Lotta No Tav in Valle di Susa, si apre una nuova fase.
ambiente e territorio
La val di Susa sarà il vostro Vietnam (scritta fatta il 3 luglio su un grande masso del bosco di Ramat, zona archeologica).
La lotta no tav in Valle di Susa, è in una nuova fase, se è vero che non hanno ancora iniziato a bucare la montagna, e nemmeno esploso le mine, hanno però tagliato tutti gli alberi, spianato tutto, portato via le nostre tende, ogni giorno gli operai vi lavorano… insomma il cantiere è in funzione.
Un cantiere in un fortino, con sfilo spinato israeliano, mura, miltari e polizia a difenderlo. (nota 1) Ma che ogni giorno si estende e cresce , come un cancro che divora la terra. Noi questo cancro lo dobbiamo fermare prima che si estenda nella Valle, dobbiamo fermare il cantiere.
La nuova fase ha le sue origini da quando, scacciati a colpi di gas dalla Libera Repubblica della Maddalena, non ci siamo più trovati nella condizione di dover impedire l’ingresso nei terreni agli stupratori della montagna, agli occupanti, bensì siamo nella condizione di dover riprendere il terreno perso, di riconquistare la nostra terra.
In questo anno abbiamo provato in tanti modi a riprendere il terreno: con la grande giornata del 3 Luglio, la resistenza della baita, l’estate dei tagli alle reti, delle passeggiate notturne, delle battiture, i vari tagli alle reti, le fiaccolate, la più grande marcia no tav con oltre 70mila persone e tante altre iniziative.
Dovremo continuare a provarci, andare nei luoghi del cantiere, stare in Clarea, fare il campeggio di lotta a fianco dei cancelli del fortino alla centrale a Chiomonte, consolidare i presidi.
Ma questo oggi non è più sufficente, perseverare in questa impostazione ci porta a reagire di rimando, a seguire i tempi imposti dal nemico, a perdere ulteriori terreni.
Dopo gli espropri, dopo l’allargamento e il tentato omicidio di Luca, gli arresti, il fioccare di denunce, dopo l’inizio delle devastazioni del territorio, dobbiamo sviluppare iniziative che abbiano la capacità di frenare, inceppare con l’obiettivo di bloccare l’avanzamento del progetto tav Torino-Lione.
Si tratta, nell’esperienza della lotta popolare, di trovare le forme per rallentare, impedire, rendere costoso e complicato lo svolgimento del cantiere e l’avanzamento dell’opera.
La recente assemblea popolare di Villarfocchiardo ha sancito il cambio di fase, le successive assemblee per i vari comuni della Valle e l’attività dei vari comitati devono renderlo consapevolezza generale.
L’assemblea ha poi definito nell’avvio di tre camapagne, lo strumento centrale della lotta in questa fase.
Contro le ditte che seguono i lavori e li rendono possibili, contro le forze di occupazione e il logistico che ne rende fattibile l’attività, contro l’apparato politico/ finanziario che lo sostiene e si attiva per la realizzazione dell’opera, contro il governo monti, il pd, la lega, le lobby politico-finanziarie, le banche,.confindustria sindacati ecc.
Questi 20 anni di lotta hanno prodotto una situazione, per il nostro movimento, ricca di esperienze, di fiducia tra di noi, di sentirci parte di una comunità in lotta.
L’essere valsusini è diventato non dove si è nati o si risiede, ma l’avere condiviso il freddo delle notti intorno ai fuochi, dietro le barricate, le feste a Venaus, i giorni della Libera Repubblica, la baita.
Un noi collettivo che da un No Tav corale ha fatto nascere un desiderio di idealità ribelle che, al di là di come si declina, parla di un altro mondo e della lotta per ottenerlo.
Abbiamo smesso di guardare la tv, di essere spettatori passivi della nostra vita, siamo tornati nelle starde a parlare, siamo diventati comunità e abbiamo imparato che oggi costruzione della comunitù significa comunità in lotta.
Abbiamo dimostrato di avere i numeri, l’intelligenza, la forza, tante volte tra i mille dubbi, le mille contraddizioni, le pratiche diverse, ma poi una volta deciso siamo sempre stati capaci di reagire tutti insieme, determinati e solidali.
L’abbiamo dimostrato al Seghino, con la ripresa di Venaus , con la lotta alle trivelle, con la reazione al tentato omicidio di Luca e alla presa della baita, per tre giorni nell’autostarda bloccata è rinata la libera repubblica e per alcune sere le truppe di occupazione hanno dovuto caricare per potere rirentrare nei loro alberghi.
Abbiamo saputo respingere i vari politicanti, avere un’autonomia dal governo e partiti, non accettare la logica dei tavoli, dei compromessi , delle compensazioni, ecc.
Abbiamo respinto chi voleva dividerci, tra buoni e cattivi, di valle e di di fuori, da chi voleva intimidirci con gli arresti per isolare i prigionieri, ci siamo annusati, ascoltai , guardati. Abbiamo riconosciuto le diversità e il piacere di contaminarsi, abbiamo praticato l’inclusione nella complicità e nella solidarietà che è essere sorelle fratelli nel conflitto.
Abbiamo invitato tutti i solidali a raggiungerci in valle, a costruire iniziative nei loro territori, e il popolo che lotta ci ha risposto, ovunque iniziative, occupazione, blocchi. Un movimento, il nostro, che a prescindere da noi , dal nostro declinarci , appare come una speranza per molti in tutto il paese.
Oggi tutto questo dobbiamo valorizzarlo nella nuova fase, dobbiamo tenere insieme come sempre abbiamo fatto, i diversi aspetti, le campagne devono essere di lotta fatta con l’informazione, l’inchiesta , le varie pratiche necessarie per incepparne il meccanismo, dai fax per intasargli le linee, ai blocchi, contando sul fatto che per danneggiare una ditta si può colpire anche ciò che le sta intorno e le permette di sopravvivere (compagnie d’assicurazione, banche finanziatrici ecc…).
Bisogna anche sapere che l’attacco repressivo e mediatico continuerà, come dimostrano le nuove recenti 30 denunce e la campagna politico mediatica che ci accusa di fare liste di proscrizione con i nomi delle ditte su manifesti che abbiamo appeso in Valle, ma come dimostra, più in generale, l’uso sempre più frequente di cariche, gas cs e denunce contro tutti i movimenti di lotta in italia.
Non dobbiamo farci intimorire da questo attacco che sarà sempre più feroce via via che li ostacoleremo.
Questo è il nostro territorio, in cui siamo nati, in cui viviamo e lottiamo, questo fa di noi una comunità e siccome questo senso di comunità in lotta fa paura ai politici e ai padroni, ci accusano di non essere democratici, di fare le liste di proscrizione, perchè abbiamo osato alzare la testa la testa davanti ai camion, alle ruspe, alle reti e ai politicanti di turno.
La loro democrazia, al massimo, ci concede di essere a fianco della loro strada, con il cartello in mano in cui diciamo che abbiamo ragione, ma guai se ci mettiamo di fronte, per impedirgli di marciare sulla nostra terra, per impedirgli di distruggerla, se vogliamo fermarli siamo antidemocratici e un pericolo nazionale!
Ma noi in questi anni abbiamo capito che questa loro democrazia non è giusta, non vogliamo stare a guardare, protestando democraticamente mentre distruggono la nostra terra.
In questi anni li abbiamo frenati con la lotta, con questa dobbiamo continuare.
L’esperienza ci ha dimostrato che anni di discussioni sulla riscoperta della lingua dOC, l’Occitania, ecc non hanno prodotto comunità, la lotta no tav ci è riuscita.
Abbiamo sperimentato insieme il freddo della notte, il calore del giorno, l’agora’ delle barricate, di Venaus, Bussoleno della Libera Repubblica, questo ci ha fatto diventare comunità.
Oggi tutta questa esperienza deve riflettersi tramite i gruppi locali, in ogni paese, zona della valle , per informare spiegare la fase in corso e sopratutto per iniziare a praticare l’obiettivo di rallentare sino a fermare la linea in costruzione.
Il nostro movimento si è sempre distinto per fare ciò che dice, oggi dobbiamo, fermare, inceppare la normale circolazione delle aziende e delle truppe sul territorio, ogni spostamento gli deve costare devo sentirsi in terra nemica, sono nel nostro territorio questa è la nostra forza.
La lotta no tav non ha possibilità di mediazione, la linea ad alta velocità o si fa o non si fa, per questo i nostri avversari devono cedere e cederanno solo se per costruire questi cantieri il loro costo diventerà sempre più ingestibile, solo se sapremo far pagare la loro presenza, in termini economici e di ordine pubblico.
Il nostro movimento, la Valsusa ha conquistato i cuori di moltissima gente in tutto il paese e il fenomeno è destinato ad aumentare.
Per ciò bisogna trovare proposte di lotta che attualizzandosi alla nuova fase possano essere praticate da tutti e ovunque a seconda di sensibilità e fantasia.
Pur apprezzando e ritenendo fondamentale il sostegno alla lotta no tav nei vari territori e la partecipazione dei tanti e tante in valle bisogna trovare le ragioni locali di azione, per ” incendiare la prateria”.
La disponibilità all’azione è cresciuto in tutto il paese, ma bisogna “nutrire e coltivare” questa propensione, anche perchè, al di la del TAV, le cose stanno volgendo al peggio da vari punti di vista, non solo in Italia, è un momento in cui è necessario intensificare e coordinare le lotte.
A partire dalla Valle di Susa dobbiamo essere in grado di rendere efficaci le campagne organizzandole e portandole avanti condividendo l’organizzazione e i momenti di mobilitazione, in Valle e fuori, usando ogni momento e ogni strumento per far comprendere e diffondere le ragioni del movimento, concorrendo sempre ad allargare il sostegno e la complicità nei nostri confronti e nella lotta contro quello che sempre di più è un nemico comune, di chi lotta contro devastazione, sfruttamento e ingiustizie.
Ci aspetta un estate di lotta.
Camminando sulla via dei lupi,
Jacob Sabot
nota
1) Per un analisi del fortino si veda l’articolo “dissanguare il mostro”, pubblicato nello scorso numero di terra selvaggia.














[...] http://www.lsmetropolis.org/2012/07/no-tav-nuova-fase/ [...]
11 luglio 2012 alle 06:23