io che sono sempre stato un moderato e un timorato del buon dio, ho imparato negli anni che la maggioranza della nostra borghesia ascolta solo una unica pedagogia sociale: <strong>“un corteo con alla testa il capo del personale con una bandiera rossa in mano, e… ogni tanto qualche calcio nel sedere”</strong>. Io vorrei che il conflitto avesse una veste più matura – però bisogna essere in due a volerla. Di questi tempi ce ne sarebbe un gran bisogno… di cortei.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Arrivo a pensare che nell’attuale fase il kit da consegnare ad un giovane di adesso possa essere composto da: 1° una lista di nomi e cognomi, indirizzo e n° civico (corrispondenti agli indirizzi di aziende e case di abitazione di padroni che ci marciano alla grande con la precarietà) e 2° da un sacchetto pieno di sassi e pietre da lanciare contro le vetrate di tali aziende. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Ribellarsi è sempre giusto!</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Marzo 2010</span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Gianni Marchetto</strong> <br />
 </span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		H5 { margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 100%; text-align: justify } 		H5.western { font-size: 14pt } 		H5.cjk { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 14pt } 		H5.ctl { font-family: "Tahoma"; font-size: 12pt } 		P { margin-bottom: 0cm; line-height: 100%; text-align: justify } 		P.western { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt } 		P.cjk { font-family: "Times New Roman", serif; font-size: 12pt } 		P.ctl { font-size: 10pt } --></p>
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		<title>Ancora un bambino vittima della caccia al Rom a Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 15:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
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Enea Emil è l’ennesimo bambino rom morto nel rogo provocato dalla stufa che doveva riscaldarlo. Viveva in un rifugio di fortuna dopo essere stato sgomberato con la sua famiglia dal campo di via Triboniano dove, se non altro, avrebbe avuto quel minimo che garantisce la sopravivenza di un essere umano e una piccola speranza per [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://riccardodellosbarba.files.wordpress.com/2008/05/nomadi-bo.jpg" alt="" width="330" />Enea Emil è l’ennesimo bambino rom morto nel rogo provocato dalla stufa che doveva riscaldarlo. Viveva in un rifugio di fortuna dopo essere stato sgomberato con la sua famiglia dal campo di via Triboniano dove, se non altro, avrebbe avuto quel minimo che garantisce la sopravivenza di un essere umano e una piccola speranza per il proprio futuro.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Penso che la perdita della vita e del futuro di un bambino, stroncati in questo modo a Milano, la città dell’ EXPO, benestante e “accogliente”, significa una grande sconfitta della nostra società.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come donna e madre, cittadina di questo paese e di questa città invito tutti coloro che hanno ancora un po’ di umanità nei loro cuori di non rimanere muti davanti alla politica feroce degli sgomberi e della “caccia al rom” che quotidianamente lascia centinaia di bambini al freddo e senza riparo, una politica che ritengo direttamente responsabile della morte di Emil. Questo mio appello è motivato dall’amore nei confronti del mio popolo, ma anche dall’amore per questo paese che sento mio e nel quale vorrei che a ciascuno, a cominciare dagli ultimi, venisse riconosciuta la dignità di essere umano.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Milano, 13 marzo 2010</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dijana Pavlovic</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vicepresidente <strong>Federazione Rom e Sinti insieme</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="mailto:dijana.pavlovic@fastwebnet.it">dijana.pavlovic@fastwebnet.it</a></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli eritrei e i somali respinti in Italia- MANDATI A MORIRE</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 00:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[eritrei]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[LIBIA]]></category>
		<category><![CDATA[respinti]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Maroni]]></category>
		<category><![CDATA[somali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Gli eritrei e i somali respinti in Italia, sono da diversi mesi nelle carceri libiche e rischiano di essere rimpatriati nel loro paese dove li attende la corte marziale e i lavori forzati.
Dieci febbraio 2010. Gaeta. Il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni stringe la mano all&#8217;ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur. L&#8217;Italia ha mantenuto l&#8217;impegno sottoscritto [...]]]></description>
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<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Gli eritrei e i somali respinti in Italia, sono da diversi mesi nelle carceri libiche e rischiano di essere rimpatriati nel loro paese dove li attende la corte marziale e i lavori forzati.</strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://it.peacereporter.net/upload/2/24/244/2441/24419.jpg" alt="" width="330" />Dieci febbraio 2010. Gaeta. Il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni stringe la mano all&#8217;ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur. L&#8217;Italia ha mantenuto l&#8217;impegno sottoscritto dal governo Prodi nel 2007. E oggi consegna alla Libia altre tre motovedette per i pattugliamenti anti emigrazione al largo di Tripoli, dopo le tre consegnate nel maggio 2009. La ricetta dei respingimenti, voluta dal governo Prodi e messa in atto dal governo Berlusconi, ha dato i frutti sperati. Gli sbarchi in Sicilia si sono azzerati negli ultimi mesi. Nel 2009 sono arrivate via mare poco più di 9mila persone a fronte di oltre 36mila giunte l&#8217;anno precedente. Dall&#8217;inizio dei respingimenti, nel mese di maggio, il numero degli arrivi è calato addirittura del novanta percento. &#8220;Abbiamo fermato l&#8217;invasione&#8221;, recitano tronfi d&#8217;orgoglio i manifesti elettorali della Lega. Nessuno però ha ancora detto agli italiani che fine hanno fatto i respinti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">A dieci mesi di distanza dai primi </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">refoulement</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, abbiamo ricostruito il loro destino, grazie a una rodata rete di informatori in Libia. Molti dei respinti sono stati rimpatriati nei loro paesi. Ma non i rifugiati politici, somali e eritrei, che sono ancora in carcere. I primi si trovano in due campi, a Tripoli e a Gatrun, mille chilometri più a sud, in pieno deserto. Gli eritrei invece sono divisi tra Misratah, Zlitan, Garaboulli e, le donne, Zawiyah. E mentre in Italia si brinda al giro di vite sugli sbarchi, i rifugiati in Libia rischiano l&#8217;espulsione. Rischiano sì, perché a differenza dei contadini del Burkina Faso o dei ragazzi delle periferie di Casablanca, per un eritreo o per un somalo il rimpatrio significa arresti e persecuzioni. E in alcuni casi, la vita. La Somalia è in guerra civile dal 1991. E il regime eritreo dal 2001 stringe in una morsa sempre più serrata l&#8217;opposizione e l&#8217;esercito. La repressione è tale, che recentemente i servizi segreti eritrei sono arrivati addirittura in Libia alla ricerca degli oppositori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">È successo nel gennaio 2010. L&#8217;idea iniziale era di organizzare un&#8217;espulsione di massa, come fece l&#8217;Egitto nel 2008 quando rimpatriò in un mese ottocento eritrei, in gran parte disertori. Così, tra gennaio e febbraio, centinaia di eritrei detenuti in Libia sono stati schedati. Alle iniziali proteste di chi rifiutava di fornire le proprie generalità all&#8217;ambasciata, la polizia libica ha risposto con la violenza. Nel campo di Surman gli scontri sono stati particolarmente cruenti. Ma alla fine la diaspora eritrea è riuscita a esercitare una certa pressione sulle organizzazioni internazionali e sulla stampa. E il progetto di rimpatrio si è ridimensionato, assumendo però un carattere ancora più preoccupante.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Secondo </span></span><strong><a href="http://www.erena.org/" target="_blank"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Radio Erena</span></span></a></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, una radio indipendente dell&#8217;opposizione eritrea basata a Parigi, tra le centinaia di eritrei detenuti in Libia, il regime ne avrebbe selezionati dodici e li avrebbe espulsi. I fatti risalirebbero al 2 febbraio 2010. Il criterio con cui i dodici sarebbero stati scelti è il ruolo politico che avevano in patria prima della fuga. Tutti infatti erano assunti presso diversi uffici ministeriali e due di loro erano membri dell&#8217;aviazione militare eritrea. Radio Erena ha diffuso una lista dei nomi:Nove dei dodici espulsi, sarebbero ancora detenuti in modo arbitrario nel carcere eritreo di Embatkala. Si tratta di: Zigta Tewelde, Asmelash Kidane, Zeraburuk Tsehaye, Zewde Teferi, Yohannes Tekle , Ghebrekidan Tesema, Tilinte Estifanos Halefom, Nebyat Tesfay e Tilinte Tesfagabre Mengstu. Inoltre, Habte Semere e Yonas Ghebremichael, che prima di fuggire dall&#8217;Eritrea lavoravano nell&#8217;ufficio del presidente Afewerki, sarebbero in queste ore detenuti nella prigione di Ghedem, vicino Massawa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/gallery/77/460_0___30_0_0_0_0_0_cie_lager_01.jpg" alt="" width="330" />In Eritrea li attendono anni di carcere duro e torture. Ma per gli eritrei rimasti in Libia la situazione non è migliore. Nel centro di detenzione di Garabulli sono in centosettanta, rinchiusi insieme a ventiquattro somali, in celle grandi quanto un monolocale, trenta metri quadrati, dove vengono stipate fino a quaranta o cinquanta persone buttate a dormire per terra. Qui gli eritrei sono arrivati il 16 settembre, dal carcere di Bengasi, dove nel mese di agosto una rivolta dei detenuti era stata sedata nel sangue dalla polizia libica, con l&#8217;uccisione di almeno sei prigionieri somali. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anche qui il 28 dicembre 2009 sono arrivati i formulari dell&#8217;ambasciata eritrea per l&#8217;identificazione e il rimpatrio. Ma nessuno li ha voluti firmare per paura di essere perseguitato in patria. Sono quasi tutti disertori dell&#8217;esercito e in Eritrea rischiano la corte marziale e i campi di lavoro forzato. A fargli cambiare idea sono state le torture della polizia libica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;11 gennaio li hanno fatti uscire uno a uno, nel corridoio del carcere, riempiendoli di manganellate. Un uomo è stato ammanettato e appeso al muro per i polsi, perché fosse da esempio agli altri. Alla fine hanno riempito i formulari in centoventi, altri cinquanta hanno continuato a rifiutare nonostante i pestaggi. Oggi hanno tutti la stessa paura. Chi ha firmato teme di essere rimpatriato. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Chi non lo ha fatto ha paura di essere trasferito in un&#8217;altra prigione e di passare anni nelle galere libiche. Gli anni migliori della vita. Magari con una famiglia qui in Italia che li aspetta e che da mesi non ha più loro notizie. Ma non si preoccupino gli italiani. Maroni l&#8217;ha detto e ripetuto: &#8220;La Libia fa parte dell&#8217;Onu e in Libia è presente l&#8217;Alto commissariato per i rifugiati della nazione Unite&#8221;.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">08/03/2010</span></span></p>
<p align="RIGHT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gabriele Del Grande</span></span></strong></p>
<p align="RIGHT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">da <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/20639/Mandati+a+morire">peacereporter.net</a></span></span></strong></p>
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		<title>Turchia: innalza cartello pro-Pkk; sette anni ad analfabeta</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 00:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[pkk]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Una donna turca di 49 anni, madre di sei figli, è stata condannata da un tribunale della città di Diyarbakir, nel sud-est del Paese a maggioranza kurda, a sette anni di carcere per aver innalzato un cartello con una scritta a favore del separatista Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), fuorilegge in Turchia.
Lo riferisce il [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://digilander.libero.it/obiettivoguerre/kurdistan.gif" alt="" width="330" />Una donna turca di 49 anni, madre di sei figli, è stata condannata da un tribunale della città di Diyarbakir, nel sud-est del Paese a maggioranza kurda, a sette anni di carcere per aver innalzato un cartello con una scritta a favore del separatista Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), fuorilegge in Turchia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lo riferisce il quotidiano filogovernativo </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sabah,</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> il quale sottolinea che, per ironia della sorte, la donna &#8211; Vesile Tadik &#8211; non sapeva nemmeno quello che c&#8217;era scritto sul cartello in quanto è analfabeta.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">I fatti per cui la donna è stata condannata risalgono a tre mesi fa quando partecipò ad una manifestazione non autorizzata nella città di Siirt contro la chiusura del Partito per la società democratica (Dtp), il principale partito filo-kurdo del Paese <a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=8602">disciolto</a> l’11 dicembre per decisione della Corte costituzionale perché accusato di connivenza con il Pkk.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;imputata si è difesa affermando che &#8220;nel corso della manifestazione ho camminato insieme alle altre donne. Mi hanno dato quel cartello ed io l&#8217;ho portato come facevano anche quelle insieme a me. Ma io non so leggere né scrivere e non so che cosa c&#8217;era scritto&#8221;. Ma l&#8217;ammissione di analfabetismo non è servita a nulla ed il giudice l&#8217;ha condannata a sette anni di carcere per &#8220;propaganda di organizzazione terroristica&#8221;. </span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ticino News, 10 marzo 2010</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">da <a href="http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=8967">osservatorioiraq.it</a></span></span></p>
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		<title>Sciopero generale 12 marzo 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[12 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero generale]]></category>

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		<title>Erri De Luca: la valle di Susa fermerà la Tav.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 00:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Erri De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>
		<category><![CDATA[Valsusa Filmfest]]></category>

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«L’epoca dei feudatari è finita, i sudditi non esistono più: qui ci sono cittadini». Parola di Erri De Luca, scrittore e alpinista, il 7 marzo ospite del Valsusa Filmfest e, nel pomeriggio, in visita al “presidio” No-Tav di Sant’Antonino, nel cuore della valle di Susa che si oppone da anni con grande tenacia al progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		H2 { margin-bottom: 0.21cm } 		H2.cjk { font-family: "SimSun" } 		H4 { margin-bottom: 0.21cm } 		H4.cjk { font-family: "SimSun" } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<h2></h2>
<h2><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="font-weight: normal;"><img style="float: right;" src="http://libreidee.org/prova/wp-content/uploads/2010/03/Erri-De-Luca-21.JPG" alt="" width="400" />«L’epoca dei feudatari è finita, i sudditi non esistono più: qui ci sono cittadini». Parola di <a href="http://www.libreidee.org/tag/erri-de-luca/">Erri De Luca</a>, scrittore e alpinista, il 7 marzo ospite del <a href="http://www.libreidee.org/tag/valsusa-filmfest/">Valsusa Filmfest</a> e, nel pomeriggio, in visita al “presidio” No-Tav di Sant’Antonino, nel cuore della valle di Susa che si oppone da anni con grande tenacia al progetto di alta velocità ferroviaria fra Torino e Lione. «Questo è il motivo che mi fa dire che, qui, non passeranno. Non ce la faranno, a passare». De Luca ne è sicuro. La resistenza civile della valle di Susa alla fine la spunterà contro tutti: poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano l’informazione.</span></em></span></span></h2>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">«Qui c’è una popolazione che non vuol essere invasa da queste opere gigantesche e inutili». Opere che «non si possono imporre, quando c’è questa volontà popolare». La comunità valsusina dunque resisterà, anche se «la politica è diventata una branca minore dell’economia, un comitato d’affari», e i media «sono anch’essi asserviti, fanno parte anche loro della catena di comando che l’economia ha sottomesso: politica, informazione».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non tutto è perduto, però: «Esiste la possibilità di fare informazione indipendente, il monopolio dell’informazione non è così minaccioso: può essere sempre scalzato». Proprio l’informazione indipendente, dice De Luca, potrà costringere i grandi media a raccontare meglio la realtà di lotte sociali come quella in corso in valle di Susa. Alla fine, grandi giornali e televisioni «dovranno abbassarsi a informare», se saranno “incalzati” da un esercito di reporter indipendenti, armati di telecamere.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">De Luca condanna la violenza delle cariche della polizia che il 17 febbraio hanno causato due feriti a Coldimosso. «Mi spiace molto – sottolinea lo scrittore – che in quest’ultima macelleria sommaria che è stata fatta, con due persone – non ferite: massacrate, deliberatamente – non ci sia stata la possibilità di ricavare qualche piccolo filmato, qualche informazione». Lo scrittore cita il G8 di Genova: «Ci furono torture, ma in Italia non esiste il reato di tortura. I poliziotti colpevoli sono stati condannati per lesioni». Almeno, aggiunge De Luca, se c’è informazione può scattare la denuncia immediata, quindi «una messa sotto accusa di quelle prepotenze».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Da Genova alla valle di Susa: «Quello che deve avere una lotta come questa è una moltiplicazione di fonti di informazione. E di riprese: dai telefonini alle telecamere, niente deve passare liscio, al buio. Il danno maggiore di quel massacro – dice, riferendosi alle violenze di Coldimosso – è che non sono circolate le immagini. Non deve più succedere».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Intervistato da “Libre” per il format televisivo italo-francese “Alp Channel” (programmazione su web e satellite a partire da aprile), <a href="http://www.libreidee.org/tag/erri-de-luca/">Erri De Luca</a> – vicino al movimento No-Tav già dalla rivolta popolare del 2005, che fermò il primo progetto Torino-Lione – insiste sul valore della resistenza democratica delle popolazioni alpine, decise a difendere il proprio territorio dall’invadenza delle <a href="http://www.libreidee.org/tag/grandi-opere/">grandi opere</a>. «Una popolazione alpina ha un rapporto molto più stretto con il suo territorio, con l’ambiente, con la montagna, con l’acqua, con l’aria, con il suolo sul quale lavora. E dunque ha un diritto maggiore di intervento. E merita più ascolto».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La montagna, dice l’autore de “Il peso della farfalla” (capolavoro poetico, storia di un camoscio e di un cacciatore) è una grande risorsa cui guardare per il futuro, da difendere come fa la valle di Susa, che combatte contro «stupidissimi e meschinissimi interessi economici», da quando è l’economia a «dettare le leggi», che poi «la politica esegue», intascando «grandi affari», a beneficio di «quelli che ne approfitteranno». Secondo De Luca «bisogna riportare la politica al comando», come è avvenuto negli Usa: «Hanno eletto un presidente nero, uno che ha portato alla presidenza degli Stati Uniti delle idee e delle cattive intenzioni nei confronti dei profittatori economici. Da noi non è ancora successo, ma dovrà succedere».</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">9 Marzo 2010 </span></span></p>
<h4 style="text-align: right;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Giorgio Cattaneo</span></span></h4>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Articolo tratto da </span></span><a href="http://www.libreidee.org/2010/03/erri-de-luca-la-valle-di-susa-fermera-la-tav/" target="_blank"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>www.libreidee.org/</strong></span></span></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Rime- E lo sventurato firmò</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[firmò]]></category>
		<category><![CDATA[napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[sventurato]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Nel preparar le liste il Pdl
 fece come la volpe nella stia,
 straziò le norme come gallinelle
 per poi invocare la democrazia.
Mancano timbri, mancan luoghi e date,
 le firme sono state messe in bianco
 e molte, ahimé, non sono autenticate,
 a Roma, poi, non giunsero nemmanco,
ma il Cavaliere e tutti i suoi lacché,
 a partir [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://1.bp.blogspot.com/_GFMi_VQMBAc/SxBkBGCWSdI/AAAAAAAAAUk/SWZ5n6nbczI/s1600/vignetta+napolitano.gif" alt="" width="330" />Nel preparar le liste il Pdl<br />
 fece come la volpe nella stia,<br />
 straziò le norme come gallinelle<br />
 per poi invocare la democrazia.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mancano timbri, mancan luoghi e date,<br />
 le firme sono state messe in bianco<br />
 e molte, ahimé, non sono autenticate,<br />
 a Roma, poi, non giunsero nemmanco,</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">ma il Cavaliere e tutti i suoi lacché,<br />
 a partir da La Russa, quello brutto,<br />
 si sfornano un decreto fai da te,<br />
 con la minaccia: “Siamo pronti a tutto!”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per evitar nel Lazio la batosta, <br />
 al grido antico di “Boia chi molla!”,<br />
 Renata Polverini sempre tosta<br />
 arringa a Roma la sua nera folla.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Formigoni, a cavallo di un bidone<br />
 dell’oil for food che è giunto dall’Iraq,<br />
 grida: “Con me cadrà il Pirellone,<br />
 se non si aggiusta questo patratac!”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">“Sarà un decreto interpretativo<br />
 che non cambia la legge certamente<br />
 e non contiene nulla di eversivo…,<br />
 può starne certo, caro Presidente!”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dal primo sonno il buon Napolitano<br />
 dalla banda Bassotti vien svegliato<br />
 e si ritrova con la penna in mano.<br />
 “Tranquillo, Giorgio, firma!” Ed ha firmato.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così il caimano col decreto golpe<br />
 fece morire la democrazia,<br />
 esattamente come fa la volpe<br />
 con i polli che dormon nella stia.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">7 marzo 2010</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
 </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><em> </em><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Carlo Cornaglia</span></span></strong><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;"><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">da il Misfatto</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
 </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>Perché servono così tanti agenti del Mossad per assassinare con un cuscino un Palestinese?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[assassinio]]></category>
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		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
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Mentre in Gran Bretagna, Francia, USA ed Argentina il Mossad può godere localmente dell’appoggio di migliaia di Sayanim, ebrei che sono felici di tradire i loro vicini in favore del diletto Stato ebraico, quando agisce nei paesi arabi il Mossad deve tirarsi dietro i suoi tanti assassini e i loro assistenti, e li infiltra, usando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://www.gilad.co.uk/storage/pillow%20amaerica.jpg?__SQUARESPACE_CACHEVERSION=1267441134291" alt="" width="250" />Mentre in Gran Bretagna, Francia, USA ed Argentina il Mossad può godere localmente dell’appoggio di migliaia di Sayanim, ebrei che sono felici di tradire i loro vicini in favore del diletto Stato ebraico, quando agisce nei paesi arabi il Mossad deve tirarsi dietro i suoi tanti assassini e i loro assistenti, e li infiltra, usando differenti metodi fraudolenti. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tuttavia, è fonte di meraviglia il fatto che ci siano voluti 26 agenti del Mossad per mettere in atto un singolo omicidio nei confronti di un inerme Palestinese combattente per la libertà, utilizzando un <a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/1146911.html">cuscino*</a>. Tenterò di fare un po’ di luce su questa sconcertante questione. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il Mossad non è proprio una comune agenzia di intelligence guidata da fastidiosi Gentili. In effetti è gestita da Eletti e la sua ragion d’essere è quella di servire lo Stato ebraico e il Progetto Nazionale ebraico. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Negli ultimi giorni abbiamo appreso che più di due dozzine di agenti del Mossad sono stati identificati, al momento, dalla polizia di Dubai. Per questo, ci si dovrebbe anche aspettare che in un collettivo di assassini ebrei tanto numeroso e variegato, operante in un paese arabo ostile, sia necessaria e riscontrabile la presenza di almeno un rabbino combattente, come custode delle disposizioni Kosher, che mantenga aperta una linea diretta con Dio e che tenga sempre vivo il vindice spirito ebraico! </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per quanto a Dubai il cibo sia rinomato per la sua sorprendente squisitezza, al momento non si trovano a disposizione in centro-città negozi di prodotti gastronomici kosher. Dunque, esiste anche la necessità di un esperto ebraicamente addestrato che sia in grado di acquistare opportunamente il pesce per il <a href="http://www.epicurious.com/recipes/food/views/Classic-Gefilte-Fish-40014">gefilte</a> (polpette di carpa) e il pollo per la minestra. Inoltre, dovrebbe servire almeno uno chef che sappia come trasformare pollo e acqua in Potere Ebraico (minestra di pollo). </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Noi dobbiamo sempre ricordare che, secondo il punto di vista ebraico, il cibo è di estrema importanza. Diversamente dagli animali, che uccidono solo quando hanno bisogno di mangiare o stanno percependo un pericolo incombente, gli Israeliani ammazzano anche per “motivazioni ulteriori” (democrazia, pluralismo, guerra “contro il terrorismo”, ecc.) e preferiscono farlo a stomaco pieno.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fra interessi culinari e regolamenti dietetici kosher, abbiamo così assegnato i ruoli a 3 membri del team. Tuttavia, altri 23 potenziali assassini sono più che sufficienti per ammazzare una sola persona.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma esistono altri elementi da prendere in considerazione. Tenendo ben presenti le recenti rivelazioni rispetto all’<a href="http://www.gilad.co.uk/writings/oy-vey-the-mossad-is-going-meshuge.html">instabilità mentale</a> di alcuni membri del Mossad, è più che verosimile che uno psichiatra, un analista freudiano, un paramedico psichiatrico e un’infermiera risultino indispensabili per assistere gli eroi ebraici “prima e dopo” l’azione letale. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Certamente, questo riduce la nostra squadra a 19 potenziali assassini, giust’appunto!</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Da quanto apprendiamo dalla stampa, 6 di questi agenti del Mossad erano donne. Questo dovrebbe comportare che qualche estetista ci vuole. Almeno un parrucchiere specializzato in “situazioni che fanno arricciare i capelli”. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Inoltre si rende necessario un consulente di Cosmesi Ebraica e qualcuno che si intenda di manicure e pedicure. Uno che sia in grado di trasformare l’unghia di una donna ebrea in una spada sionista letale (nel caso in cui nel guanciale tecnologico dovesse prodursi un qualche guasto). Avremo anche bisogno di uno specialista in parrucche, però che sappia trasformare un ragazzo di Tel Aviv in un giovinetto dell’Essex. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questi “specialisti in bellezza G(iudaica)” riducono il nostro team di assassini a 17 componenti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma non è ancora finita, stando a quanto appreso dalla stampa. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">I nostri assassini del Mossad erano piuttosto appassionati di tennis. Chiaramente non avrebbero mai riposto la loro fiducia su un arbitro arabo o jihadista, quindi dovevano portarsi dietro il loro arbitro di fiducia. Probabilmente necessitavano di un arbitro di tennis israeliano kosher e di qualche atletico colono come raccattapalle. Supponiamo che abbiano assunto 2-3 raccattapalle e un arbitro: questo ridurrebbe il nostro team di potenziali assassini a soli 14 elementi.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">A detta del <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/middle_east/article7034933.ece">Times</a>, l’Olocausto gioca un ruolo di primo piano nella filosofia del Mossad. “Dobbiamo essere forti, usare il nostro cervello e difendere noi stessi in modo tale che l’Olocausto non abbia più a ripetersi”, afferma Meir Dagan, l’attuale capo del Mossad. Esattamente, il Mossad sta ammazzando nel nome del passato ebraico!</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ed è più che probabile che il Mossad abbia schleped, infiltrato a Dubai alcuni dei suoi più bravi sacerdoti dell’Olocausto, tali che ricordassero alle spie per quale motivo dovevano essere dei giustizieri e perché dovevano allontanarsi dall’umana famiglia. Tenendo conto della narrazione mitica sulla cifra del sei, è ragionevole presumere che il Mossad abbia inviato a Dubai almeno sei mentori in Olocausto, uno per ogni milione.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tuttavia, com’è noto, l’Olocausto nazista è soltanto uno fra innumerevoli altri Giudeicidi. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mai perdonare, mai dimenticare”, questa è evidentemente la prospettiva del futuro ebraico.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel complesso, possiamo annoverare 9 o 10 sacerdoti ebrei del Giudeicidio, in modo da includere i pogrom in Europa orientale del 19° secolo, l’Inquisizione, <a href="http://www.jewishencyclopedia.com/view.jsp?artid=1351&amp;letter=A&amp;search=amalek">Amalek</a> e così via. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questo dovrebbe restringe la nostra lista di potenziali killer a soli 5 membri. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per quanto gli ebrei nazionalisti e i loro leader spirituali abbiano promesso solennemente di “non dimenticare mai” e di ricordare per sempre, vi sono in realtà alcune cose su cui insistono a passare sopra, a rimuovere o ad ignorare.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://www.gilad.co.uk/storage/pillow%20cool.jpg?__SQUARESPACE_CACHEVERSION=1267438953356" alt="" width="250" />Per esempio, sembrano non riuscire ad afferrare l’effettivo significato della Missione di Inchiesta delle Nazioni Unite sul Conflitto di Gaza, nota anche come <a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2565" target="_blank">Rapporto Goldstone</a>. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gli ebrei insistono nel rigettare la lettura di <a href="http://inventionofthejewishpeople.com/">Shlomo Sand</a>, che interpreta la loro storia come un’accozzaglia di favole fantasmatiche di totale invenzione, ai limiti della <a href="http://www.gilad.co.uk/writings/the-wandering-who-by-gilad-atzmon.html%22">totale assurdità</a>. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Insistono ad evitare di prendere in considerazione il fatto che i dispacci di AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, un gruppo di pressione americano noto per il forte supporto ad Israele), </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">AJC </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">(American Jewish Committee), ADL (Anti Defamation League), LFI (Labour Friends of Israel) e CFI (Catholics for Israel), tutti esercitano su di noi la loro pressione in favore di una ideologia razzista espansionista, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/United_Nations_General_Assembly_Resolution_3379">sionismo</a>.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con un Ministro per gli Affari Esteri britannico David Miliband iscritto nella lista dei propagandisti come “<a href="http://www.infoisrael.net/authors.html">Promotore di Hasbara (propaganda) israeliana</a>” e con i sionisti che predicano le guerre interventiste nei mezzi di informazione di massa, con Bernie Madoff che ci fa la lezione sulla tecnica Ponzi e con <a href="http://www.gilad.co.uk/writings/credit-crunch-or-rather-zio-punch-by-gilad-atzmon.html">Alan Greenspan</a> che ci ha procurato la più grande catastrofe finanziaria di sempre, si crea l’assoluto bisogno di qualche specialista ebreo in grado di indottrinare gli agenti del Mossad in modo da ridurli nella cecità più completa e in una totale amnesia. Suppongo che con gente del calibro di Wolfowitz, Miliband, Goldstone, Abe Foxman, Greenspan, Madoff, Olmert, Livni, Sharon, Peres e tanti altri come costoro, ci vorranno ben più di 5 esperti per convincere la squadra di killer del Mossad che la causa ebraica sia realmente kosher. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come si può ben vedere, abbiamo già messo nel conto almeno 26 indispensabili assistenti all’assassinio, senza mai citare un solo operatore-al-cuscino del Mossad. Come possiamo constatare, sono necessari ben più di 26 agenti del Mossad per ammazzare un Palestinese disarmato. Suppongo che nei prossimi giorni la polizia di Dubai esibirà molte altre foto di Israeliani in parrucca.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Devo ammettere che, con Israele in giro, la vita è sempre piena di sorprese. Che cosa mai faremo quando se ne sarà andato?</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">* Troverete il vostro cuscino ebraico <a href="http://www.cafepress.com/+jewish+pillows">cliccando qui</a>.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Originale da: l&#8217;<a href="http://www.tlaxcala.es/detail_auteurs.asp?lg=it&amp;reference=18">autore</a>-<a href="http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=10077&amp;lg=en">Why it takes so many Mossad agents to kill a Palestinian with a Pillow?</a> </span></span></p>
<p><em>Articolo originale pubblicato il 1-3-2010</em></p>
<p><em><a href="http://www.tlaxcala.es/detail_auteurs.asp?lg=it&amp;reference=18">L’autore</a> Gilad Atzmon è un autore associato a <a href="http://www.tlaxcala.es/">Tlaxcala</a>, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística, della quale Curzio Bettio fa parte. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l&#8217;integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.</em></p>
<p><em>URL di questo articolo su Tlaxcala: </em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=10111&amp;lg=it">http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=10111&amp;lg=it</a></span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>Valle di Susa- deliri giornalistici e parassiti</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 17:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[griseri]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>
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dal Presidio no tav S.Antonino 07/03/2010 
Nausea, è questo il sentimento che pervade oggi in Valle di Susa dopo aver letto i giornali di ieri e quelli odierni.
I fatti: giovedì fiaccolata rumorosa alla trivella di Buttiglierra. 1000  persone in strada, serata tranquilla, alle 23.30 tutto finito e tutti a casa. Nessun giornalista presente se [...]]]></description>
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<p><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">dal Presidio no tav S.Antonino 07/03/2010 </span></span></tt></span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://tell.fll.purdue.edu/JapanProj/FLClipart/Medical/nausea1.gif" alt="" width="330" />Nausea, è questo il sentimento che pervade oggi in Valle di Susa dopo aver letto i giornali di ieri e quelli odierni.</span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">I fatti: giovedì fiaccolata rumorosa alla trivella di Buttiglierra. 1000  persone in strada, serata tranquilla, alle 23.30 tutto finito e tutti a casa. Nessun giornalista presente se non qualche fotografo e quelli dei giornali locali che riportano la notizia di una manifestazione pacifica e tranquilla. La mattina i tg radio e i giornali non fanno un accenno. Alle 13.00 la questura indice una conferenza stampa dove racconta l’impossibile: scontri, sassaiole, lanci di bengala, chiodi a tre punte.</span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come prova porta una foto con un giochino laser puntato e 4 chiodi arrugginiti usati nei cantieri edili e chissà da quanto tempo su quel terreno. (Le foto sono sulla stampa di ieri). </span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nessuna foto di scontri o di sassaiole. Ma nessun giornalista pensa di verificare le notizie o almeno chiedere delle vere prove che non esisterebbero. Tutti chini a scrivere il volere di polizia e di politici che commissionano.</span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alle esagerazioni ormai ci eravamo abituati, alle invenzioni ancora no. I bengala vengono usati in guerra per illuminare le zone da bombardare. A Buttigliera tuttal’più sono stati scoppiati alcuni petardi che non facevano male a nessuno, solo rumore. Ma è la “sassaiola” quella che colpisce di più, perché inventata di sana pianta.</span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma Griseri e Numa, prendono per buono le veline della questura e ci montano un caso politico costruito su delle invenzioni colossali. Oggi poi ci si mette Esposito (Pd) che sulla Stampa, supportato da Numa, attacca due persone no tav in modo delirante. Accusati addirittura di vivere alle spalle del movimento. Peccato che entrambi lavorano, pagano le tasse e permettono ai parassiti come Esposito di vivere grazie ai soldi di onesti lavoratori.</span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quanto ai "professionisti della violenza" e dove si “nascondono” vogliamo ricordare che ad oggi abbiamo avuto due feriti molto gravi (Simone e Marinella), decine di contusi e due presidi distrutti. Questo per dirvi che in Valle di Susa sappiamo benissimo chi sono i violenti, da che parte stanno e da chi sono difesi.</span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Una cosa però vogliamo rivendicarla e ribadirla. Ogni volta che arriverà una trivella con il suo seguito di militarizzazione ci sarà una reazione come orami da anni capita in Valle. E’ stata e sarà una reazione non violenta ma molto, molto determinata. Chi arriva con la prepotenza e con l’intento di devastare il nostro territorio e il nostro futuro, non può pensare di poter lavorare in pace e senza fastidi. I blocchi, gli assedi, i cortei continueranno ogni qual volta i distruttori arriveranno in Valle.</span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E’ chiaro che il nostro intento è quello di impedire o rallentare lo  svolgimento dei lavori. Oggi la trivella di Buttigliera è stata smontata con 5 settimane di anticipo dalla scheda tecnica sul sito Torini-Lione e con 10 giorni di anticipo su quanto scritto sul cartello del cantiere. Questo  significa che il sondaggio non è stato terminato così come era già successo a Condove. Ulteriore prova della farsa sondaggi. </span></span></tt></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ps: queste righe, come le precedenti, vengono spedite a tutti i giornali e Tv.. Naturalmente non una parola uscirà sulla nostra verità. Pertanto chiediamo a tutti gli uomini e donne di buona volontà,di far girare questo scritto come altri che stanno girando, di stamparli e diffonderli…la verità, quella sì che è rivoluzionaria! </span></span></tt></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Comitato no tav Spinta dal Bass </strong></span></span></tt></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><tt><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Spazio sociale libertario Takuma</strong></span></span></tt></span></span></p>
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		<title>8 marzo- una storia lunga un secolo</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 16:52:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[lotte scuola, università, ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cecilia Mangini]]></category>
		<category><![CDATA[essere donne]]></category>
		<category><![CDATA[politecnico torino]]></category>

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		<description><![CDATA[
Lunedì, 8 marzo alle ore 18.30 in aula 4 del Politecnico, c.so Duca degli Abruzzi 24,Torino
 ci sarà la proiezione del film- ESSERE DONNE- di Cecilia Mangini.
 La proiezione sarà preceduta da un dibattito.
 Siete tutte\i benvenuti! 
COL.PO.
COLLETTIVO POLITECNICO TORINO

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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #ff0000;">Lunedì, </span><span style="color: #ff0000;"><strong>8 marzo</strong></span><span style="color: #ff0000;"> alle ore 18.30 in </span><span style="color: #ff0000;"><strong>aula 4 </strong></span><span style="color: #ff0000;">del Politecnico, c.so Duca degli Abruzzi 24,Torino</span><br />
 ci sarà la proiezione del film- <a href="http://archivio.rassegna.it/2007/video/articoli/mangini01.htm" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong>ESSERE DONNE</strong></span></a>- di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cecilia_Mangini" target="_blank">Cecilia Mangini</a>.<br />
 La proiezione sarà preceduta da un dibattito.<br />
 Siete tutte\i benvenuti! </span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>COL.PO.</strong></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><a href="http://www.colpo.org/uploads/images/Volantini/8marzo.jpg" target="_blank"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: medium;">COLLETTIVO POLITECNICO TORINO</span></span></a></p>
<p><img style="vertical-align: middle;" src="http://www.colpo.org/uploads/images/Volantini/8marzo.jpg" alt="" width="645" /></p>
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