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	<title>metropolis - Rivista Online &#187; Internazionale</title>
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	<description>metropolis- rivista online. Giornale metropolitano, una voce della sinistra sindacale torinese. MetropoLiS è una rivista aperta e contaminata al sociale, a tutte le contraddizioni e conflitti interni ed esterni ai luoghi di lavoro, alle vecchie e nuove contraddizioni che si manifestano nella società e nei luoghi di lavoro (contraddizioni di genere, etniche, ambientali, ecc). Promossa da una tra le varie sensibilità che compongono la sinistra sindacale, che oggi in Cgil si riconoscono nel percorso avviato con il documento “La Cgil che Vogliamo”.</description>
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		<title>metalmeccanici serbi- ci hanno affamato, ora ci ricattano</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 20:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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«Ci hanno affamato, ora ci ricattano- Per questo dobbiamo lottare insieme» 
Radoslav Delic è segretario generale delle aziende dell&#8217;ex gruppo Zastava per il sindacato Samostalni, i metalmeccanici serbi.
Cosa c&#8217;è di vero nell&#8217;intenzione della Fiat di spostare le produzioni da Torino a Kragujevac?
Il nostro governo non ha dato nessuna informazione ufficiale che riguardi questa presunta intenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>«Ci hanno affamato, ora ci ricattano- Per questo dobbiamo lottare insieme»</strong><em> </em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Radoslav Delic è segretario generale delle aziende dell&#8217;ex gruppo Zastava per il sindacato Samostalni, i metalmeccanici serbi.</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><img style="float: right;" src="http://digilander.libero.it/cuoccimix/zastava8.jpg" alt="" width="380" />Cosa c&#8217;è di vero nell&#8217;intenzione della Fiat di spostare le produzioni da Torino a Kragujevac?</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il nostro governo non ha dato nessuna informazione ufficiale che riguardi questa presunta intenzione resa nota da Marchionne e i mass media in Serbia non hanno fatto altro che diffondere le notizie pubblicate dalla stampa italiana.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Ci sono stati incontri tra Marchionne e il sindacato serbo?</strong></span><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Assolutamente no. La Fiat sta giocando al ricatto con i lavoratori degli stabilimenti italiani, prima contrapponendo Tychy (Polonia) a Pomigliano. Ora sta facendo lo stesso gioco contrapponendo Torino a Kragujevac. Lo scopo è quello di scatenare una guerra tra poveri dove sopravvivono i lavoratori che si offrono alle peggiori condizioni. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Non credi che occorra unirsi per evitare di essere messi gli uni contro gli altri? E se è così, cosa si deve fare?</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Da molti anni abbiamo rapporti con organizzazioni territoriali e aziendali della Cgil e con varie associazioni, rapporti costruiti intorno alla solidarietà con il popolo serbo maturati durante i bombardamenti scatenati dalla Nato contro il nostro Paese nel &#8216;99. Queste relazioni solidali hanno prodotto centinaia di adozioni a distanza che durano tutt&#8217;ora. Sul piano sindacale, il nostro segretario dell&#8217;ex gruppo Zastava e vicesegretario nazionale di Samostalni Zoran Mihajlovic è stato invitato due anni fa dalla Fiom di Torino per concertare un&#8217;iniziativa finalizzata ad unire in una rete tutti i sindacati Fiat del mondo. In quell&#8217;occasione tutti fummo d&#8217;accordo, ma l&#8217;idea è rimasta allo stato delle intenzioni. Una delle nostre proposte fu che si doveva promuovere l&#8217;unità a livello della lotta sindacale: pensavamo che se sciopera il nostro compagno in Italia o in Spagna, bisogna trovare la forza di scioperare in tutte le fabbriche Fiat del pianeta, perché solo così è possibile opporsi validamente al padrone, che altrimenti ha gioco facile ad isolarci, a contrapporci e a batterci gli uni dopo gli altri.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Gli operai di Tychy hanno scritto ai loro compagni di Pomigliano una lettera molto forte, chiedendo loro di non farsi intimidire e proponendo di fare causa comune contro la prepotenza della Fiat. Perché questo avvenga è necessario costruire un plafond di diritti comuni. Ma come è possibile se le condizioni di partenza sono così diverse?</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel già citato convegno torinese fu proprio la Fiom italiana a proporre che si convenisse su una piattaforma che individuava alcuni fondamentali diritti per i quali battersi in tutte le aziende del gruppo Fiat. Questo è indispensabile, al di là delle differenze economiche e sociali che continuano a sussistere e che temo sussisteranno ancora a lungo nei diversi Paesi. Certo, ci sono grandi difficoltà. Per esempio, il lavoro minorile va combattuto ovunque, anche se da noi il problema fondamentale, in un quadro devastato dalla disoccupazione, è dare il lavoro agli adulti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>La debolezza dei lavoratori serbi, il loro assoluto bisogno di lavorare è cinicamente usato dalla Fiat per imporre condizioni di lavoro e di salario pessime, per poi spiegare ai lavoratori italiani che devono fare altrettanto perché lo impongono le regole della competizione internazionale. Non è giunto il momento che in Europa si consolidi un coordinamento sindacale capace di impedire questo gioco al ribasso?</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Naturalmente dobbiamo impedire questo gioco perverso. Noi lavoratori e il nostro sindacato abbiamo perfettamente chiaro che il padrone è sempre in cerca della realtà in cui può fare maggiore profitto. <strong>I lavoratori serbi sono ora divenuti il bersaglio privilegiato perché dopo più di dieci anni di embargo, bombardamenti e liberlizzazioni selvagge si sono trovati a vivere sotto la soglia della povertà, avendo essi bisogno di tutto per sopravvivere.</strong></span></span> <a href="../2009/03/jugoslavia-dieci-anni-dopo/"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>La sporca guerra che abbiamo subito</strong></em></span></span></a><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong> </strong></em></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><strong> </strong></em></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>e l&#8217;instaurazione in Serbia di un vorace capitalismo che ha privatizzato tutto ciò che vi era di pubblico si sono trasformati in un boomerang anche per i lavoratori italiani contro i quali oggi viene scatenato il dumping.</strong></em></span> Per impedire questo genere di ricatti dobbiamo essere uniti e ripetiamo per l&#8217;ennesima volta che la nostra battaglia sindacale deve essere comune. Non possiamo chiudere gli occhi davanti alle difficoltà e alle minacce che oggi subiscono i lavoratori fratelli di altri paesi. Tuttavia bisogna sapere che ci sono la nostra estrema debolezza e la nostra povertà alla base di tutto, perché se noi ora stessimo meglio il padrone italiano non sarebbe venuto qui, e noi non avremmo accettato un salario di 200 euro al mese.<br />
 25/07/2010</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Raika Veljovica </span></span></p>
<p align="RIGHT"><a href="http://lettura-giornale.liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=81732&amp;pagina=2&amp;versione=sfogliabile&amp;zoom=no&amp;id_articolo=542686"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">liberazione.it</span></span></a></p>
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		<title>sindacato metalmeccanici serbi su presunto accordo con FIAT</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 14:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Pubblichiamo la lettera inviataci dal Jedinstvena Sindikalna Organizacija Zastava sul “presunto” accordo FIAT con il governo serbo.
Il sindacato dei metalmeccanici Serbi lo mette in dubbio e invita all&#8217;unità tutti i lavoratori del gruppo FIAT.
Red.metropolis

 
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			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pubblichiamo la lettera inviataci dal Jedinstvena Sindikalna Organizacija Zastava sul “presunto” accordo FIAT con il governo serbo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il sindacato dei metalmeccanici Serbi lo mette in dubbio e invita all&#8217;unità tutti i lavoratori del gruppo FIAT.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Red.metropolis</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="vertical-align: middle;" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/dai-metalmeccanici-serbi.jpg" alt="" width="645" /><br />
 </span></span></p>
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		<title>Fiat. Marchionne arrogante e provocatore: la LO in Serbia. A rischio Mirafiori</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 21:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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E’ lui il padrone. Arrogante, sprezzante, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, manager “moderno” con amicizie e laudi anche fra esponenti del centrosinistra, annuncia in una intervista che la monovolume, la LO, verrà prodotta in Serbia e non a Mirafiori.
E mette a rischio il futuro, già precario, dello stabilimento torinese. La colpa è del sindacato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://www.lsmetropolis.org/wp-content/manifzastava-300x214.jpg" alt="" width="380" />E’ lui il padrone. Arrogante, sprezzante, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, manager “moderno” con amicizie e laudi anche fra esponenti del centrosinistra, annuncia in una intervista che la monovolume, la LO, verrà prodotta in Serbia e non a Mirafiori.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E mette a rischio il futuro, già precario, dello stabilimento torinese. La colpa è del sindacato. “Ci fosse stata serietà da parte del sindacato &#8211; provoca  Marchionne &#8211; il riconoscimento dell’importanza del progetto, del lavoro che stiamo facendo e degli obiettivi da raggiungere con la certezza che abbiamo in Serbia la L0 l’avremmo prodotta  a Mirafiori”. Ancora: “Se non ci fosse stato il problema Pomigliano la L0 l’avremmo prodotta in Italia”. Poi la ciliegina sulla torta: “Dobbiamo essere in grado di produrre macchine senza incorrere in interruzioni di attività”. Tradotto: diritto di sciopero eliminato,  altrimenti ce ne andiamo all’estero, in Serbia.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La L0 sostituirà la Multipla, la Musa e l’Idea che si producono a Mirafiori. Domanda: nello stabilimento torinese cosa si produrrà? Risposta che si commenta da sola e definisce bene il personaggio: “A Mirafiori  faremo altro, ci stiamo pensando”. Questo è il personaggio che, insieme, nega il premio di produzione, disprezza i lavoratori, racconta balle quando afferma che “l’unica gente che insiste (per il premio di produzione ndr.) è quella che non ha guadagnato un soldo.</span></span></p>
<p align="LEFT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Due ore di sciopero in tutto il Gruppo</span></span></strong></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Marchionne più che a un manager moderno assomiglia sempre più a un Cesare, un imperatore che vuol comandare non solo sul “suo” impero, ma sull’universo mondo e quando qualcuno, qualcosa gli si mette di traverso con buone ragioni, rispolvera i vecchi metodi Fiat e licenzia per rappresaglia. Sono già cinque fra Melfi e Mirafiori i licenziati, sindacalisti Fiom e Cobas. </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ha rapidamente fatto scuola se si pensa alle denunce contro lavoratori e dirigenti sindacali Fiom fatte dalla Fincantieri di Genova, “colpevoli” di aver operato perché si tenesse una assemblea con istituzioni e forze politiche. Venerdì in tutto il gruppo Fiat saranno effettuate due ore di sciopero proclamato dalla Fiom mentre si preparano per la ripresa dopo il periodo estivo altre iniziative.</span></span></p>
<p align="LEFT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anche Confindustria presa alla sprovvista</span></span></strong></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La decisione di produrre la L0 in Serbia, annunciata per intervista, ha preso alla sprovvista anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria che ha annunciato un incontro con Marchionne per chiedere lumi esprimendo la convinzione che bisogna “evitare comunque conflitti troppo pesanti, che non fanno bene a nessuno ma, dall&#8217;altra parte, senza mollare sugli obiettivi di produttività. Il tema è complesso”. Dure le reazioni dei dirigenti della Fiom. Giorgio Cremaschi dice che “le affermazioni di Marchionne sono gravissime e confermano tutti i giudizi che abbiamo espresso in questa fase. La Fiat in realtà si prepara a chiudere Mirafiori e a dismettere l&#8217;Italia”.</span></span></p>
<p align="LEFT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dure prese di posizione di Cgil e Fiom</span></span></strong></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Segreteria Nazionale della CGIL in un comunicato afferma che “la scelta di spostare la produzione prevista nella stabilimento di Mirafiori in Serbia e le motivazioni addotte, sembrano confermare una linea basata sulla ritorsione nei confronti del sindacato e dei lavoratori in continuità con il clima determinato dai recenti licenziamenti” individuali.</span></span></p>
<p align="LEFT">”<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se così fosse – prosegue la Cgil – si continua nel paradosso che vede il più importante gruppo industriale italiano registrare, pur nella crisi, importanti performance che però stridono con la necessità di serie relazioni sindacali basate sul confronto e il rispetto reciproco. Non vorremmo che le azioni messe in campo contro il sindacato e i lavoratori servissero per giustificare scelte più gravi di disimpegno negli stabilimenti italiani.”</span></span></p>
<p align="LEFT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Critici Bersani e Chiamparino</span></span></strong></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il segretario del Pd, Bersani, parla di una “decisione sorprendente”. “Non ho capito – afferma – perché dice una cosa del genere: le condizioni che trova all&#8217;estero le trova anche a Torino. E&#8217; la città che in Italia ha più cultura industriale. Da un secolo a questa parte ha affrontato di tutto, da problemi organizzativi a crisi industriali. La vicenda merita un chiarimento. Non si può fare spallucce. Del resto la Fiat si chiama Fabbrica italiana automobili Torino. Il punto di partenza resta questo”. Bersani chiede poi al ministro del Lavoro Sacconi la convocazione di un tavolo fra le parti.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il ministro risponde accogliendo la richiesta, ma per dare ragione a Marchionne, tanto che afferma: “Occorrono relazioni industriali cooperative perché invece le attività che in qualche modo fermano la produzione, minoranze che bloccano la produzione, non incoraggiano questi investimenti”. Insomma il ‘modello Pomigliano’, con la rinuncia dei lavoratori a quanto previsto dalle leggi, dai contratti e dalla Costituzione.  Il ministro Calderoli ironizza e prende come una battuta le dichiarazioni dell’Ad Fiat. Se leggesse attentamente capirebbe che non è una battuta.<br />
 Di “scelta paradossale”, parla il sindaco di Torino Chiamparino, se fossero i lavoratori e la città di Torino “a pagare le conseguenze della vicenda di Pomigliano”. Una flebile presa di posizione viene dalla Fim Cisl, il cui il segretario nazionale parla di “decisione in contrasto con i programmi che prevedevano la futura produzione Fiat in un sito italiano”.</span></span></p>
<p align="LEFT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Indecorose dichiarazioni di Cisl e Uil</span></span></strong></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E’ già qualcosa, viste le indecorose dichiarazioni del segretario generale della Cisl, Bonanni il quale riferendosi ai programmi della Fiat dice che sono “una buona premessa non solo per Pomigliano” e parla di 20 miliardi di lire che saranno investiti in Italia nei prossimi sei anni. Visto le decisioni di Marchionne, Bonanni dovrebbe perlomeno arrossire. No, invita il manager “a non cadere nella trappola della Fiom che ha interesse a creare contrasti e a spingere alcuni lavoratori e l’azienda a comportamenti esasperati”. Nessun commento. I sindacati gialli che operavano alla Fiat al confronto erano pericolosi rivoluzionari. Angeletti, segretario generale della Uil, grida vittoria: “Una, dieci Pomigliano”. </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E il governo. Sacconi, sostiene Marchionne e se la prende con Epifani il quale condanna i licenziamenti per rappresaglia messi in atto dalla Fiat. Dice il ministro che ogni volta che si alza la mattina si guarda allo specchio e dice: “Odio la Cgil”. “ Non siamo negli anni settanta”, ammonisce il ministro. E’ vero si sta tornando agli anni cinquanta, con le discriminazioni sindacali, i licenziamenti, le punizioni. Con modestia e umiltà vorremo pregare Bersani e Chiamparino di fare più attenzione al modo in cui opera la Fiat. Pomigliano, speriamo, abbia insegnato qualcosa. Meglio tardi che mai, verrebbe voglia di dire. Oppure: ve ne dovevate accorgere prima.</span></span></p>
<p align="RIGHT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alessandro Cardulli</span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p align="RIGHT"><a href="http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=11300:fiat-marchionne-arrogante-e-provocatore-la-lo-in-serbia-a-rischio-mirafiori&amp;catid=54:lavoro&amp;Itemid=172"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">dazebao.org</span></span></a></p>
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		<title>IL COLPO DI STATO MONETARIO CONTINUA, SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO &#8220;BERLUSCHIONNE&#8221; E BRUXELLES</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 00:37:52 +0000</pubDate>
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L&#8217;ipocrisia del centro sinistra europeo (socialisti/PD/parte dei verdi) risiede nell&#8217;arte di celare uno dei maggiori eventi del quale è complice silenzioso in Europa assieme alla destra e liberali. L&#8217;approvazione del nuovo patto di stabilità che avrà effetti devastanti sul piano democratico e sociale sarà lo strumento con il quale i governi faranno pagare la crisi [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs050.ash2/35878_405446292295_541077295_4175167_8320721_n.jpg" alt="" width="330" />L&#8217;ipocrisia del centro sinistra europeo (socialisti/PD/parte dei verdi) risiede nell&#8217;arte di celare uno dei maggiori eventi del quale è complice silenzioso in Europa assieme alla destra e liberali. L&#8217;approvazione del nuovo patto di stabilità che avrà effetti devastanti sul piano democratico e sociale sarà lo strumento con il quale i governi faranno pagare la crisi sulla pelle dei lavoratori salvando le banche che l&#8217;hanno provocata. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se passa il meccanismo proposto dalla Task force nel quale opera Tremonti chiunque andrà al governo nei prossimi anni, dovrà obbedire senza battere ciglio &#8211; pena procedure d&#8217;infrazione &#8211; alle rigidissime politiche monetariste di Bruxelles che vengono decise in ristrettissime riunioni da pochi intimi. In Italia unica voce contraria oltre a quella della Federazione della Sinistra &#8211; che si è esperessa in queste settimane contro il colpo di stato monetario &#8211; è quella di Mercedes Bresso presidente del comitato delle regioni UE. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il fatto che la Bresso parli a nome di tutte le regioni europee minacciando addirittura di impugnare le misure contenute nel nuovo patto di stabilità davanti alla corte di giustizia UE la dice lunga rispetto alla gravità di tali misure che cozzano con il principio di sussidiarietà. Noi pensiamo che non basti affidarsi alla corte di giustizia per sperare di spuntarla contro i padroni anche se tutto può essere utile per bloccare questo processo. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il <strong>29 settembre i sindacati europei hanno indetto una mobilitazione</strong> che dobbiamo far crescere prima e tenere in piedi dopo perchè potrebbe essere una prima risposta da parte dei lavoratori a quanto accade. Se banche e Governi hanno dichiarato guerra di classe al popolo europeo, è bene che il popolo europeo si ribelli. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Dobbiamo quindi lavorare per uno sciopero generale europeo che apra lo scontro di classe sul terreno illibato del tecnicismo di Bruxelles.</strong> Occorre scendere in piazza da subito per evitare che ad ottobre il patto entri in vigore, ed occorre informare tutti rispetto alla gravità che tali decisioni avranno nel nostro paese. In queste ore si sta giustamente discutendo di non lasciare soli gli operai della Fiat in lotta proponendo una grande manifestazione contro il Governo &#8220;Berluschionne&#8221;, occorre che questo appuntamento abbia ben chiaro che uno degli <strong>avversari principali contro cui scendere in piazza è anche la Commissione di Bruxelles ed il suo golpe monetario. </strong><br />
</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>EUROPA-REGIONI: BRESSO,VERIFICA REGOLARITÀ SANZIONI DEFICIT</strong> (ANSA) &#8211; BRUXELLES, 16 LUG</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La proposta Ue di &#8216;punirè i Paesi con deficit eccessivi attraverso la sospensione dell&#8217;erogazione dei fondi europei destinati in gran parte alle regioni potrebbe violare il principio di sussidiarietà: questo l&#8217;allarme lanciato oggi dalla presidente del Comitato delle Regioni Ue (CdR), Mercedes Bresso, nel corso del suo intervento davanti al Parlamento della comunità autonoma spagnola dell&#8217;Estremadura. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bresso, in particolare &#8211; secondo quanto si legge in una nota diffusa a Bruxelles &#8211; ha osservato che la proposta avanzata dalla Commissione europea per sanzionare i Paesi con un disavanzo di bilancio superiore ai parametri fissati dal Patto di stabilità ha fatto suonare un campanello d&#8217;allarme. «Ci siamo subito resi conto &#8211; ha detto Bresso &#8211; che c&#8217;era un rischio serio: è legalmente possibile che l&#8217;Unione europea imponga condizioni alle autorità regionali e locali, riducendo la loro libertà d&#8217;azione in materia di regole di bilancio, attraverso la minaccia di sanzioni finanziarie?». </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il presidente del Comitato delle Regioni Ue ha quindi invitato tutti gli interessati a riflettere e approfondire la questione, annunciando comunque che i dubbi avanzati oggi saranno ripresi nel parere sulle proposte di Bruxelles che il CdR presenterà alla Commissione in autunno. Ma come «ultima risorsa» il Comitato delle Regioni, ha avvertito Bresso, potrebbe anche sollevare la questione davanti alla Corte di giustizia Ue </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><a href="http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7354&amp;catid=35&amp;Itemid=68"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">controlacrisi.org</span></span></a></p>
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		<title>Torino &#8211; presidio Boycott Israel</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 21:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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Torino- Piazza Castello angolo via Garibaldi 
Venerdì 9 luglio 2010 ore 17.30 



infoaut.org

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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Torino- Piazza Castello angolo via Garibaldi </span></span></strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="CENTER"><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Venerdì 9 luglio 2010 ore 17.30 </span></span></strong></span></p>
<p><a href="http://www.infoaut.org/articolo/torino-presidio-boycott-israel/" target="_blank"><img style="vertical-align: middle;" src="http://i629.photobucket.com/albums/uu16/neska_bucket/9lugliopresidioboycottisrael.jpg" alt="" width="645" /></a></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.infoaut.org/articolo/torino-presidio-boycott-israel/"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">infoaut.org</span></span></a></p>
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		<title>Monika Ertl, la donna che vendicò Guevara fu uccisa da Klaus Altmann Barbie.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 10:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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Monika Ertl, figlia di un tedesco compromesso col nazismo, vendicò Che Guevara sparando e uccidendo l”ufficiale dei servizi segreti boliviani Quintanilla Pereira. 
L’uomo che aveva ucciso il Che e poi era stato messo al sicuro nell’ambasciata boliviana in Germania. Lì lo trovò la Ertl e gli stampò una V in petto con tre colpi di [...]]]></description>
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<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://lombardia.indymedia.org/sites/lombardia.indymedia.org/files/1dress.jpg" alt="" width="330" />Monika Ertl, figlia di un tedesco compromesso col nazismo, vendicò Che Guevara sparando e uccidendo l”ufficiale dei servizi segreti boliviani Quintanilla Pereira. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">L’uomo che aveva ucciso il Che e poi era stato messo al sicuro nell’ambasciata boliviana in Germania. Lì lo trovò la Ertl e gli stampò una V in petto con tre colpi di pistola. Ma la donna, in una inarrestabile nemesi, cadrà poi a sua volta vittima di un nazista: un’imboscata organizzata dall’ex boia di Lione, il criminale nazista Klaus Altmann Barbie.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">All’incredibile altalena di assassinii e vendette non manca un’appendice italiana, visto che la pistola che uccise il giustiziere del Che fu fornita alla Ertl da Giangiacomo Feltrinelli, attraverso una rete internazionale della sinistra guerrigliera.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La vicenda è raccontata dal giornalista Juergen Schreiber nel libro “Sie Starb wie Che Guevara – die Geschichte der Monika Ertl” (Morì come Che Guevara – Storia di Monika Ertl).</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel 1971 Monika, allora trentaquattrenne, si presentò al consolato boliviano di Amburgo per chiedere un visto e per parlare col console.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Invece gli sparò tre volte lasciando tre fori nel suo petto a forma di “V” e un biglietto sulla scrivania con su scritto “victoria o muerte”, simbolo dell’Esercito di Liberazione boliviano.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Figlia di un collaboratore di Leni Riefenstahl riparato dopo la guerra in Bolivia, la Ertl aveva sposato un ricco boliviano-tedesco. Nel ‘69 abbandonò il marito per unirsi ai guerriglieri boliviani, diventando l’amante del loro capo, Inti Peredo, il successore del Che.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando anche Inti venne ucciso dal torturatore Quintanilla, Monika giurò vendetta.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tornò in Bolivia al fianco di Regis Debray per organizzare la cattura di Klaus Altmann Barbie, l’ex capo della Gestapo di Lione. L’ex amico non si fece mai prendere, ma con l’aiuto della polizia boliviana uccise la Ertl. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://lombardia.indymedia.org/node/30426">lombardia.indymedia.org</a></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
 </span></span></p>
<p>
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Dm4wq4K9v2c&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/Dm4wq4K9v2c&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Chiamparino spegne la mole in onore del soldato israeliano Gilad Shalit</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 23:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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Sindaco Chiamparino, perché non spegne le luci della Mole anche per la Freedom Flotilla e per i 10 mila prigionieri palestinesi?
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;
 
Egregio Sindaco Sergio Chiamparino,
apprendo con perplessità che lei ha accettato la proposta della Comunità ebraica  di far spegnere le luci della Mole Antonelliana, questa sera e in occasione della Festa di San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		H2 { margin-bottom: 0.21cm } 		H2.cjk { font-family: "SimSun" } --></p>
<h2><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sindaco Chiamparino, perché non spegne le luci della Mole anche per la Freedom Flotilla e per i 10 mila prigionieri palestinesi?</span></span></h2>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
 </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://www.comune.torino.it/torinoplus/files/Image/nightlife/nightlife-3.jpg" alt="" width="350" />Egregio Sindaco Sergio Chiamparino,</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">apprendo con perplessità che lei ha accettato la <a href="http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/post/2501849.html" target="_blank">proposta della Comunità ebraica </a> di far spegnere le luci della Mole Antonelliana, questa sera e in occasione della Festa di San Giovanni, in onore del soldato israeliano Gilad Shalit.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le rammento che il caporal Shalit venne catturato (non rapito, perché solo per i civili si usa il termire &#8220;rapire&#8221;) in territorio palestinese, mentre si trovava in missione di guerra e non certo di pace, e armato di tutto punto. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Signor Sindaco, a lei che fu eletto in quanto espressione dei valori politici, culturali e umanitari del centro-sinistra, non pare importante ostentare analoga solidarietà anche ai 10 mila prigionieri politici palestinesi, imprigionati da Israele perché partigiani resistenti contro l&#8217;occupazione della propria terra?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Signor Sindaco, lei fu eletto in qualità di rappresentante di tutti i cittadini, e non solo di una parte, e, in quanto presidente dell&#8217;Anci, è &#8220;ambasciatore&#8221; di tutti i Comuni d&#8217;Italia. Perché dunque non ha chiesto di spegnere le luci della Mole per manifestare solidarietà agli Italiani &#8211; giornalisti e attivisti &#8211; della Freedom Flotilla diretta a Gaza? Flottiglia che, come è noto, è stata vittima di un atto di palese pirateria in acque internazionali, e i cui membri sono stati rapiti e imprigionati da Israele.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Perché non ha spento le luci per ricordare le vittime innocenti della Flotilla umanitaria? Non sono essi degni di solidarietà quanto e forse più di un soldato catturato mentre era in azione di guerra su un territorio straniero?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come sindaco d&#8217;Italia non ha sentito la stessa urgenza di prendere posizione a favore e a tutela dei suoi connazionali?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">A maggior ragione come Sindaco di una città come Torino, storicamente gemellata con Gaza, ci si sarebbe aspettato un accenno di solidarietà politica e umana.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Constato invece con rammarico che non c&#8217;è proprio più alcuna differenza tra centro-destra e centro-sinistra, e lei, come il suo collega del Pdl, Alemanno, si pregia di render omaggio a un soldato di un altro Paese, ma tace sugli abusi di cui sono stati oggetto suoi connazionali, a bordo della FF per impegno professionale e umanitario.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non ci si lamenti allora che l&#8217;elettorato va in confusione e che i voti attesi di &#8220;qua&#8221; vadano &#8220;di là&#8221;. Ormai la differenza tra i due schieramenti è totalmente nulla.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Aspettiamo dunque con ansia che anche lei, come il suo collega romano, conferisca la cittadinanza onoraria al caporal Shalit.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma San Giovanni, si racconta, non vuol inganni&#8230;</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Angela Lano</strong></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, giornalista, direttore <a href="http://infopal.it/">InfoPal.it</a></span></span></p>
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		<title>La nuova legge anticomunista in Ungheria</title>
		<link>http://www.lsmetropolis.org/2010/06/la-nuova-legge-anticomunista-in-ungheria/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 17:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunista]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito Comunista ungheria]]></category>
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		<description><![CDATA[
Comunicato dell’ufficio stampa del C.C. del Partito Comunista di Grecia (KKE).
Il KKE condanna la mostruosa delibera, ignara della storia e provocatoria, della maggioranza governativa del Parlamento Ungherese con la quale si equiparano i crimini dei fascisti tedeschi e l’olocausto degli ebrei con i presunti “crimini del comunismo”.
La delibera governativa arriva al punto di sanzionare penalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Comunicato dell’ufficio stampa del C.C. del Partito Comunista di Grecia (KKE).</span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img style="float: right;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Rhodos_grafiti_KKE.JPG" alt="" width="330" />Il KKE condanna la mostruosa delibera, ignara della storia e provocatoria, della maggioranza governativa del Parlamento Ungherese con la quale si equiparano i crimini dei fascisti tedeschi e l’olocausto degli ebrei con i presunti “crimini del comunismo”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La delibera governativa arriva al punto di sanzionare penalmente la differente valutazione sugli avvenimenti storici, imponendo pene di reclusione da 1 fino a 3 anni per qualunque persona oserà negare pubblicamente i presunti “crimini” del comunismo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il governo del partito liberale Fidesz, rappresentando gli interessi della plutocrazia ungherese e incoraggiato dalle rispettive mosse anticomuniste dell’ Unione Europea, del Consiglio Europeo e delle altre organizzazioni imperialiste continua la sua discesa anticomunista. A fianco della legislazione sulla proibizione dei simboli comunisti ora si aggiunge anche la persecuzione penale per tutti quelli che non sono d’accordo con la lettura(anticomunista) ufficiale degli eventi storici.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questi fatti costituiscono una vera provocazione per la stessa verità storica poiché identificano il socialismo con l’olocausto degli ebrei quando è risaputo che i comunisti sono stati l’avanguardia per la sconfitta del fascismo e grazie agli incalcolabili sacrifici dell’Armata Rossa e dell’URSS si son liberati e salvati dalla certa eliminazione fisica centinaia di migliaia di ebrei dai campi di concentramento nazisti.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il popolo ungherese che viene bombardato dalla classe borghese del suo paese con gli stessi dilemmi terroristici circa il fallimento(economico) di quelli usati dalla plutocrazia qui in Grecia, riconosce bene il fatto che il governo si prepara a prendere nuovi provvedimenti antipopolari. Codesta politica è inseparabilmente collegata con l’intensificazione dell’anticomunismo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">I borghesi sforzandosi di “blindare” il loro futuro, attaccano il passato socialista e il contributo del socialismo e non esitano di abbandonare gli ultimi pretesti riguardanti la “libertà”, rivelando così la vera faccia della democrazia borghese che non è altro dalla dittatura dei monopoli. Però, malgrado l’attivazione delle persecuzioni e delle varie proibizioni da parte dei governi e dei loro partiti borghesi non potranno fermare lo sviluppo sociale. La nostra epoca è epoca di passaggio dal capitalismo al socialismo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le idee comuniste, la lotta per un altro potere, per il socialismo-comunismo è oggi più che mai attuale!</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">L’anticomunismo non passerà!</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Esprimiamo la nostra completa solidarietà al Partito Comunista Operaio Ungherese ed esigiamo il ritiro immediato di tutte le persecuzioni anticomuniste, dei divieti, dei provvedimenti e delle delibere contro i comunisti e il movimento popolare, che sono stati adottati nei paesi membri dell’ U.E.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Rizospastis 11.5.2011</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Traduzione: Giorgio Apostolou</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">da <a href="http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&amp;f=2&amp;IDArticolo=19526">lernesto.it</a></span></span></p>
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		<title>gli operai polacchi scrivono agli operai di Pomigliano</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 13:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d&#8217;Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia.
(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d&#8217;Arco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d&#8217;Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><img style="float: right;" src="http://www.indymedia.ie/attachments/dec2005/2img_0179.jpg" alt="" width="330" />(Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d&#8217;Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La Fiat ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, </em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>la Fiom resiste</strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>)</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d&#8217;Europa e non sono ammesse rimostranze all&#8217;amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend).</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">A un certo punto verso la fine dell&#8217;anno scorso è iniziata a girare la voce che la Fiat aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L&#8217;anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo &#8220;Giorno di Protesta&#8221; dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l&#8217;anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla Fiat che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>E&#8217; chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per noi non c&#8217;è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l&#8217;azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lavoratori, è ora di cambiare.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;">Originale tratta da <a href="http://libcom.org/news/letter-fiat-14062010" target="_blank">libcom.org</a> </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;">da <a href="http://mail.polito.it/Redirect/www.senzasoste.it/lavoro-capitale/lettera-dei-lavoratori-fiat-di-tychy-a-quelli-di-pomigliano" target="_blank">senzasoste.it</a></span></span></span></p>
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		<title>Appello dei sindacati palestinesi. Bloccate il carico e lo scarico delle navi israeliane</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 22:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rino</dc:creator>
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Bloccate il carico e lo scarico delle navi israeliane finché Israele non rispetti pienamente il diritto internazionale e metta fine al suo assedio illegale di Gaza.

“Il movimento sindacale palestinese”, soggetto chiave del Comitato nazionale per il “boicottaggio, disinvestimento, sanzioni” fa appello ai sindacati dei lavoratori portuali in tutto il mondo perché blocchino il commercio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
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<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-style: normal;"><strong>Bloccate il carico e lo scarico delle navi israeliane</strong></span></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong> </strong></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">finché Israele non rispetti pienamente il diritto internazionale e metta fine al suo assedio illegale di Gaza.</span></span></em></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><em><img style="float: right;" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:gXQNwcC0X7ESsM:http://fc04.deviantart.com/fs30/f/2008/124/d/f/Israeli_Blockade_of_Gaza_by_Latuff2.jpg" alt="" width="330" />“</em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il movimento sindacale palestinese”, soggetto chiave del Comitato nazionale per il “boicottaggio, disinvestimento, sanzioni” fa appello ai sindacati dei lavoratori portuali in tutto il mondo perché </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">blocchino il commercio marittimo israeliano in risposta al massacro operato da Israele di lavoratori e attivisti umanitari a bordo della Flotta per la libertà di Gaza</span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, finché Israele non rispetti il diritto internazionale e metta fine al suo illegale blocco di Gaza. Ubriaco di potere e impunità, Israele ha ignorato i recenti appelli del Segretario generale delle Nazioni Unite e il quasi generale consenso dei Governi del mondo per la fine dell’assedio, scaricando l’onere sulla società civile internazionale di sostenere la responsabilità morale di obbligare Israele a rendere conto di fronte al diritto internazionale, per mettere fine alla sua impunità criminale. I lavoratori portuali nel mondo hanno storicamente contribuito alla lotta contro l’ingiustizia, e in modo particolare contro il regime di apartheid in Sud Africa, quando i portuali hanno rifiutato di caricare/scaricare i cargo da e per il Sud Africa come uno dei mezzi più efficaci di protesta contro il regime di apartheid.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Oggi, vi chiediamo di </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">unirvi al “South African Transport and Allied Workers Union” (SATAWU)</span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, che ha deciso di </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">non scaricare le navi israeliane a Durban</span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> nel febbraio 2009 </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">per protestare contro la guerra di aggressione israeliana contro Gaza</span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> e al </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">sindacato svedese dei portuali “Swedish Dockworkers Union” [2] che ha deciso di bloccare tutte le navi israeliane e cargo per e da Israele per protestare contro l’attacco israeliano alla flotta della libertà e la prosecuzione dell’assedio mortale israeliano della striscia occupata di Gaza.</span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il perdurante blocco israeliano di essenziali alimenti, materiali per la salute, la scuola, la costruzione non è solo immorale, è una durissima forma di punizione collettiva, un crimine di guerra rigidamente proibito dall’art. 33 della 4 Convenzione di Ginevra, – che sta provocando povertà di massa, inquinamento dell’acqua, disastro ambientale, malattie croniche, devastazione economica e centinaia di morti. Questo triennale assedio medioevale contro 1,5 milioni di palestinesi a Gaza, è stato apertamente condannato da autorevoli esperti giuristi, incluso il relatore speciale delle Nazioni Unite Richard Falk, che lo descrive come, nella sostanza, un “lento genocidio”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il deprecabile attacco di Israele a navi disarmate è insieme una violazione del diritto marittimo internazionale e della Convenzione sul diritto del mare delle Nazioni Unite, che stabilisce che “l’alto mare dovrebbe essere riservato a obiettivi di pace”. Secondo l’articolo 3 della Convenzione di Roma “per la soppressione degli atti illegali contro la sicurezza della navigazione marittima” del 1988, risulta crimine internazionale per chiunque prendere o esercitare il controllo di una nave con la forza, ed è anche crimine ferire o uccidere persone durante queste azioni. Come hanno recentemente confermato eminenti esperti di diritto internazionale non c’è assolutamente alcuna giustificazione legale per l’atto di aggressione di Israele contro navi civili internazionali, cariche di aiuti umanitari e per lo sviluppo, per civili che soffrono sotto l’occupazione e un blocco palesemente illegale, che ha creato e sostenuto deliberatamente, con mani umane, una catastrofe umanitaria. La nostra risposta deve essere proporzionata a questa crisi.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gaza oggi è diventato il banco di prova della nostra moralità universale e della nostra comune umanità. Durante la lotta contro l’apartheid in Sud Africa, il mondo è stato ispirato dalle azioni coraggiose e basate su saldi principi, di lavoratori del porto che rifiutarono di gestire cargo sud africani, contribuendo significativamente a far crollare il regime di apartheid. Oggi chiediamo a voi, sindacati dei lavoratori dei porti del mondo, di fare lo stesso contro l’occupazione e l’apartheid israeliano. Questa è la più efficace forma di solidarietà per mettere fine all’ingiustizia e sostenere i diritti umani universali.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Firmato da:</span></span></strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">- Palestinian General Federation of Trade Unions (PGFTU) <br />
 &#8211; General Union of Palestinian Workers (GUPW) <br />
 &#8211; Federation of Independent Trade Unions (IFU) <br />
 &#8211; Palestinian Professionals Association <br />
 &#8211; Youth Workers Movement (Fatah) <br />
 &#8211; Central Office for the Workers Movement (Fatah) <br />
 &#8211; Progressive Workers Block <br />
 &#8211; Workers Unity Block <br />
 &#8211; Workers Struggle Block <br />
 &#8211; Palestinian Federation of Unions of University Professors and Employees (PFUUPE) –part of IFU <br />
 &#8211; Workers Liberation Front <br />
 &#8211; Labor Front Block <br />
 &#8211; Workers Solidarity Organization </span><span style="font-size: small;"> &#8211; Workers Struggle Organization- Includes the national syndicates of engineers, agricultural engineers, doctors, dentists, pharmacists, lawyers and veterinarians.</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="LEFT"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">[1] <a href="http://groups.google.com/group/cosatu-press/msg/a2ff0baff48201c4?pli=1">http://groups.google.com/group/cosatu-press/msg/a2ff0baff48201c4?pli=1</a></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">[2] <a href="http://ibnkafkasobiterdicta.wordpress.com/2010/06/03/the-swedish-dockers-union-decides-on-a-blockade-against-israeli-ships-and-goods" target="_blank">http://ibnkafkasobiterdicta.wordpress.com/2010/06/03/the-swedish-dockers-union-decides-on-a-blockade-against-israeli-ships-and-goods</a></span></span></p>
<p><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">da: <a href="http://zeitun.ning.com/profiles/blogs/appello-dei-sindacati">http://zeitun.ning.com/profiles/blogs/appello-dei-sindacati</a> – </span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">fonte: <a href="http://bdsmovement.net/?q=node/712">http://bdsmovement.net/?q=node/712</a><br />
 Traduzione di Alessandra Mecozzi</span></span></em></p>
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