L’imbroglio dei contratti marchionnizzati
Lavoro
Oramai dovrebbe essere chiaro, i rinnovi dei contratti nazionali si stipulano solo per peggiorare formalmente le condizioni di lavoro.
Ultima prova il contratto delle ferrovie, presentato come un successo per l’aumento medio a regime di 160 euro lordi medi e soprattutto per l’una tantum di 1600 euro. Solo che si dimentica che il contratto precedente era scaduto nel 2006 e quello firmato scadrà nel 2014. Gli aumenti riguardano ben 8 anni e dunque non coprono neppure la tenuta dei salari rispetto all’inflazione. Si conferma così la tendenza alla riduzione dei salari sottolineata da Istat e Banca d’Italia.
I lavoratori decontrattualizzati son sempre di più. Nelle stesse ferrovie l’azienda Italo di Montezemolo e soci può applicare ai lavoratori un sottocontratto low cost, grazie alla gentile concessione del governo Monti, che ha scavalcato a destra Sacconi che invece l’aveva vietato. Una parte crescente del mondo del lavoro ha oramai accordi individuali al posto dei contratti, con retribuzioni da fame.
Così i padroni hanno buon gioco, per i lavoratori ancora tutelati dai contratti nazionali, a calare il valore dei salari rinviando nel tempo gli accordi e poi strangolando i dipendenti con accordi forfettari che non recuperano quanto perduto. Questo succede in tutti i contratti firmati e succederà a ciò che resterà dei dipendenti pubblici dopo la cura Brunetta-Monti.
Ma la perdita salariale, per quanto grave, è il minore dei mali. La realtà è che tutti i contratti nazionali firmati cancellano diritti storici e peggiorano tutta la normativa. Il contratto separato Fiat ha accelerato un processo in atto da tempo. Ora si firma solo se si è disposti ad accettare il degrado. Che si manifesta sia negli accordi separati- metalmeccanici, commercio- sia in quelli ‘unitari’- bancari, ferrovie, tra poco gommaplastica.
In cambio dello strangolamento salariale si aumenta l’orario di lavoro, si riducono pause e riposi, si cancellano diritti e libertà, si allarga l’area del precariato e del salario differenziato in basso per i giovani, si liberalizzano gli appalti.
Tutti i contratti firmati hanno più o meni questi contenuti, ultimo proprio quello delle ferrovie che in virtù dell’aumento degli orari produrrà alcune migliaia di esuberi. Insomma si firma solo se, quando e alle condizioni che vogliono i padroni.
Facciamo una controprova. Qualsiasi sindacato che oggi proponesse alla controparte di rinnovare il contratto rinunciando ad ogni aumento, ma confermando tutta la precedente normativa su condizioni di lavoro e diritti riceverebbe un no secco. Si firma solo se si è disposti a formalizzare il peggioramento.
Così la Federmeccanica ha presentato una propria piattaforma che vuole estendere l’accordo Marchionne a tutti i metalmeccanici con qualche danno in più.
Per questo il rinnovo del contratto sarà sempre più un imbroglio ai danni dei lavoratori, a meno che non si cambi radicalmente sistema.
La Fiom e l’Orsa hanno denunciato la violazione dell’accordo del 28 giugno 2011. La prima perché esclusa dal tavolo del contratto, la seconda perché alle ferrovie lombarde Trenord non si fa il referendum sull’accordo aziendale. E’ normale che un sindacato si appigli a tutte le contraddizioni possibili in ciò che combatte.
Tuttavia dobbiamo dire che questa devastazione contrattuale è proprio figlia dell’accordo del 28 giugno, che ha dato il via libera alla marchionnizzazione dei contratti e che poi è stato trasformato in legge da Berlusconi e confermato e rafforzato da Monti.
Oggi si critica molto e giustamente la passività di Cgil Cisl Uil di fronte ai disastri del governo. Bisogna però aggiungere che la passività contrattuale a volte è anche peggiore e che essa fa il paio con la prima. E i lavoratori subiscono i contratti come le ‘riforme’ di Monti e Fornero, augurandosi che non tocchi a loro o che almeno sia limitato il danno
Un sindacato degno di questo nome riconquisterà salario, diritti e poteri per il lavoro, solo lottando contro Monti nel paese e contro il 28 giugno nei luoghi di lavoro.
Giorgio Cremaschi
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