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	<title>metropoLiS - Rivista Online</title>
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	<description>metropoLiS- rivista online. Giornale metropolitano promosso da lavoro e società (area programmatica della CGIL) Torinese. MetropoLiS è una rivista aperta e contaminata al sociale, a tutte le contraddizioni e conflitti interni ed esterni ai luoghi di lavoro, alle vecchie e nuove contraddizioni che si manifestano nella società e nei luoghi di lavoro (contraddizioni di genere, etniche, ambientali, ecc).</description>
	<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 11:16:53 +0000</pubDate>
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		<title>Spiaggia di Rimini, domenica di fine agosto</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 11:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
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Spiaggia di Rimini, domenica di fine agosto. Sulla battigia c&#8217;è il mercatino degli ambulanti, con i turisti che si soffermano, contrattano, scherzano. Improvvisamente tutte e tutti cominciano a fuggire, infagottando alla meglio le merci, piegando gli sgabelli, alcuni lasciando tutto lì.
Si forma improvvisa una corona fitta di persone silenziose. Al centro di essa vola da [...]]]></description>
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<p class="Contenutotabella" style="margin-bottom: 14.15pt;"><img class="alignnone size-medium wp-image-1039 alignright" style="float: right;" title="rimini" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/rimini-264x300.jpg" alt="" width="264" height="300" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">Spiaggia di Rimini, domenica di fine agosto. Sulla battigia c&#8217;è il mercatino degli ambulanti, con i turisti che si soffermano, contrattano, scherzano. Improvvisamente tutte e tutti cominciano a fuggire, infagottando alla meglio le merci, piegando gli sgabelli, alcuni lasciando tutto lì.<br />
Si forma improvvisa una corona fitta di persone silenziose. Al centro di essa vola da un lato all&#8217;altro una testa nera coperta di sabbia. Scompare, riappare sopra la linea delle teste che guardano, come chi rischia di affogare nel mare. </span></p>
<p class="Contenutotabella" style="margin-bottom: 14.15pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">Con tutta la famiglia ci facciamo largo e vediamo al centro dell&#8217;arena due giovani palestrati, con la testa rasata, a torso nudo e bermuda che stanno rotolando sulla sabbia un lungo africano in maglietta. Dopo un po&#8217; ci si siedono sopra e lo ammanettano, la folla intorno è muta, all&#8217;inizio nemmeno capisce chi siano quei due giovani così violenti. Ma ben presto sono essi a tranquillizzare la folla: «siamo poliziotti». Qualcuno, non si capisce bene se con soddisfazione o disgusto dice: «Mamma mia quante gliene hanno date». </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">A quel punto dalla folla si alzano anche voci di protesta e una signora anziana, con il più puro degli accenti emiliani urla:«Vergognatevi!». Allora il poliziotto che sta seduto sopra l’africano ammanettato le risponde che ha ricevuto quattro pugni sulla pancia. Ma non convince visto che le voci di protesta aumentano. Allora qualcuno minaccia: «smettetela o tocca anche avoi». </span></p>
<p class="Contenutotabella" style="margin-bottom: 14.15pt;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">Fuori dalla mischia una ragazza </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: black;">con la maglietta bianca con la scritta vi</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">gili urbani, con il volto terreo parla ad una radio portatile. Poi i due agenti in bermuda cominciano a trascinare l’africano verso la strada, dove finisce la spiaggia. Rimini vanta di essere la spiaggia più larga d’Europa e così è lungo l’attraversamento delle file di ombrelloni. I due poliziotti trascinano nella sabbia l’africano che urla disperatamente in mezzo i bagnanti che osservano stupiti. I bambini alle urla si mettono a piangere mentre si forma un piccolo gruppo che segue i poliziotti e protesta. Il pianto dei bambini cresce, del resto come si fa a spiegare a un bambino che una tale violenza è solo determinata dal fatto che non si può vendere abusivamente in una spiaggia. C’è troppa sproporzione e poi fino a un minuto prima quel mercatino pareva così amichevole e sereno. Invece sarebbe un atto criminale. No, un bambino non capisce, non coglie il nesso tra causa ed effetto. Ed è allora che la spiaggia si divide. Chi approva il comportamento dei due uomini in bermuda, deve andare oltre, deve dire che oggi quei negri non pagano le tasse, portano le malattie, rubano, sono un danno per tutti. Chi si sdegna non può che parlare di razzismo e i diversi punti di vista diventano scontro tra bagnanti, mentre i poliziotti in bermuda e l’africano spariscono. E alla finechi li sostiene urla a chi protesta: «smettetela tanto la sinistra non c’è più!». Rimini è da sempre il centro delle vacanze popolari e a buon mercato e per questo la sua spiaggia corrisponde a un’idea democratica e popolare di inclusione e tolleranza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignnone size-medium wp-image-1041 alignright" style="float: right;" title="controlli" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/controlli.jpg" alt="" width="220" height="146" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">Oggi non è più così. Rancore, cattiveria, intolleranza percorrono la riviera sotto traccia. Sono i commercianti, si dice, che hanno preteso e sostenuto la caccia all’uomo che si è scatenata metodicamente sulle spiagge. Essi sostengono che gli ambulanti abusivi portano via gli affari. E allora questo che c’entra con il razzismo? Pochi giorni prima un gruppo di arabi mal vestiti era stato scacciato da una discoteca perché stonava con l’ambiente, poi si è scoperto che erano un gruppo di ricchissimi giovani sceicchi. Che c’entra il razzismo? La riviera è piena di extra comunitari, donne e uomini dell’est Europa, dell’Africa e dell’Asia<span> </span>che mandano avanti alberghi, ristoranti, servizi di tutti i tipi. Non è razzismo allora quello che fa titolare un giornale locale: «Belva africana si scaglia contro i poliziotti sulla spiaggia» e che fa reclamare all’assessore locale la necessità di una punizione esemplare per questa belva feroce. Non è razzismo di quello classico, perché il razzismo di oggi è meno ideologico e ma censitario. Non ce l’ha per principio con l’asiatico l’africano, ma con chi oltre ad essere diverso, è povero. Se quegli arabi si fossero presentati alla discoteca vestiti da sceicchi, sarebbero stati accolti come nel film Amarcord. </span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">E’ essere migranti e poveri che non va, questi sono gli esseri inferiori che possono essere trattati come animali. Non so se Rimini sia oggi specchio dell’Italia, dove secondo alcuni giornali anglosassoni è meglio non venire perché sono vietate le cose che altrove sono permesse e restano impunite tutte quelle che altrove sono represse. So però che non voglio più vergognarmi di andare in una spiaggia e di sentirmi impotente di fronte a scene degne dell’Alabama degli anni Cinquanta.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><img class="alignnone size-medium wp-image-1042 alignright" style="float: right;" title="onerace" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/onerace.jpg" alt="" width="150" height="148" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">Perciò nonostante la gentilezza e l’ospitalità di tanti penso che si debba boicottare Rimini. Si tratta di reagire alla caccia all’uomo nelle spiagge nell’unico modo che chi l’ha promossa davvero capisce: «il calo del turismo». Certo si sfidano così grandi numeri, ma a volte anche un piccolo boicottaggio può servire. Il sindaco ed i commercianti di Rimini devono sapere che la politica sicuritaria può servire a far vincere le elezioni perché lì basta il 51%. Ma può far andar male gli affari. La sinistra, che nel paese e anche nelle spiagge esiste ancora, può non aver più voglia di andare in riviere dove vigono gli indirizzi di Maroni, Calderoli e La Russa. E se anche solo una parte di questa sinistra a Rimini non ci va più, l’effetto si farà sentire. Perché proprio il mercato insegna che anche solo il 3% in meno di affari, può fare un bel danno.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;">Giorgio Cremaschi</span></strong></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: #231f20;"> ( Liberazione 26 /08/08)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> </span></p>
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		<title>Questa volta il nemico è l’insegnante meridionale (e la scuola al Sud è un miracolo)</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 09:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Forse non è il caso di scomodare Adolph Hitler ed il nazionalismo estremo del XX secolo che, nell’individuare in una minoranza interna (in quel caso con l’antisemitismo) il nemico, il problema della modernità, il piombo nelle ali di una società in crisi, giunse a teorizzare e realizzare il genocidio.
di Gennaro Carotenuto
Forse non è il caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Forse non è il caso di scomodare Adolph Hitler ed il nazionalismo estremo del XX secolo che, nell’individuare in una minoranza interna (in quel caso con l’antisemitismo) il nemico, il problema della modernità, il piombo nelle ali di una società in crisi, giunse a teorizzare e realizzare il genocidio.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">di<span class="apple-converted-space"> </span><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/" target="_blank">Gennaro Carotenuto</a></span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1034 alignright" style="float: right;" title="scuola1a" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/scuola1a-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Forse non è il caso di rammentare il fascismo, come fa perfino Famiglia Cristiana, per commentare le uscite della carneade Mariastella Gelmini contro gli insegnanti meridionali che una volta di più nascondono quanto di grave si sta per abbattere sul paese, quel federalismo contro il quale è necessario opporsi.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Una volta di più, l’infantile idiosincrasia non solo italiana dell’individuare un diverso, inferiore, al quale dar la colpa di colpe proprie, emerge come l’essenza di quel concentrato di grettezza, opportunismo, luoghi comuni, egoismo, vigliaccheria, rapacità, arretratezza mascherata da modernità, che è alla base dell’ideologia che per comodità chiamiamo berlusconismo.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Berlusconismo che si conforma su due ali. Da una parte vi è quella leghista, che è la variante più gretta e recessiva, fatta di milioni di Mastro don Gesualdo padani, che temono di essere fregati più di quanto aspirino a fregare il prossimo. Dall’altra c’è quella italoforzuta che del leghismo è la variante ottimista, che le studia tutte per conquistare meschini vantaggi per sé e per i suoi, anche minimi, anche a costi umani altissimi, anche a costo della disgregazione del paese.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">In principio i nemici furono i lavoratori meridionali, che puzzavano, perché costruivano col sudore del loro lavoro salariato a basso costo la ricchezza della nazione. Quindi fu Roma ladrona, che succhiava il sangue alla società padana perfetta, quella che risciacquava i panni nel dio Po e metteva le insegne delle strade in bergamasco come antidoto alla propria chiusura mentale. Poi furono gli immigrati extracomunitari, i negri. Quindi gli albanesi da incolpare dei più efferati delitti familiari. Ricordate Erica e Omar o Roberto Spaccino e tanti altri assassini che beneficiarono di fiaccolate col pilota automatico in loro difesa.</span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1035 alignright" style="float: right;" title="korean9gz" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/korean9gz-300x274.jpg" alt="" width="300" height="274" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Quindi è stato il turno dei cinesi, quelli che violando i diritti dei lavoratori obbligavano<span class="apple-converted-space"> </span><em><span style="font-family: Verdana;">controvoglia</span></em><span class="apple-converted-space"> </span>gli imprenditori padani (perfino gli assessori leghisti, come abbiamo appreso in questi giorni) a fare altrettanto e a modificare in peggio i rapporti di produzione a quegli stessi docili lavoratori che poi votano Lega. E se non ci credevano allora la colpa era dell’Europa, e dell’Euro di Prodi. Gestito da Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi l’Euro di Prodi divenne il più grande trasferimento di risorse della storia dai lavoratori salariati a quelli autonomi. Tra poco sarà il secondo più grande, superato dal federalismo fiscale. Basta dar la colpa ad altri e ripeterlo goebblesianamente all’infinito.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Quindi è toccato ai romeni, i nuovi meridionali, i nuovi negri, i nuovi albanesi, che hanno l’aggravante di confondersi con i rom, gli zingari, i rapitori di bambini che mai nella storia hanno rapito un solo bambino. E se ricordi che la responsabilità penale resta personale il leghista medio ti disprezza con un sorriso beota come fossi l’ultimo Azzeccagarbugli.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Al di sopra dei romeni ci sono solo loro: i più odiati, i musulmani, tutti terroristi, che non meritano nemmeno la costituzionale libertà di culto. Ma non importa chi è il nemico. Un nemico è necessario, un nemico serve sempre, come per George Bush. Un nemico qualsiasi, che fosse Saddam Hussein, Osama Bin Laden, Fidel Castro, Vladimir Putin o le patate fritte (alla francese, french fries, per gli statunitensi che le boicottavano). La logica è sempre quella, noi contro loro, mori e cristiani, noi i paesani di Pietro Maso siamo quelli sani, loro, i concittadini di Nicolae Mailat (l’assassino di Giovanna Reggiani), sono la malapianta da estirpare.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Noi contro loro perché è più facile da capire. Noi contro loro perché altrimenti non scatta la macchina del consenso. Noi contro loro perchè altrimenti i nodi del fallimento del neoliberismo verrebbero al pettine. Noi contro loro perché altrimenti dovremmo interrogarci sui limiti della nostra modernità, sulla perdita di valori, cultura, coscienza civile. Noi contro loro nell’illusione che il problema possa essere espulso e noi si possa riprendere la nostra età dell’oro bucolica interrotta dall’irruzione dello straniero.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Noi contro loro perfino quando la logica si ribalta, politica contro antipolitica e viceversa. Noi lavoratori autonomi che, come vuole Renato Brunetta, mandiamo avanti la baracca, contro loro, gli statali, i lavoratori dipendenti, i mangiapane a tradimento, i fannulloni da colpire, come se poi ci fossero famiglie dove entrambe le tipologie, autonomi e dipendenti, non convivano come convivevano serbi e croati prima di essere indotti a scannarsi tra loro.</span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1036 alignright" style="float: right;" title="bossi" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/bossi-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Adesso, che l’obbiettivo è imporre il federalismo si ritorna all’antico: tra tutti quanti, gira gira, è sempre il meridionale l’invasore più odiato.</span></strong><span class="apple-converted-space"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> </span></span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Non sono i tagli del governo all’educazione a far diminuire la qualità della scuola -ha sostenuto Mariastella Gelmini- ma è la carta d’identità dei docenti la tara ereditaria, il cromosoma impazzito che segna il destino della scuola pubblica da smantellare.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Gli insegnanti meridionali sono cattivi, quelli settentrionali sono buoni, ne sono convinti in tutti i bar di Gallarate. Come per le medaglie olimpiche, che i meridionali alla fine hanno vinto in proporzioni simili ai settentrionali, nonostante abbiano meno piscine, meno palestre, meno stadi e meno opportunità, fa capolino la razza. La razza padana è più sana, più atletica, più lavoratrice, ed è circondata da popoli inferiori da schiavizzare nei capannoni, e da dominare, slavi, napoletani, africani, arabi. Mancano solo gli ebrei, ma per ora. Questo si chiama razzismo; smentite e fraintendimenti non contano.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">E’ così idiota la pretesa della Ministra Mariastella Gelmini di classificare i docenti in base alla carta d’identità e non in base ai titoli e al lavoro, che non varrebbe neanche la pena di essere commentata, se non con una richiesta in aula di dimissioni immediate da parte dell’opposizione. Richiesta di dimissioni che non arriverà. E’ così idiota ma è l’ennesima cortina di fumo che<span class="apple-converted-space"> </span><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/2842-mariastella-gelmini-fantastica-e-ha-centinaia-di-complici-nelle-redazioni-dei-giornali-e-tg" target="_blank">abbiamo già segnalato</a>, per nascondere i tagli e lo smantellamento della scuola pubblica. Chi scrive ha più volte denunciato come emergenza nazionale il fatto che un numero importante di insegnanti (meridionali e settentrionali) non meritino la cattedra, precaria o di ruolo, sulla quale siedono ed ha anche indicato un rimedio così drastico, che nessun ministro metterà mai in pratica: giudicare ed espellere dalla scuola gli inefficienti. Ciò perché il paese forse si può permettere degli<span class="apple-converted-space"> </span><strong><span style="font-family: Verdana;">impiegati fannulloni, ma non può permettersi degli insegnanti seduti</span></strong><span class="apple-converted-space"> </span>e senza stimoli.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Ammettiamo pure, ma non concediamo, che gli insegnanti meridionali delle scuole settentrionali siano migliori degli insegnanti meridionali delle scuole meridionali ma, proprio i dati OCSE-Pisa che cita il Ministro (disponibili a p. 2 del quotidiano la Repubblica) la smentiscono. Offro pochi numeri cercando di non complicare il ragionamento. Nello studio della matematica, la media nazionale ha un coefficiente di 462 punti. La provincia di Bolzano è la migliore con 513 punti e la Sicilia in coda con 423 punti. A guardar bene questi dati ciò vuol dire che la provincia di Bolzano, la migliore, ha una media di appena l’11% migliore di quella nazionale mentre quella peggiore, la  Regione Sicilia è dell’8% inferiore alla media nazionale. Ovvero sono dati notevolmente coesi, molto più coesi della maggior parte dei dati che dividono Nord e Sud. Se parlassimo di reddito per esempio, la questione meridionale in queste proporzioni sarebbe un ricordo o quasi.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Le conclusioni che se ne possono trarre sono varie, compresa quella che sono gli insegnanti meridionali a frenare le scuole settentrionali, ma emerge invece soprattutto il valore unificante che persiste nella scuola pubblica. Nonostante le differenze di reddito, di disponibilità di libri, di computer, di connessioni Internet, di occasioni di cultura, di strutture, laboratori, palestre siano tutte abissalmente a favore degli studenti del Nord, proprio la scuola meridionale, che fa le nozze con i fichi secchi, se non ancora con doppi turni e altre carenze croniche, tampona e rende minimo il ritardo, solo l’8% in meno nel caso peggiore (ma appena -4% la  Lucania, -4.5% la  Campania). Un vero miracolo questa scuola pubblica meridionale, che non abbassa la testa, sulla quale investire per ripartire e non tagliare, come invece vuol fare il governo coloniale padano installato a Roma con il beneplacito di quasi tutti gli italiani.</span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1037 alignright" style="float: right;" title="no_al_berlusconismo_graffito_2008" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/no_al_berlusconismo_graffito_2008-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">A parità di risorse e di contesto, la scuola meridionale è dunque paradossalmente più efficiente di quella settentrionale. Faceva notare il preside di un Liceo trentino che invitò un paio d’anni fa chi scrive per una conferenza, che la sua scuola aveva un bilancio triplo (1.5 milioni contro 0,5 milioni di Euro) rispetto a strutture equivalenti nel resto d’Italia. Se questo triplo di risorse si converte in appena un +11% allora è mal speso e chi invece fa nozze con i fichi secchi e riesce a restare indietro di appena una spanna, ha tutta la mia ammirazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">La rozzezza della Gelmini serve una volta di più a nascondere il dramma: la scuola italiana va male perché ha sempre meno soldi, risorse, strutture, di quelle dei paesi dell’Europa Occidentale con i quali dovremmo competere, non perché gli insegnanti sono nati a Sud del Garigliano e del Tronto. Quella meridionale ha ancora meno soldi e viene tenuta in piedi da migliaia di eroici docenti (dai quali sottrarre una percentuale di sciagurati, che ci sono anche al Nord e verso i quali non si dovrebbero fare prigionieri). La scuola italiana e meridionale va male e andrà peggio perché la Ministra, che non conta nulla, è lì solo per coprire gli ulteriori tagli imposti all’educazione da chi veramente conta, Giulio Tremonti.</span></p>
<p><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Questo deve disperatamente far cassa per quell’enorme<span class="apple-converted-space"> </span><strong><span style="font-family: Verdana;">piano Marshall</span></strong><span class="apple-converted-space"> </span>in favore dei ricchi che sarà il<span class="apple-converted-space"> </span><strong><span style="font-family: Verdana;">federalismo fiscale</span></strong><span class="apple-converted-space"> </span>con il quale Berlusconi pagherà la sua tangente a Umberto Bossi e al Nord contro il Centro e il Sud del paese. La cortina di fumo federalista è già pronta. Siamo tutti federalisti e sempre più spesso trovi conversi progressisti dialoganti sulla via di Garlasco: “sì, dateci solo la metà dei soldi, solo così impareremo a gestirli meglio”, come se davvero credessimo che i trasferimenti Stato-Regioni fossero una concessione del Nord al Sud, e come se facessimo finta di non capire che la conseguenza sarebbe in molte regioni la chiusura di scuole e ospedali e la scomparsa dello Stato dal territorio..</span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1038 alignright" style="float: right;" title="vaffanculo" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/vaffanculo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">La Gelmini</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> è costretta ad alzare un polverone alla settimana per far polemizzare sul nulla o quasi nulla destra e sinistra, come per il grembiule o il 7 (o 5) in condotta. E’ un gioco che abbiamo già scoperto. E invece bisognerebbe parlare di cose serie, per esempio di un partito unionista, apertamente antifederalista, che rivendichi le ragioni unitarie di un’Italia che dal federalismo ha solo da perdere. Siamo davvero così sicuri di essere tutti federalisti? Per contarci si potrebbe cominciare dal non dialogare con chi vuole distruggere la scuola pubblica, chiedendo le dimissioni della razzista Gelmini.</span></p>
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		<title>Guerra nel Caucaso</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 14:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>

		<category><![CDATA[NO WAR]]></category>

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		<category><![CDATA[imperialismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è una storia di espansionismo statunitense, più che di aggressione russa
La guerra nel Caucaso è il prodotto dell&#8217;imperialismo americano e non solo di conflitti locali, ed è probabile che sia solo un assaggio di eventi futuri
(24 agosto 2008)
L&#8217;esito di sei lugubri e sanguinari giorni di guerra nel Caucaso ha innescato la nauseante ipocrisia dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size: 12pt; font-family: Verdana;">Questa è una storia di espansionismo statunitense, più che di aggressione russa</span></h1>
<h1><span style="font-size: 12pt; font-family: Verdana;">La guerra nel Caucaso è il prodotto dell&#8217;imperialismo americano e non solo di conflitti locali, ed è probabile che sia solo un assaggio di eventi futuri</span></h1>
<p class="datanotizia"><span style="font-family: Verdana;">(24 agosto 2008)</span></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1029 alignright" style="float: right;" title="georgia_map" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/georgia_map-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" /><span style="font-family: Verdana;">L&#8217;esito di sei lugubri e sanguinari giorni di guerra nel Caucaso ha innescato la nauseante ipocrisia dei politici occidentali e dei mezzi di informazione a essi asserviti. Mentre i commentatori tuonavano contro l&#8217;imperialismo russo e la brutale sproporzione della reazione, il vice presidente degli Stati Uniti Dick Cheney, fedelmente riecheggiato da Gordon Brown e David Miliband, ha dichiarato che &#8220;l&#8217;aggressione russa non deve rimanere senza risposta&#8221;. George Bush ha denunciato la Russia per avere &#8220;invaso un vicino stato sovrano&#8221; e minacciato &#8220;un governo democratico&#8221;. Una tale azione, ha insistito, &#8220;nel XXI secolo è inaccettabile&#8221;.</p>
<p>Questi sono per caso i capi degli stessi governi che nel 2003 hanno invaso e occupato - insieme alla Georgia, guarda caso - lo stato sovrano dell&#8217;Iraq con un falso pretesto causando centinaia di migliaia di vittime? O dei due governi che nell&#8217;estate del 2006 hanno bloccato un cessate il fuoco mentre Israele polverizzava le infrastrutture del Libano e uccideva più di mille civili come rappresaglia per la cattura o l&#8217;uccisione di cinque soldati?</p>
<p>Dopo tutta questa indignazione per l&#8217;aggressione russa quasi si fatica a ricordare che è stata la  Georgia a scatenare la guerra giovedì scorso attaccando brutalmente l&#8217;Ossezia del Sud per &#8220;ristabilire l&#8217;ordine costituzionale&#8221;, in altre parole il dominio su un&#8217;area che non ha mai controllato dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica. Né, in mezzo a tutto questo sdegno per i bombardamenti russi, c&#8217;è stato qualcosa di più di brevi riferimenti alle atrocità commesse dalle forze georgiane contro gli abitanti della capitale Tskhinvali. Diverse centinaia di civili sono stati uccisi a Tskhinvali dalle truppe georgiane. Tra le vittime ci sono anche alcuni soldati russi che operavano in base a un accordo di pace risalente agli anni Novanta. &#8220;Ho visto un soldato georgiano tirare una granata in un seminterrato pieno di donne e bambini&#8221;, ha raccontato martedì ai giornalisti un abitante di Tskhinvali, Saramat Tskhovredov.</p>
<p></span><img class="alignnone size-medium wp-image-1030 alignright" style="float: right;" title="bush-saakashvili" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/bush-saakashvili-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><span style="font-family: Verdana;"> Sarà forse perché la Georgia è quella che Jim Murphy, il ministro britannico per gli Affari Europei, ha chiamato &#8220;una piccola bella democrazia&#8221;. Be&#8217;, sarà certo piccola e bella, ma sia l&#8217;attuale presidente, Mikheil Saakashvili, che il suo predecessore sono saliti al potere in seguito a colpi di stato appoggiati dall&#8217;Occidente, il più recente dei quali è stato graziosamente chiamato &#8220;Rivoluzione delle rose&#8221;. Saakashvili è stato allora consacrato presidente con il 96% dei voti prima di instaurare quello che l&#8217;International Crisis Group ha di recente definito un governo &#8220;sempre più autoritario&#8221; e che lo scorso novembre ha brutalmente represso l&#8217;opposizione, il dissenso e i media indipendenti. In questi casi &#8220;democratico&#8221; sembra semplicemente voler dire &#8220;filo-occidentale&#8221;.</p>
<p>La disputa di vecchia data sull&#8217;Ossezia del Sud - e sull&#8217;Abchazia, l&#8217;altra regione contestata della Georgia - è una conseguenza inevitabile del crollo dell&#8217;Unione Sovietica. Come nel caso della Jugoslavia, minoranze che erano più o meno soddisfatte di vivere da una parte o dall&#8217;altra di un confine interno, la cui presenza non influiva molto sulle loro vite, si sono sentite ben diversamente quando si sono trovate dalla parte sbagliata di un confine tra due nazioni.</p>
<p>Negoziare una soluzione per problemi di questo tipo è già difficile in qualsiasi circostanza. Ma aggiungeteci gli Stati Uniti, la loro instancabile promozione della Georgia come avamposto filo-occidentale e anti-russo nella regione, i loro sforzi per portare la  Georgia nella NATO, il passaggio attraverso il territorio georgiano di un oleodotto cruciale e mirato a indebolire il controllo russo delle forniture energetiche. Aggiungeteci il riconoscimento, sponsorizzato dagli Stati Uniti, dell&#8217;indipendenza del Kosovo - il cui status era stato esplicitamente associato dalla Russia a quello dell&#8217;Ossezia del Sud e dell&#8217;Abchazia. Aggiungete tutto questo e capirete che il conflitto era solo questione di tempo.</p>
<p>Il coinvolgimento della CIA in Georgia è stato forte fin dai tempi del crollo sovietico. Ma con l&#8217;amministrazione Bush il paese è diventato a tutti gli effetti un satellite degli Stati Uniti. Le forze armate georgiane sono equipaggiate e addestrate dagli Stati Uniti e Israele. Quello georgiano è per consistenza il terzo contingente militare in Iraq: di qui la necessità che gli aerei degli Stati Uniti riportassero 800 soldati georgiani in patria per combattere contro i russi. I legami di Saakashvili con i neo-conservatori di Washington sono particolarmente stretti: la società di lobbying presieduta dal consigliere per la politica estera del candidato repubblicano John McCain, Randy Scheunemann, ha ricevuto quasi 900.000 dollari dal governo georgiano a partire dal 2004.</p>
<p></span><img class="alignnone size-medium wp-image-1031 alignright" style="float: right;" title="osetia-girl-runs" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/osetia-girl-runs-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><span style="font-family: Verdana;"> Ma sotto il conflitto della scorsa settimana c&#8217;era anche la più ampia ed esplicita intenzione dell&#8217;amministrazione Bush di imporre l&#8217;egemonia globale degli Stati Uniti e prevenire minacce regionali, soprattutto quelle rappresentate da una Russia in ripresa. Questo obiettivo era stato espresso per la prima volta quando Cheney era segretario della difesa sotto Bush padre, ma il suo vero impatto si è sentito solo quando la Russia ha cominciato a riprendersi dalla disintegrazione degli anni Novanta.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;inarrestabile espansione verso est della NATO ha portato l&#8217;alleanza militare occidentale a premere contro i confini della Russia e a penetrare nell&#8217;ex-territorio sovietico. Nell&#8217;Europa Orientale e nell&#8217;Asia Centrale sono apparse basi militari americane e gli Stati Uniti hanno contribuito a instaurare un governo anti-russo dopo l&#8217;altro per mezzo di una serie di rivoluzioni colorate. Adesso l&#8217;amministrazione Bush si prepara a installare nell&#8217;Europa dell&#8217;Est un sistema di difesa anti-missile palesemente puntato contro la Russia.</p>
<p>La riflessione e il buon senso ci dicono che questa non è la storia di un&#8217;aggressione russa, ma dell&#8217;espansione imperialista degli Stati Uniti e di un accerchiamento sempre più accentuato della Russia da parte di una forza potenzialmente ostile. Non dovrebbe sorprendere che una Russia divenuta più forte abbia usato il pasticcio dell&#8217;Ossezia per limitare quell&#8217;espansione. Più difficile da capire è perché Saakashvili abbia lanciato l&#8217;attacco della scorsa settimana e perché i suoi amici di Washington lo abbiano incoraggiato.</p>
<p></span><img class="alignnone size-medium wp-image-1032 alignright" style="float: right;" title="damdeti" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/damdeti-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /><span style="font-family: Verdana;"> Se è così, le conseguenze sono state spettacolari, con un costo umano altissimo. E malgrado Bush mercoledì abbia tentato di esprimersi con fermezza, la guerra ha anche smascherato i limiti del potere statunitense nella regione. Finché viene rispettata l&#8217;indipendenza della Georgia - e qui l&#8217;opzione migliore è quella della neutralità - non dovrebbe essere un male. Il dominio unipolare del mondo ha ristretto lo spazio della vera auto-determinazione, e il ritorno di un qualche contrappeso va accolto favorevolmente. Ma il nuovo assetto porta con sé dei pericoli. Se la  Georgia fosse stata membro della NATO il conflitto di questa settimana avrebbe rischiato un&#8217;escalation ben più grave. Lo si vedrebbe bene nel caso dell&#8217;Ucraina, che ieri ha offerto materiale per un futuro scontro quando il suo presidente filo- occidentale ha minacciato di limitare il movimento delle navi russe nella base di Sebastopoli, in Crimea. Con il ritorno dei conflitti tra le grandi potenze, l&#8217;Ossezia del Sud è probabilmente solo un assaggio di ciò che verrà. </span></p>
<p class="firmanotizia"><strong><span style="font-family: Verdana;">Seumas MILNE</span></strong><span style="font-family: Verdana;"> (Guardian)</p>
<p><em><span style="font-family: Verdana;">Originale da: <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/aug/14/russia.georgia/print " target="_blank">http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/aug/14/russia.georgia/print</a><a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/aug/14/russia.georgia/print " target="_blank"> </a></span></em><br />
<em><span style="font-family: Verdana;">Articolo originale pubblicato il 14 agosto 2008 </span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Verdana;">Tradotto da Manuela Vittorelli</span></em></span><em>- Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguística.</em><span style="font-family: Verdana;"><em><span style="font-family: Verdana;"></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Verdana;">URL di questo articolo su Tlaxcala: <a href="http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=5717&amp;lg=it" target="_blank">http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=5717&amp;lg=it</a></span></em><em><span style="font-family: Verdana; font-style: normal;"></span></em></span></p>
<p class="testocorsivo"><span style="font-family: Verdana;">fonte: <a href="mailto:zambon@zambon.net">zambon@zambon.net</a></span></p>
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		<title>250.000 Torinesi a rischio TAV</title>
		<link>http://www.lsmetropolis.org/2008/07/250000-torinesi-a-rischio-tav/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 13:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Movimento]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente e territorio]]></category>

		<category><![CDATA[fiaccolata]]></category>

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		<description><![CDATA[
250.000 torinesi a rischio TAV… il super treno investirà anche te
Fermarlo è possibile!

Il 29 giugno il governo ha dichiarato che l’accordo per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità tra Torino e Lyon era cosa fatta, perché le popolazioni interessate approvano il Tav e “l’anomalia” No Tav ormai riguardava solo pochi irriducibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1027 alignright" style="float: right;" title="img_1256" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/img_1256-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">250.000 torinesi a rischio TAV… il super treno investirà anche te</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><strong>Fermarlo è possibile!</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Il 29 giugno il governo ha dichiarato che l’accordo per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità tra Torino e Lyon era cosa fatta, perché le popolazioni interessate approvano il Tav e “l’anomalia” No Tav ormai riguardava solo pochi irriducibili estremisti. Il 29 luglio a Roma sigleranno un accordo che pretendono ponga fine all’opposizione all’opera. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Il 17 giugno i tecnici della Comunità montana Bassa Val Susa hanno presentato le loro “suggestioni” sul futuro della Val Susa attraversata dal Tav, chiamando la nuova linea “F.A.R.E.” – Ferrovie Alpine Ragionevoli ed Efficienti. La strategia, in fondo sempre la stessa da tre anni, consiste nel dilazionare nel tempo scelte e lavori. Cade qualsiasi opposizione all’opera nel suo complesso, vengono accantonate le ragioni del movimento che la considera inutile, dannosa, un costo insostenibile per la comunità. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Ormai da tempo gran parte degli amministratori della Val Susa si è schierata sul fronte del “come Tav”, rinunciando all’opposizione all’opera e schierandosi con il sindaco di Torino che pretende che i lavori comincino dal capoluogo. Ma hanno fatto i conti senza le popolazioni interessate che in Val Susa e, in maniera crescente anche a Torino, si oppongono al Tav. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">I nuovi progetti che vengono presentati come “novità” non sono altro che ipotesi scartate in passato perché ancor più devastanti e assurde di quelle del 2005.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Un inganno che si unisce alla truffa del Tav, un’opera che non serve, un’opera dannosa per l’ambiente e dispendiosissima per noi tutti, perché interamente pagata con denaro pubblico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Quest’opera, oggi come quindici anni fa, serve solo agli interessi di chi la costruisce, una lobby politico affaristica, che, dopo tangentopoli, ha trovato nelle grandi opere il modo assicurarsi ingenti quote di denaro pubblico senza dover inciampare nelle maglie della legge. Il Tav non è altro che una truffa legale. Una truffa voluta da tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, tutti interessati a dividere una ricca torta. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">In molti credono che il TAV Torino-Lyon sia solo un affare valsusino ma si sbagliano: l’impatto dell’opera e dei cantieri che per 30 anni sventreranno la nostra città sarà fortissimo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Secondo il commissario straordinario per la Torino Lyon, Mario Virano, ben 250.000 torinesi dovranno fare i conti con i cantieri del Tav. Uno su 4 di noi. Per 30 anni. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Cagnardi, l’architetto che ha preparato il progetto per Torino, ha chiamato “birillo” una casa ad otto piani che si troverà sul percorso del Tav a Torino. Che fine fanno i birilli lo sanno anche i bambini. Peccato che in questo, come nei tanti altri “birilli” che il Tav incontrerà sulla sua strada, ci abitino uomini, donne e bambini, gente che magari ha fatto fatica a mettere insieme i soldi per una casa che verrà espropriata a basso costo. E parliamo dei “fortunati”, perché gli altri, quelli cui la casa non la tireranno giù, il Tav se lo vedranno (e sentiranno) sfrecciare sotto il naso. Per non dire dei tanti che una notte – di recente è successo per un ben più modesto cantiere della metropolitana – verranno evacuati perché i lavori hanno compromesso la stabilità della sua casa. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">La retorica di chi vuole l’opera ad ogni costo è piena di due parole ripetute come una pubblicità ossessiva perché entrino nelle teste di ciascuno di noi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Le parole sono progresso e collegamento con l’Europa: l’immagine è quella della piccola Italia schiacciata dietro la catena alpina, mentre fuori corrono veloci treni e autostrade: camion e vagoni pieni di biscotti, caramelle e copertoni che vanno in Francia mentre dalla Francia arrivano biscotti, caramelle e copertoni e in entrambe le direzioni viaggiano le merci prodotte con il sudore e il sangue dei lavoratori dell’Asia e dei mille sud di un mondo dove la globalizzazione della miseria va di pari passo con la globalizzazione delle merci. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><strong>Ma a noi, alla nostra vita, serve tutto questo?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://saldatura.org/wordpress/"><img class="alignnone size-medium wp-image-1026 alignright" style="float: right;" title="img_1251" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/img_1251-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">I dati, confermati anche dai tecnici governativi, dicono di no. Una linea che collega Torino alla Francia c’è già ed è sotto utilizzata: ogni giorno ci passano 78 treni e ne potrebbero passare 210 prima che la linea si saturi e il faraonico scalo intermodale di Orbassano è utilizzato ad 1/3 della sua potenzialità perché non ci sono merci da trasportare. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Chi ogni giorno prende il treno per andare al lavoro o a scuola vorrebbe carrozze pulite, treni in orario, gabinetti nelle stazioni, manutenzione della linea, ma di queste “piccolezze” poco importa a chi ci governa, a chi ci governa oggi e a chi ci governava ieri. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Inoltre il TAV sarebbe dannoso per la salute e per l’ambiente: presenza di uranio e radon, rumori, vibrazioni, polveri, perdita di sorgenti. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Fare il Tav (cioè costruire una nuova linea) rende una montagna di soldi ai soliti noti che hanno saccheggiato e devastato mezza penisola, serve a finanziare i partiti (di tutto l’arco parlamentare) e ad arricchire le lobby del tondino&amp;cemento e le banche, a spese della collettività.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Il TAV in Italia è assurdamente costoso: dagli studi comparati dell’economista Ivan Cicconi, il costo effettivo delle tratte Torino-Milano-Napoli ancora incomplete, ha già raggiunto mediamente i 61 milioni di euro al Km, contro i 10 della Francia e i 9 della Spagna. La nuova linea Torino-Lyon avrà costi facilmente superiori a 40-50 miliardi di euro. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Impediamo che saccheggino e devastino ulteriormente la nostra città. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">In Val Susa lo hanno già fatto e lo rifaranno. Adesso tocca anche a noi di Torino metterci di traverso, e dire no ad un’opera inutile, dannosa, costosa!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Lunedì 28 luglio – la sera prima dell’incontro del Tavolo politico sul Tav – fiaccolata No Tav a S. Antonino</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Partenza alle 21 da piazza Oreste Cantore di fronte alla Società Operaia</span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://saldatura.org/wordpress/" target="_blank"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Saldatura</span></strong></a></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><a href="http://saldatura.org/wordpress/">http://saldatura.org/wordpress/</a></span></strong></p>
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		<title>La nostra coscienza è attentamente tranquilla.(ROM)</title>
		<link>http://www.lsmetropolis.org/2008/07/la-nostra-coscienza-e-attentamente-tranquillarom/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 21:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZxUP7nGqr4o&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ZxUP7nGqr4o&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;color1=0x5d1719&#038;color2=0xcd311b&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="349"></embed></object></p>
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		</item>
		<item>
		<title>documento dell&#8217;assemblea convocata a Roma il 23 luglio 2008</title>
		<link>http://www.lsmetropolis.org/2008/07/documento-assemblea-roma-23072008/</link>
		<comments>http://www.lsmetropolis.org/2008/07/documento-assemblea-roma-23072008/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 17:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[SINISTRA_SINDACALE]]></category>

		<category><![CDATA[23 luglio]]></category>

		<category><![CDATA[sinistra sindacale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’assemblea di militanti della Cgil, convocata a Roma il 23 luglio 2008, si conclude con i seguenti punti comuni presentati dalla Presidenza.
1.
L’andamento della trattativa in corso, le posizioni assunte dalla Confindustria e dal governo, non lasciano spazi a mediazioni: un accordo non è possibile. Governo e Confindustria hanno parlato di complicità nazionale tra imprese e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">L’assemblea di militanti della Cgil,</span></span><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> convocata a Roma il 23 luglio 2008</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, si conclude con i seguenti punti comuni presentati dalla Presidenza.</span></span></p>
<p>1.<br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-1019 alignright" style="float: right;" title="twu_big" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/twu_big-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" />L’andamento della trattativa in corso, le posizioni assunte dalla Confindustria e dal governo, non lasciano spazi a mediazioni: un accordo non è possibile. Governo e Confindustria hanno parlato di complicità nazionale tra imprese e lavoro. Il confronto e la contrattazione si basano sulla rappresentanza di specifici interessi che cercano, quando è possibile, terreni di mediazione più avanzati. Il concetto di “complicità” è la riproposizione ideologica della totale comunanza di interessi tra capitale e lavoro, cioè della totale subalternità del lavoro all’impresa.<br />
La vicenda del contratto del commercio è emblematica; ai lavoratori del settore e alla Filcams-Cgil vanno il nostro sostegno e solidarietà che si dovranno caratterizzare nella mobilitazione e nella lotta sindacale.</p>
<p>2.<br />
La caduta dei salari, la precarietà e il peggioramento delle condizioni di lavoro sono il portato della crisi del capitalismo liberista in Italia e nel mondo. Tutta la globalizzazione oggi mostra le sue contraddizioni enormi. Le enormi ingiustizie e disparità sociali che essa ha prodotto vanno affrontate con misure di cambiamento radicale in Italia e in Europa. Di fronte all’aggravarsi progressivo di tutti gli indicatori economici del nostro paese, occorre una risposta che superi i tradizionali canoni della concertazione, della moderazione salariale, dell’accompagnamento alle soluzioni di mercato. Occorre ripristinare l’intervento pubblico e il coordinamento pubblico nelle politiche economiche. Si devono ripristinare e riorganizzare le funzioni dello stato sociale. Bisogna contrastare a fondo la precarietà del lavoro. Bisogna aumentare rapidamente il valore reale delle retribuzioni e delle pensioni. Occorre una lotta a fondo all’evasione fiscale e alla speculazione finanziaria nel quadro di una complessiva politica di redistribuzione della ricchezza. Sono questi gli elementi fondanti di una nuova politica economica e sociale che faccia uscire l’Italia dalla stagnazione e dalla crisi.</p>
<p>3.<br />
Punto fondamentale è la riconquista della piena autonomia rivendicativa del sindacato a partire dal ruolo centrale che devono avere i contratti nazionali, sia per aumentare il valore reale delle retribuzioni, sia per rafforzare ed estendere i diritti e i poteri del mondo del lavoro. A maggior ragione non sono accettabili intese nazionali che programmino la riduzione del potere d’acquisto dei salari. Il contratto nazionale deve difendere e aumentare il potere d’acquisto delle retribuzioni. Nel caso di crescita improvvisa dell’inflazione, occorre garantire ai salari e alle pensioni una forma di copertura automatica del potere d’acquisto.<br />
Occorre cambiare tutta la legislazione sul lavoro riaffermando il valore e la centralità del contratto a tempo indeterminato. Occorre respingere l’offensiva del governo e della Confindustria che, nel nome di un legame sempre più stretto tra salario e produttività, mette in discussione il contratto nazionale e tutta la contrattazione. Bisogna impedire che la salute e la sicurezza dei lavoratori siano sacrificate continuamente sull’altare del profitto e della produttività. La salute di chi lavora viene prima di qualsiasi cosa e tutta l’organizzazione del lavoro deve cambiare per garantirlo.</p>
<p>4.<br />
<img class="alignnone size-full wp-image-1020 alignright" style="float: right;" title="paz-gov" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/paz-gov.jpeg" alt="" width="349" height="500" />Il governo ha scatenato un attacco frontale a tutti i diritti del mondo del lavoro, e più in generale, ai diritti delle persone, cavalcando spinte xenofobe e razziste, aggredendo i diritti dei migranti, delle loro famiglie, dei loro figli. Così vengono messi in discussione le stesse basi costituzionali della convivenza civile nel paese, mentre sul piano sindacale l’obiettivo diventa quello di liquidare la contrattazione collettiva, sull’onda della politica di deregolazione sociale dell’Unione europea.. Con il Decreto 112 e con le altre misure annunciate si arriva alla ulteriore estensione del precariato e dell’insicurezza nel lavoro e a preparare un nuovo attacco all’articolo 18. L’aggressione ai diritti del lavoro pubblico, che prepara una nuova ondata di privatizzazioni e riduzioni di organici nella scuola e nei pubblici servizi, va con altrettanta determinazione respinta. Occorre impedire che la campagna sui fannulloni, chiaramente strumentale rispetto all’obiettivo di colpire i diritti di tutto il mondo del lavoro, divida il lavoro pubblico da quello privato. Occorre una risposta complessiva per la difesa e l’estensione dei diritti, sia per i nativi che per i migranti, sia per gli uomini che per le donne.</p>
<p>5.<br />
E’ necessario un profondo rinnovamento degli obiettivi e delle pratiche del movimento sindacale italiano. Il modello di sindacato generale, a cui si è ispirata la Cgil nei suoi cento anni di storia, è stato il luogo della rappresentanza sociale di tutto il mondo del lavoro e il contratto nazionale ne è stato lo strumento unificante. Una fase si è conclusa, quella della concertazione degli anni Novanta. Non si può uscire da essa scegliendo di trasformare il sindacato confederale in un sindacato di mercato, aderente ai bisogni di competitività delle imprese e privo di capacità contrattuale. Noi non vogliamo la trasformazione del sindacato confederale in un agente di servizi, di collocamento, di attività economiche. La lotta politica nel sindacato per affermare la partecipazione, la democrazia, il conflitto è quindi indispensabile e su questo trovano un impegno comune i partecipanti all’assemblea. E’ necessario che l’azione sindacale sia sottoposta a rigorose regole democratiche, sia nella formazione e nella misurazione della rappresentanza, sia nella decisione dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi. Per questo è necessaria una legge sulla democrazia sindacale.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1021 alignright" style="float: right;" title="16-13" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/16-13-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" />I partecipanti all’assemblea ritengono necessario che il movimento sindacale e in ogni caso la Cgil promuovano in autunno una vasta mobilitazione per respingere l’attacco ai diritti del lavoro, per difendere il salario e il diritto alla contrattazione, per dire basta alla continua aggressione alla salute e alla sicurezza del lavoro. Tale mobilitazione deve arrivare fino allo sciopero generale.<br />
I promotori dell’assemblea decidono di darsi appuntamento per settembre, sulla base dell’andamento del confronto tra organizzazioni sindacali, Confindustria e governo.</p>
<p>Roma, 23 luglio 2008</p>
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		<title>IL POPOLO BASSA DEL CAMERUN A TORINO</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 21:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>

		<category><![CDATA[Rivista]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente e territorio]]></category>

		<category><![CDATA[camerun]]></category>

		<category><![CDATA[popolo bassa]]></category>

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		<description><![CDATA[IL POPOLO BASSA DEL CAMERUN A TORINO
PER DIFENDERE LA MONTAGNA SACRA
 Una delegazione del Popolo Bassa del Camerun è in Italia dal 21 al 26 Luglio 2008, ospite della Ecospirituality Foundation. Samuel Brice Tjomb, portavoce della Confrérie MBOG Parlement, insieme con Simone Nyaka, è a Torino per incontrare Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero, rappresentanti all’ONU [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">IL POPOLO BASSA DEL CAMERUN A TORINO</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">PER DIFENDERE LA MONTAGNA SACRA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> </span></strong><img class="alignnone size-medium wp-image-1011 alignright" style="float: right;" title="delegazione1" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/delegazione1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Una delegazione del Popolo Bassa del Camerun è in Italia dal 21 al 26 Luglio 2008, ospite della Ecospirituality Foundation. Samuel Brice Tjomb, portavoce della Confrérie MBOG Parlement, insieme con Simone Nyaka, è a Torino per incontrare Giancarlo Barbadoro e Rosalba Nattero, rappresentanti all’ONU del Popolo Bassa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Da tempo Barbadoro e Nattero collaborano con Brice Tjomb nel sostenere il Popolo Bassa per la difesa della loro montagna sacra, NGOG-LITUBA. Brice Tjomb ha recentemente aperto una rappresentanza della Ecospirituality Foundation in Camerun.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Il Popolo Bassa denuncia la profanazione della montagna sacra NGOG-LITUBA, loro santuario naturale e spirituale, dissacrata dall’installazione, da più di dieci anni, di una croce e di una statua della Madonna sulla sommità della montagna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Le 12 Tribù della montagna Ngog-Lituba si sono unite per difendere il loro principale luogo sacro e denunciarne la profanazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Intervistiamo Brice Tjomb per parlare della profanazione della montagna sacra e dell’apertura della sede della Ecospirituality Foundation in Camerun.</span><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignnone size-medium wp-image-1012 alignright" style="float: right;" title="delegazione2" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/delegazione2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">La Ecospirituality Foundation</span></em><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> in Camerun: perchè?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Il 1 febbraio 2008 Giancarlo Barbadoro ci ha accordato la sua fiducia dandoci la possibilità di aprire una sede della Ecospirituality Foundation in Camerun. Ora la Ecospirituality  Foundation è presente ufficialmente in Camerun. La prima ragione è perchè il messaggio della ecospiritualità è forte e costituisce un messaggio di pace per l’Africa. Abbiamo ritenuto che per continuare a lavorare con le comunità autoctone occorreva un messaggio forte come quello della Ecospirituality Foundation per dare visibilità ai Popoli indigeni africani su un piano internazionale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Qual è il tuo programma per la Ecospirituality  Foundation Camerun nell’immediato?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Siamo venuti a Torino per parlare della EFC nella sede centrale della Ecospirituality Foundation.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Prima di partire abbiamo presentato i documenti dell’apertura della EFC allo Stato; al nostro ritorno in Camerun apriremo ufficialmente la sede e continueremo il lavoro iniziato nel 2006, ossia radunare tutte le comunità autoctone per affrontare il problema della difesa di NGOG LITUBA. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Parlaci del caso Ngog Lituba.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Grazie per darci l’occasione di parlare di questo caso. Dal 2006 la  Ecospirituality Foundation sta lavorando per attirare l’attenzione della comunità internazionale su questo caso di violazione del nostro santuario spirituale che rappresenta il punto focale della nostra tradizione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Da molto tempo abbiamo problemi con le religioni. Dopo la colonizzazione, al popolo autoctono africano non è permesso di manifestare la sua propria spiritualità. Da più di 10 anni la chiesa cattolica romana ha piazzato dei simboli cristiani sulla sommità del nostro santuario in segno di dominazione. Una grande croce e una statua della vergine Maria sono stati installati sulla montagna sacra che è il massimo simbolo spirituale per tutti i popoli autoctoni del Camerun.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Noi siamo venuti qui anche per portare la nostra protesta alle autorità di Torino e Piemonte, essendo a Torino la sede centrale della Ecospirituality Foundation. Vogliamo lanciare questo segnale d’allarme: siamo preoccupati perchè riteniamo che se vengono a mancare i nostri simboli più sacri, entro qualche anno, con il sopraggiungere della globalizzazione, le nostre tradizioni rischiano di scomparire, e con esse la nostra identità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Che cosa rappresenta Ngog Lituba per il Popolo Bassa?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-medium wp-image-1013 alignright" style="float: right;" title="delegazione-camerun" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/delegazione-camerun-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Le 12 tribù che costituiscono il Popolo Bassa hanno riferimento in questo monte. Non esiste nessun altro simbolo spirituale o luogo sacro più importante di questo. Ngog Lituba significa “ruota forata”, che è il simbolo delle tribù del Popolo Bassa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Vogliamo difendere il nostro santuario e chiediamo aiuto affinchè questo luogo sacro venga tutelato. Per questo chiediamo che venga difeso come Patrimonio dell’Umanità e che possa costituire da simbolo emblematico per tutti quei luoghi sacri dei Popoli naturali profanati o in pericolo. E’ tempo che queste ingiustizie abbiano termine.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">I giovani in Camerun sono consapevoli delle loro origini tradizionali?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Questo è il vero problema. I giovani hanno perso in gran parte la consapevolezza delle loro radici. La nostra storia non è una storia scritta, perchè abbiamo dovuto difenderla dalle colonizzazioni e dalle religioni che l’avevano messa al bando, così come la nostra lingua. La nostra è una tradizione orale che i Patriarchi (i depositari della Tradizione) hanno dovuto tutelare all’interno delle società iniziatiche, e così molti giovani hanno perso i loro veri punti di riferimento tradizionali.</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> Negli obiettivi della EFC c’è anche l’intenzione di ricreare questa memoria e fare una operazione di raccolta, conservazione e trasmissione della tradizione affinchè non vada dispersa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Che cosa rappresenta il concetto di Mbog?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Mbog è un concetto universale che significa “cosmo” inteso nella sua dimensione spirituale. E’ associabile al concetto di “Shan” del druidismo europeo. Il Mbog è anche una società naturale. Prima della colonizzazione rappresentava l’organizzazione spirituale e sociale. Dopo le repressioni della colonizzazione la comunità Mbog si è chiusa su se stessa perchè il Mistero si deve proteggere, e così la comunità Mbog non ha più potuto esprimersi nella sua vera natura ma ha dovuto nascondersi. Le antiche comunità africane, così come quelle druidiche dell’Europa, hanno costituito delle società iniziatiche per poter difendere la tradizione e impedire che andasse perduta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Le civiltà tradizionali africane erano fondamentalmente pacifiche. Non conoscevano la violenza. Solo quando hanno conosciuto la violenza dei colonizzatori hanno dovuto difendersi e chiudersi su se stesse per non scomparire. </span></p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignnone size-medium wp-image-1014 alignright" style="float: right;" title="pellegrinaggio-a-ngog-lituba" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/pellegrinaggio-a-ngog-lituba-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Che cosa ci puoi dire sulle prospettive future della Ecospirituality Foundation Camerun?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">L’avvenire della EFC lo vedo molto luminoso perchè il concetto di ecospiritualità raggiunge l’aspirazione profonda degli africani. La EFC ha iniziato in Camerun, che è la miniatura dell’Africa, il microcosmo spirituale dell’Africa. Tutto ciò che può iniziare dal Camerun possiamo essere sicuri che si espanderà in tutta l’Africa. Ngog Lituba è una replica delle piramidi egiziane. Il momento è arrivato perchè attraverso il lavoro della Ecospirituality Foundation il popolo africano ritrovi il suo posto nell’umanità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Rosalba Nattero</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><a href="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/cs-camerun.doc" target="_blank">COMUNICATO STAMPA-IL POPOLO BASSA DEL CAMERUN A TORINO PER DIFENDERE LA MONTAGNA SACRA</a></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><a href="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/appello-allonu.doc" target="_blank">Appello all’ONU</a></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><a href="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/manifesto-bassa.doc" target="_blank">Manifesto Bassa</a></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>CAMPEGGIO NO TAV</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 20:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Movimento]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente e territorio]]></category>

		<category><![CDATA[campeggio]]></category>

		<category><![CDATA[no tav]]></category>

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		<description><![CDATA[

Dal 21 al 27 luglio si terrà la nona edizione del campeggio no tav, anche quest’anno a Venaus, nei prati del
presidio, in quella che definimmo Libera Repubblica. Una settimana di iniziative contro ogni ipotesi di alta
velocità, a dimostrazione che nulla è cambiato rispetto a quando il movimento si oppose all’apertura dei cantieri nel 2005.
Una settimana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><img class="alignnone size-full wp-image-1008" title="cartofronte" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/cartofronte.jpg" alt="" width="581" height="386" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><img class="alignnone size-full wp-image-1009" title="cartoretro" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/cartoretro.jpg" alt="" width="580" height="386" /></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Dal 21 al 27 luglio si terrà la nona edizione del campeggio no tav, anche quest’anno a Venaus, nei prati del<br />
presidio, in quella che definimmo Libera Repubblica. Una settimana di iniziative contro ogni ipotesi di alta<br />
velocità, a dimostrazione che nulla è cambiato rispetto a quando il movimento si oppose all’apertura dei cantieri nel 2005.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Una settimana di iniziative, tra assemblee, concerti e visite in valle per vivere, conoscere ed apprezzare la Valle che resiste. Martedì sera si terrà l’assemblea popolare, giovedì dal mattino percorreremo i sentieri<br />
partigiani sopra Condove, sabato la giornata sarà per buona parte impegnata da numerose iniziative organizzate dalle donne e nel tardo pomeriggio metteremo a confronto la lotta no tav con la lotta vicentina del No dal Molin e quella campana contro le discariche, per rafforzare il filo che ci lega nelle resistenza dei territori. Il campeggio è gratuito così come i concerti che si chiuderanno sabato sera con la presentazione del nuovo cd degli Assalti Frontali. Saranno inoltre presenti banchetti, mostre, bar e la cucina popolare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Il campeggio si chiuderà con la  Fiaccolata indetta dall’assemblea popolare di Bussoleno del 4 luglio alle ore 21 a Sant’Antonino per dimostrare, visto che il giorno dopo ci sarà la riunione a Roma del tavolo Politico tra Berlusconi, ministri e sindaci, che il <em>vento della Valle di Susa non è cambiato e non sereve un meterologo per capirlo.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">di seguito il programma definitivo</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana; color: blue;"><a href="http://lnx.infoaut.org/img/UserFiles/File/in%20pdf.pdf" target="_blank">scaricalo in pdf</a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><a href="http://lnx.infoaut.org/articolo/ix-campeggio-no-tav/file/id/8/','','top=30,left=10,scrollbars=yes,resizable=yes,width=400,height=400')" target="_blank">ascolta la presentazione del campeggio di Lele Rizzo</a><!--[if gte vml 1]><v:shapetype  id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t"  path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f"> <v:stroke joinstyle="miter" /> <v:formulas> <v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0" /> <v:f eqn="sum @0 1 0" /> <v:f eqn="sum 0 0 @1" /> <v:f eqn="prod @2 1 2" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @0 0 1" /> <v:f eqn="prod @6 1 2" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="sum @8 21600 0" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @10 21600 0" /> </v:formulas> <v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect" /> <o:lock v:ext="edit" aspectratio="t" /> </v:shapetype><v:shape id="_x0000_i1025" type="#_x0000_t75" alt="" style='width:17.25pt;  height:17.25pt'> <v:imagedata src="file:///C:\DOCUME~1\rino\IMPOST~1\Temp\msohtml1\01\clip_image001.jpg" mce_src="file:///C:\DOCUME~1\rino\IMPOST~1\Temp\msohtml1\01\clip_image001.jpg"   o:href="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:MnHHSrXw9PO1OM:http://www.grumonevano.net/HP/audio_gif.jpg" /> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><img style="vertical-align: baseline;" src="file:///C:/DOCUME~1/rino/IMPOST~1/Temp/msohtml1/01/clip_image002.jpg" border="0" alt="" width="23" height="23" /><!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">lunedi’ 21 luglio</span></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><br />
apertura campeggio</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">martedì 22 luglio</span></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><br />
Assemblea popolare</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">mercoledì 23 luglio</span></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><br />
h.20 cena<br />
h.21presentazione e proiezione del film doumentario<a href="http://lnx.infoaut.org/articolo/il-cartun-dle-ribelliun-il-carretto-delle-ribellioni" target="_blank"><br />
Il cartund’le ribelliun / Il carretto delle ribellioni</a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">di AdonellaMarena</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">durante la serata:</span></em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> presentazione gioco no tav</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Giovedì 24 luglio </span></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><a href="http://lnx.infoaut.org/articolo/la-resistenza-in-valle-di-susa/" target="_blank"><br />
dal mattino GIORNATA RESISTENTE, VISITA AI SENTIERI PARTIGIANI</a><br />
h.20 cena<br />
h.22 concerto live <a href="http://lnx.infoaut.org/articolo/tetes-de-bois" target="_blank">TETES DE BOIS</a> (Altro/Folk rock)<br />
“Avanti Pop – I diari del camioncino” concerto/presentazione libro+dvd</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">+Polveriera Nobel (Folk) </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Venerdì 25 luglio</span></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><br />
h18 Assemblea nazionale delle realtà antagoniste<br />
h.20 cena<br />
h.22 concerto live <a href="http://www.myspace.com/eltres1" target="_blank">EL TRES</a> (Acustico/Rock/Folk rock)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">+ <a href="http://www.myspace.com/bifegin" target="_blank">Egin</a> (Combat/Folk) </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Sabato 26 luglio</span></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><br />
giornata di controinformazione delle donne<br />
Lavoro domestico e lavoro fuori casa: il ruolo della donna<br />
tra schiavitù e percorsi di liberazione<br />
(dibattiti-banchetti-mostre-festa)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">h.18 dibattito/confronto NO TAV-NO DAL MOLIN-NO DISCARICA da Chiaiano<br />
interverranno tra gli altri</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Francesco Pavin-Presidiopermanente No dal Molin<br />
Antonio Musella - Rete Campana Salute e Ambiente<br />
h.20 cena<br />
h.22.30 concerto live <a href="http://www.myspace.com/cubacabbal" target="_blank">C.u.b.a. Cabbal &amp; Dj Dsastro</a> (Hip-Hopda Pescara)<br />
<a href="http://lnx.infoaut.org/articolo/assalti-frontali" target="_blank">ASSALTI FRONTALI</a> (Hip-Hop da Roma)presentano il nuovo Cd “Un’intesa Perfetta” </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Domenica 27 luglio<br />
premiazioni DIAMO UN CALCIO AL TAV</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">h. 21 concerto live</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Luned’ 28 luglio<br />
FIACCOLATA DI VALLE</span></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> h. 21 Sant’Antonino</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><strong><a href="http://www.notav.info/" target="_blank">http://www.notav.info/</a></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> </span></p>
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		<title>UNA TREGUA PER POCHI SPICCIOLI E QUALCHE PROMESSA</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 12:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[UNA TREGUA PER POCHI SPICCIOLI E QUALCHE PROMESSA
Contributo per la difesa e la riqualificazione dell&#8217;universita&#8217; pubblica.

 Secondo notizie di stampa il ministro Gelmini avrebbe ottenuto dalla Conferenza dei Rettori, dal Consiglio universitario nazionale e dal Consiglio nazionale degli studenti una tregua negli atenei con la promessa di avviare un &#8220;tavolo permanente di consultazione&#8221;, mentre il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><strong>UNA TREGUA PER POCHI SPICCIOLI E QUALCHE PROMESSA</strong><br />
Contributo per la difesa e la riqualificazione dell&#8217;universita&#8217; pubblica.<br />
</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignnone size-medium wp-image-1004 alignright" style="float: right;" title="sen-acc" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/sen-acc-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> Secondo notizie di stampa il ministro Gelmini avrebbe ottenuto dalla Conferenza dei Rettori, dal Consiglio universitario nazionale e dal Consiglio nazionale degli studenti una tregua negli atenei con la promessa di avviare un &#8220;tavolo permanente di consultazione&#8221;, mentre il governo sta procedendo per decreto legge a stravolgere l&#8217;assetto degli atenei italiani,<br />
con norme che saranno immediatamente operative prima ancora che il confronto annunciato possa prendere avvio. Il decreto legge n. 112 del 25 giugno scorso prevede all&#8217;art. 16 la possibilita&#8217; di trasformare le Universita&#8217; in fondazioni di diritto privato, in nome della flessibilita&#8217; e della competizione, con una sospensione delle regole di contabilita&#8217; dello<br />
Stato, anche se rimane il controllo da parte della Corte dei Conti, senza precisare pero&#8217; lo stato giuridico del personale gia&#8217; alle dipendenze delle </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">universita&#8217; e le modalita&#8217; del futuro reclutamento.</p>
<p>Piuttosto che promuovere una riforma e maggiori controlli dei meccanismi di spesa degli atenei (a partire dai policlinici universitari) con la moralizzazione delle procedure di reclutamento e della progressione di carriera, le compatibilita&#8217; derivanti dalla manovra economica complessiva del governo Berlusconi stanno costituendo l&#8217;occasione, si potrebbe dire il pretesto, per portare a compimento il processo di privatizzazione delle universita&#8217; statali. Un processo che, avviato dal ministro Ruberti alla fine degli anni 80, ha segnato tappe successive con il contributo dei diversi governi che si sono succeduti nel tempo, sempre sotto la pressione dei gruppi accademici piu&#8217; forti e della Confindustria che hanno<br />
condizionato, nei tempi e nei contenuti, gli interventi legislativi e le misure regolamentari affidate alla discrezionalita&#8217; del ministro di turno.<br />
</span><img class="alignnone size-medium wp-image-999 alignright" style="float: right;" title="pantera1" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/pantera1-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> Un processo che alcune componenti studentesche e le organizzazioni dei docenti, a partire dal movimento della Pantera nel 1989, avevano gia&#8217; denunciato per i suoi effetti devastanti, consistenti nello svuotamento delle prerogative decisionali degli organi di governo, malgrado l&#8217;adozione dei nuovi statuti, nella svalutazione dei titoli di studio e nella<br />
proliferazione dei corsi di laurea, generalmente allo scopo di creare nuovi posti di professore e garantire cosi&#8217; la riproduzione della casta accademica e delle sue logiche di cooptazione e di selezione &#8220;familiare&#8221;.</p>
<p>Il decreto legge n.112 del 25 giugno 2008 pone adesso le premesse, pur tra<br />
numerose contraddizioni ed omissioni, per portare a compimento il disegno<br />
di privatizzazione degli atenei, in realta&#8217; per distruggere l&#8217;universita&#8217; pubblica favorendo le realta&#8217; accademiche piu&#8217; forti, cancellare lo stato<br />
giuridico unitario gia&#8217; acquisito dei dipendenti universitari, tutti, ed inserire forti criteri di gerarchizzazione tra gli atenei e quindi tra i docenti, una parte dei quali condannata a vita ad una situazione di precariato. Tra le altre misure, il blocco del turn-over del personale si<br />
presenta come la pietra tombale dell&#8217;universita&#8217; pubblica. Nessuna attenzione per le esigenze reali degli studenti e delle loro famiglie, dietro le solite formule di rito che richiamano l&#8217;autonomia universitaria, e nessuna risposta per le attese dei 40. 000 docenti precari che garantiscono oggi il funzionamento delle universita&#8217;. Anzi la prospettiva di un ulteriore privatizzazione delle universita&#8217;-fondazioni allontana le possibilita&#8217; di un inquadramento in ruolo e prospetta il precariato a vita e la trasformazione dei rapporti contrattuali a tempo indeterminato in contratti a termine. Il livello della ricerca universitaria italiana, ancora apprezzato a livello internazionale, risultera&#8217; drasticamente ridotto. La cd. fuga dei cervelli continuera&#8217; inarrestabile. E non riguardera&#8217; solo i piu&#8217; giovani.</p>
<p>Il perno centrale della svolta che si vuole imporre agli atenei per decreto legge consiste nella trasformazione delle universita&#8217; in fondazioni, soggetti di diritto privato, con una estesa deregolamentazione dei rapporti di lavoro, per i quali si prevedono soltanto vincoli al turn-over e tagli salariali. Come se questa impostazione &#8220;tatcheriana&#8221; garantisse una<br />
maggiore &#8220;produttivita&#8217;&#8221; degli atenei, nella competizione nazionale ed internazionale, e nuove occasioni di inserimento (naturalmente precario) per i giovani ricercatori, oltre che un piu&#8217; stretto collegamento tra universita&#8217; e mondo del lavoro. Il decreto prospetta anche come novita&#8217; una fiscalita&#8217; di vantaggio per quei privati che volessero versare contributi a<br />
queste nuove fondazioni e apre la strada a probabili incentivi finanziari statali per quegli atenei che &#8220;optassero&#8221; per questa forma di privatizzazione. Di fronte alla drammatica carenza di finanziamenti pubblici molti atenei potrebbero essere &#8220;costretti&#8221; a trasformarsi in<br />
universita&#8217;-fondazioni.</p>
<p>Di fronte a questo progetto organico di demolizione dell&#8217;universita&#8217; pubblica, gia&#8217; annunciato da anni, appare veramente sorprendente che la Conferenza dei rettori, il CUN e il Consiglio nazionale degli studenti, che avevano espresso forti perplessita&#8217; nel merito del disegno complessivo, avvertendo il rischio di una chiusura a breve di molti atenei, trovino improvvisamente le ragioni della tregua nell&#8217;apertura di un &#8220;tavolo di consultazione&#8221;. Nel caso del CUN addirittura si giunge a promettere, dopo avere rilevato le &#8220;criticita&#8217;&#8221; delle proposte governative, il sostegno per l&#8217;&#8221;azione e l&#8217;intervento del ministro&#8221;. Allo stato dei fatti pero&#8217;, da parte del ministro, solo vaghe promesse e nessuna certezza che Tremonti<br />
garantisca agli atenei con difficolta&#8217; gestionali la corresponsione dei fondi di finanziamento ordinario (FFO) garantiti in passato. E&#8217; a rischio dunque la stessa possibilita&#8217; di un regolare svolgimento delle attivita&#8217; didattiche e di ricerca, a partire dal prossimo anno accademico.</p>
<p>Allo stupore potrebbe subentrare la indignazione, e forse una diversa capacita&#8217; di risposta, anche sul terreno delle iniziative politiche o delle azioni giudiziarie, se solo si considerasse la totale assenza di chiarezza nella definizione delle diverse fasi con le quali, a partire dal taglio del FFO, con il nuovo decreto legge si vorrebbe incentivare il passaggio dall&#8217;universita&#8217; pubblica all&#8217;universita&#8217; fondazione, soggetto di diritto privato, fasi che pongono gravi dubbi sia dal punto di vista giuridico che da quello economico e gestionale.</p>
<p>Il nostro ordinamento conosce gia&#8217; le fondazioni come strumento per esternalizzare compiti istituzionali delle universita&#8217;, in base all&#8217;art. 59 co. 3, 1 della legge n. 388 del 2000.  L&#8217;art. 1 del DPR 254 del 2001 che individua la Fondazione come strumento di riorganizzazione del sistema universitario e di parziale &#8220;privatizzazione&#8221; dell&#8217;istruzione pubblica, definisce in dettaglio le attivita&#8217; e i servizi che possono essere esternalizzati attraverso la costituzione di fondazioni: dall&#8217;acquisto di beni e servizi, agli uffici tecnici, centri di calcolo, centri informatici e altri servizi, compresa una parte dell&#8217;attivita&#8217; formativa (master) e i servizi per il diritto allo studio fin qui gestiti dalle Regioni. Come rileva Ferdinando Di Orio, Presidente del Coordinamento nazionale sulle Fondazioni, l&#8217;impostazione del progetto Tremonti-Gelmini e&#8217; molto diversa da quella rappresentata dalle Fondazioni attualmente operanti &#8220;a fianco&#8221; del sistema universitario nazionale. La proposta del governo coincide di fatto con una privatizzazione definitiva degli Atenei, con la loro<br />
trasformazione in fondazioni di diritto privato, mentre le Fondazioni Universitarie previste dal DPR 254 del 2001, rappresentano invece enti strumentali degli Atenei, che potrebbero assolvere &#8220;la funzione di intessere relazioni significative con il territorio, attrarre risorse,<br />
raccogliere istanze, produrre idee e suggerimenti per la costruzione di progetti innovativi&#8221;. Non senza rischi evidenti, anche in questo caso, che i processi di privatizzazione siano orientati ad un mero contenimento della spesa pubblica piuttosto che ad una sua effettiva riqualificazione.</p>
<p></span><img class="alignnone size-medium wp-image-1000 alignright" style="float: right;" title="72004213" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/studio-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> Adesso, dunque, con il decreto legge n.112 del 2008 si vorrebbe operare il passaggio dalla fondazione come strumento di servizio delle universita&#8217; alla trasformazione delle stesse universita&#8217; in fondazioni. Secondo il decreto legge proposto dal governo Berlusconi &#8220;Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarita&#8217; del<br />
patrimonio dell&#8217;Universita&#8217;. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e&#8217; trasferita, con decreto dell&#8217;Agenzia del demanio, la proprieta&#8217; dei beni immobili gia&#8217; in uso alle Universita&#8217; trasformate&#8221;.</p>
<p>L&#8217; art. 16 del decreto legge risulta in violazione con l&#8217;art. 33 della Costituzione italiana che sancisce l&#8217;autonomia universitaria e con l&#8217;intero Titolo V della stessa Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza in materia di istruzione universitaria e impone quindi uno stato giuridico unico e pubblico del personale delle universita&#8217; statali. L&#8217;autonomia universitaria, richiamata in apertura del decreto legge, non puo&#8217; diventare un pretesto per aggirare le leggi dello stato e persino il dettato costituzionale.</p>
<p>Come osserva Alessandro Somma, &#8220;quantomeno curiosa e&#8217; la pretesa di attuare la Costituzione - violata tra l&#8217;altro in quanto la materia non presenta i requisiti di necessita&#8217; ed urgenza richiesti per ricorrere al decreto legge (art. 77) - che nella parte richiamata (art. 33) nulla dice di utile a fondare la trasformazione degli atenei pubblici in fondazioni di diritto<br />
privato. Secondo Somma &#8220;la  Costituzione afferma cose incompatibili con un simile proposito: enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato (art. 33 c. 3). E qui siamo di fronte, piu&#8217; che alla costituzione di un istituto di educazione privato, alla trasformazione di un ente pubblico in ente privato, con notevoli oneri per lo stato (v. commi 2 e 3). Il tutto secondo una logica che sembra oramai tipica della privatizzazione all&#8217;italiana: in verita&#8217; una svendita o un regalo dei gioielli di famiglia. Molti dubbi suscita la possibilita&#8217; che a decidere la privatizzazione sia il Senato accademico,<br />
che ricorre a tal fine ad una maggioranza non particolarmente qualificata (solo la maggioranza assoluta dei suoi membri). Il fatto poi che il Mef abbia voce in capitolo, conferma il carattere di misura volta al contenimento della spesa come reale motivo ispiratore della riforma&#8221;. (nota 1).</p>
<p></span><img class="alignnone size-medium wp-image-1001 alignright" style="float: right;" title="graffi8" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/graffi8-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> Il punto non consiste certo nella qualificazione astratta delle fondazioni universitarie. Il decreto legge non fornisce al riguardo una disciplina esaustiva delle nuove &#8220;fondazioni universitarie&#8221; che si vorrebbero introdurre, non piu&#8217; come strumento di servizio delle universita&#8217;, ma come espediente per una trasformazione della natura dell&#8217;istituzione<br />
universitaria, nel senso di una definitiva privatizzazione dell&#8217;intero sistema dell&#8217;istruzione superiore. Ma la stessa privatizzazione appare piu&#8217; un pretesto per attaccare lo stato giuridico unico dei lavoratori e per contenere le risorse destinate all&#8217;universita&#8217; che una seria prospettiva di riforma effettivamente perseguita dal legislatore, ed anche la ventilata<br />
privatizzazione sembra arrestarsi a meta&#8217;, come e&#8217; confermato dalla soggezione delle nuove universita&#8217;/fondazioni al controllo da parte della Corte dei Conti, in base all&#8217;art. 16 comma 11 del decreto legge.</p>
<p>Il Consiglio di Stato, peraltro, con una importante sentenza, ha rilevato che &#8220;devono considerarsi enti pubblici anche le societa&#8217; che svolgono attivita&#8217; di rilievo oggettivamente pubblicistico e che proprio per questo sono tenute ad operare come pubbliche amministrazioni&#8221; (Consiglio di Stato, Sez. VI, 17/10/2005 n. 5830), e dunque anche la trasformazione delle Universita&#8217; in Fondazioni di diritto privato potrebbe non essere risolutiva per cancellare gli istituti di garanzia dei contratti di lavoro dei dipendenti pubblici che prestano servizio nelle universita&#8217;. E lo stesso rilievo &#8220;oggettivamente pubblicistico&#8221; delle attivita&#8217; delle fondazioni universitarie potrebbe impedire alle universita&#8217;/fondazioni l&#8217;adozione di scelte basate esclusivamente sul criterio della riduzione delle spese. La<br />
riforma annunciata, rimessa peraltro ad una iniziativa, piu&#8217; apparente che sostanziale, delle singole sedi e ad un forte e persistente potere di indirizzo del Ministero della pubblica istruzione, anche attraverso la leva dei finanziamenti, appare contenere contraddizioni ed omissioni che rischiano di paralizzare ulteriormente le attivita&#8217; universitarie.</p>
<p>In presenza di una trasformazione degli atenei in fondazioni che potra&#8217; procedere &#8220;a macchia di leopardo&#8221;, sulla base dei deliberati a maggioranza assoluta da parte dei Senati accademici, si rischia una grave differenziazione degli atenei con crescenti squilibri tra nord e centro-sud del paese, a seconda dei rapporti con il sistema delle imprese e delle capacita&#8217; contributive degli enti locali.</p>
<p>Come si pensa di garantire la parita&#8217; di trattamento in base all&#8217;art. 3 della Costituzione a quei dipendenti, docenti e personale tecnico ed amministrativo, che potrebbero essere discriminati nella retribuzione e nelle prospettive professionali, solo per il fatto di prestare servizio presso una universita&#8217; pubblica o una fondazione di diritto privato? Che fine faranno i contratti collettivi di lavoro? Di certo si pongono le premesse per scatenare una conflittualita&#8217; diffusa a livello di senati accademici, con conseguenze che potrebbero essere devastanti per le condizioni gia&#8217; critiche di molte sedi universitarie. Sarebbe possibile<br />
adire i giudici ordinari per invocare la nullita&#8217; degli atti costitutivi delle fondazioni, o impugnare atti deliberativi di natura contrattuale, in base all&#8217;art. 1418 del codice civile, come si potrebbe chiamare in causa la Corte di Giustizia dell&#8217;Unione Europea con una questione pregiudiziale, per contrastare disposizioni regolamentari o negoziali che violino la parita&#8217;<br />
di trattamento tra i lavoratori dell&#8217;universita&#8217;, stabilendo ad esempio una disparita&#8217; di retribuzione, se dipendenti dal medesimo datore di lavoro, a parita&#8217; di qualifica e di lavoro prestato. Per non parlare della possibilita&#8217; di fare valere, anche da parte dei lavoratori precari, idiritti quesiti davanti al giudice del lavoro.</p>
<p>Secondo il comma sesto dell&#8217;art. 16 del decreto, &#8220;contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilita&#8217; delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;universita&#8217; e della ricerca, di concerto con il Ministro dell&#8217;economia e delle finanze. Lo statuto puo&#8217; prevedere l&#8217;ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati&#8221;. Quale autonomia universitaria potra&#8217; essere garantita da universita&#8217; trasformate in fondazioni che dipendono da contribuzioni pubbliche e private, secondo criteri di valutazione dei risultati della didattica e della ricerca che non potranno certo prescindere dagli interessi privati dei finanziatori esterni?<br />
Come si garantiranno la democraticita&#8217; e le prerogative decisionali degli organi di governo dell&#8217;universita&#8217;/fondazione con le esigenze dei soggetti finanziatori, pubblici o privati, anche dal punto di vista del controllo della ricerca e del reclutamento? Come si attuera&#8217; il passaggio delle competenze dai Senati accademici ai consigli di amministrazione delle nuove<br />
universita&#8217;-fondazioni? </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> Che tipo di regime giuridico e gestionale sara&#8217; stabilito per i policlinici universitari?Quali garanzie si potranno offrire ai diritti quesiti dei lavoratori dell&#8217;universita&#8217; ed al diritto al riconoscimento pieno delle professionalita&#8217; maturate al personale docente e tecnico amministrativo?<br />
</span><img class="alignnone size-medium wp-image-1002 alignright" style="float: right;" title="fuori-i-preti-da-uni" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/fuori-i-preti-da-uni-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> Si osserva da tempo come anche le fondazioni universitarie cd. &#8220;strumentali&#8221; presentino gravi rischi per i lavoratori del comparto universitario per il ricorso sempre piu&#8217; massiccio al cd. &#8220;outsourcing&#8221; (cioe&#8217; al reperimento di professionalita&#8217; fuori dalle Universita&#8217; attraverso consulenze, prestazioni professionali o di uso e abuso del lavoro degli studenti collaboratori, laureandi, volontari). Con la trasformazione delle universita&#8217; in fondazioni la situazione potrebbe diventare ancora piu&#8217; confusa, soprattutto nell&#8217;area dei servizi socio-sanitari, a danno dei diritti degli utenti (oltre che degli studenti) e della sicurezza lavorativa del personale in servizio e con un massiccio taglio degli organici tecnico-amministrativi degli atenei e dei policlinici universitari.</p>
<p>Quale parita&#8217; di trattamento potra&#8217; essere garantita alle Universita&#8217; delle diverse regioni italiane, ed agli studenti, in particolare quelli &#8220;meritevoli e capaci&#8221; che avranno la ventura di nascere in regioni diverse?<br />
Cosa accadrebbe se il Ministero della pubblica istruzione stabilisse contributi finanziari piu&#8217; consistenti solo per quegli atenei che hanno accettato la trasformazione in fondazione o che sono stati in grado, piu&#8217; di altri, di raccogliere finanziamenti privati? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">L&#8217;unica prospettiva certa, ed immediata, e&#8217; un aumento indiscriminato delle tasse universitarie, una forte differenziazione dei percorsi formativi e dei titoli di studio rilasciati dalle universita&#8217; ed una riduzione degli investimenti statali e regionali per il diritto allo studio.</p>
<p>Secondo l&#8217;art. 16 comma 7 del decreto legge, &#8220;le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l&#8217;amministrazione, la finanza e la contabilita&#8217;, anche in deroga alle norme dell&#8217;ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall&#8217;ordinamento comunitario&#8221;. Non mancano su questo punto le perplessita&#8217; per la genericita&#8217; ed il contenuto complessivo delle previsioni del decreto legge che si risolve in sostanza in un atto di indirizzo politico, rinviando al successivo regolamento di Ateneo e dunque ai Senati accademici, la definizione delle modalita&#8217; di trasformazione<br />
delle Universita&#8217; in Fondazioni. Con il rischio, anzi con la certezza che ciascuna sede possa adottare un diverso Regolamento di Ateneo.</p>
<p>Le perplessita&#8217; aumentano se si considera la trasformazione delle universita&#8217; in fondazioni di diritto privato sul piano delle relazioni internazionali e del diritto comunitario. Persino il CUN ribadisce infatti come &#8220;la ricerca e l&#8217;alta formazione costituiscono - come stabilisce la<br />
Dichiarazione di Berlino - finalita&#8217; di interesse pubblico e una pubblica responsabilita&#8217;&#8221;. Finalita&#8217; di interesse pubblico che sono ribadite nella prospettiva della creazione di uno &#8220;Spazio europeo comune dell&#8217;istruzione superiore&#8221; nel 2010, e che al contrario non sembrano affatto garantite dal decreto legge che il Parlamento si appresta ad approvare in pochi giorni. Come ricorda Pasquale Nappi, va richiamata la definizione comunitaria di<br />
&#8220;organismo di diritto pubblico&#8221;. Si osserva a tale riguardo come &#8220;mentre lo Stato italiano privatizzava, al fine di garantire la concorrenza nel mercato dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, la Comunita&#8217; europea pubblicizzava, imponendo agli Stati membri la figura giuridica dell&#8217;organismo di diritto pubblico (Direttive 89/440; 36 e 37 del 1993 e<br />
direttiva sui servizi 92/50).&#8221; (nota 2).</p>
<p>Nappi ricorda inoltre che a livello comunitario &#8220;se la disciplina speciale prevista per una fondazione &#8220;privatizzata&#8221; contiene anche uno soltanto dei seguenti indici sintomatici: la gestione e&#8217; soggetta a controllo da parte dello Stato, degli enti pubblici territoriali o di altri organismi di diritto pubblico; l&#8217;attivita&#8217; e&#8217; finanziata in modo maggioritario da questi<br />
ultimi; gli organi di amministrazione direzione o vigilanti sono costituiti da membri dei quali piu&#8217; della meta&#8217; e&#8217; designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico, non si tratta di una fondazione di diritto privato, bensi&#8217; di un ente pubblico,<br />
qualunque sia il nomen usato dal legislatore&#8221; (Merusi). In un momento nel quale in Europa si sta ristabilendo un rapporto piu&#8217; equilibrato tra pubblico e privato nel campo della ricerca e della formazione universitaria, l&#8217;Italia intraprende la strada della liberalizzazione selvaggia che ha dimostrato tutti i suoi limiti in quei paesi, come la Gran  Bretagna, nella quale e&#8217; stata sperimentata. Con il risultato che e&#8217; proprio la  Gran Bretagna il paese che oggi e&#8217; costretto a ricorrere alla &#8220;importazione&#8221; di cervelli dall&#8217;estero per mantenere alto il livello della ricerca scientifica e garantire una dignitosa offerta didattica. La trasformazione delle universita&#8217; pubbliche in fondazioni e le altre misure contenute nel decreto legge n.112 del 25 giugno 2008 rischiano ancora una volta, come nel caso di altri provvedimenti recentemente<br />
approvati dal governo in materia di sicurezza, di allontanare l&#8217;Italia dall&#8217;Europa e di mettere a rischio la stessa possibilita&#8217; che il nostro paese possa partecipare alla creazione di uno &#8220;spazio comune europeo&#8221; per la formazione universitaria e la ricerca.</p>
<p></span><img class="alignnone size-medium wp-image-1003 alignright" style="float: right;" title="contro-privatizzazione-uni" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/contro-privatizzazione-uni-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> I processi di riqualificazione, a partire da un rigoroso controllo della gestione amministrativa, della valutazione dei risultati della ricerca e dell&#8217;offerta didattica, dalla lotta al precariato ed alla gestione personalistica del reclutamento e delle carriere, si possono realizzare anche mantenendo il carattere pubblico dell&#8217;istituzione universitaria e dello stato giuridico dei suoi dipendenti, unica garanzia dell&#8217;autonomia dell&#8217;Universita&#8217;. Le considerazioni che precedono evidenziano il rischio che una riforma di sapore fortemente propagandistico ed ideologico, porti a compimento un processo degenerativo bipartisan che aveva gia&#8217; attaccato da<br />
tempo l&#8217;Universita&#8217; pubblica, combinando i fattori negativi che caratterizzano il sistema pubblico ed il sistema privato dell&#8217;istruzione superiore. Un decreto legge da convertire in pochi giorni, alla vigilia delle ferie estive, sta compromettendo, forse definitivamente, il futuro dell&#8217;Universita&#8217; italiana, e di quanti vi lavorano e vi studiano. No, non si tratta proprio di difendere privilegi corporativi o di battere cassa al ministero, come alcuni rettori continuano a ritenere.</p>
<p>Fulvio Vassallo Paleologo<br />
Universita&#8217; di Palermo</p>
<p>- Nota 1. Per leggere l<a href="http://www.unife.it/comunicazione/materiali/manovra-economica-2008-e-universita-di-ferrara/relazioni-assemblea-generale-di-ateneo-8-luglio-2008/Fondazioni%208%20luglio%202008%20Alessandro%20Somma%20.pdf" target="_blank">&#8216;intero intervento di Alessandro Somma &#8220;Dalle fondazioni universitarie alle universita&#8217; fondazione: variazioni su un medesimo tema?&#8221;</a>, svolto nell&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;Ateneo di Ferrara dell&#8217;8 luglio 2008, convocata dal Rettore.</p>
<p>Nota 2. Per leggere <a href="http://www.unife.it/comunicazione/materiali/manovra-economica-2008-e-universita-di-ferrara/relazioni-assemblea-generale-di-ateneo-8-luglio-2008/Pasquale%20Nappi_TRASFORMAZIONE%20UNIVERSITA%20IN%20FONDAZIONE.ppt" target="_blank">l&#8217;intero intervento di Pasquale Nappi &#8220;La facolta&#8217; di trasformazione in fondazione delle universita&#8217;&#8221;</a>, svolto nell&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;Ateneo di Ferrara dell&#8217;8 luglio 2008, convocata dal Rettore.</span></p>
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		<title>23 luglio &#8216;08- iniziativa a Roma</title>
		<link>http://www.lsmetropolis.org/2008/07/23-luglio-08-iniziativa-a-roma/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 20:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[SINISTRA_SINDACALE]]></category>

		<category><![CDATA[sinistra sindacale]]></category>

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		<description><![CDATA[Assemblea pubblica convocata dai componenti del Direttivo nazionale CGIL
N. Amura, C. Baldini, V. Bardi, G. Botti, A. Breda, C. Caiazza, C. Carelli, W. Casavecchia, G. Cremaschi, F. Danini, A. Di Tommaso, D. Greco, F. Grondona, R. Guglielmetti, D. Ingrillì, S. Kane, B. Lami, M. Madeo, D. Maffezzoli, S. Mirimao, A. Montagni, N. Nicolosi, F. Re [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Assemblea pubblica convocata dai componenti del Direttivo nazionale CGIL</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">N. Amura, C. Baldini, V. Bardi, G. Botti, A. Breda, C. Caiazza, C. Carelli, W. Casavecchia, G. Cremaschi, F. Danini, A. Di Tommaso, D. Greco,<span> </span>F. Grondona, R. Guglielmetti, D. Ingrillì, S. Kane, B. Lami, M. Madeo, D. Maffezzoli, S. Mirimao, A. Montagni, N. Nicolosi, F. Re David, G. Rinaldini, R. Rossi, G. Saccoman, L. Servo, L. Spezia, C. Stacchini, P. Tonon, J. Vaccargiu </span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong></strong><img class="alignnone size-full wp-image-996 alignright" style="float: right;" title="pyramid-kap" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/pyramid-kap.jpg" alt="" width="352" height="472" /><em><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Qualsiasi obiettivo per “riprogettare il Paese”, passa dalla soggettività e dalla dignità del lavoro.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Le ragioni del lavoro sono state troppe volte trattate come vincolo del Paese e non come risorsa da cui attingere valore ed eticità, oggi fortemente messa in discussione dal Governo, dalla Confindustria e dal sistema delle imprese.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">La questione salariale, i temi del mercato del lavoro segnati dalla precarietà, il modello contrattuale, ed il valore del contratto nazionale (CCNL) impongono il rilancio del sindacato generale come modello della rappresentanza e rappresentatività del mondo del lavoro.<br />
Per queste motivazioni convochiamo un libero incontro tra uomini e donne del sindacato rivolto a tutta la CGIL, teso a ricostruire il senso e le ragioni del lavoro. La ricerca di un pensiero che sappia volare oltre i limiti e i confini della globalizzazione che ha inteso la contraddizione capitale-lavoro come risolta e superata.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Roma, 23 luglio 2008<span> </span>ore 9,30 – 15,00</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><strong>Centro Congressi Frentani<br />
Sala Auditorium<br />
Via dei Frentani, 4 </strong><br />
<!--[if !supportLineBreakNewLine]--><!--[endif]--></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"><strong>Presiedono</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">A. Montagni – W. Casavecchia</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Contributi di:</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong></strong><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;">Luciano <strong>Gallino,<span> </span></strong>Massimo <strong>Roccella</strong>, Riccardo <strong>Realfonzo, </strong>Felice Roberto <strong>Pizzuti</strong>, Eliana <strong>Como, </strong>Roberto <strong>Romano</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt; font-family: Verdana;"> </span></p>
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