Tradimenti, traditori… riflessioni mentre la Libia brucia
Internazionale, NO WAR
Le testimonianze delle persone sopravissute, con dignità, ai lager, alla prigionia, agli interrogatori e alle torture sotto i regimi più dittatoriali e cruenti sono sempre molto benevole verso chi, per umana debolezza, in analoghe condizioni, ha tradito i propri simili e le proprie radici culturali. Tanto meno io, vissuta in un luogo e in un periodo storico privilegiato, ho titolo per esprimermi in materia.
Inquietanti sotto il profilo morale e psicologico mi appaiono i comportamenti individuali di chi pur di garantirsi una scalata sociale arriva a forme di criminale negazione delle proprie radici.
Parrebbe essere il caso di Nicolas Sarkozy appartenente, con molta probabilità, al pacifico popolo rom, da egli stesso perseguitato in Francia mentre, in tutta segretezza, preparava la guerra contro la Libia, poi puntualmente realizzata.
D’altro canto le origini di Adolf Hitler erano quasi sicuramente ebraiche e l’ex segretario di stato USA Madeleine Albright si è rivelata un accanito persecutore del popolo serbo che l’aveva protetta quando, nella seconda guerra mondiale, era un’indifesa bambina ebrea.
Altrettanto significativi sono i percorsi esistenziali e professionali degli afro-americani Condoleeza Rice e Colin Powell i quali, senza remore, hanno collaborato con un partito razzista come quello repubblicano statunitense e hanno agito in prima persona per aggredire e schiavizzare l’Irak e l’Afganistan.
L’opposizione parlamentare italiana appare un caso molto complesso.
Molti suoi esponenti, quando avevano primarie responsabilità politiche e di governo hanno rinnegato i principi della nostra Costituzione in tema di guerra, partecipando militarmente e con una serrata propaganda all’aggressione della NATO contro la Jugoslavia. Da allora sono passati dodici anni: erano possibili non dico un senso di colpa, molto difficile nelle persone presuntuose, ma un ripensamento o almeno l’elaborazione di una nuova strategia diplomatica che evitasse l’annientamento e la riduzione alla povertà di uno stato evoluto quale è la Libia.
Il macabro spettacolo offerto supera ogni peggiore aspettativa. Già prima dell’intervento armato contro la Libia, Walter Veltroni cercava visibilità mediatica al grido di “Se non ora quando!”. L’aggressione alla Libia è stata appoggiata, in modo bipartisan e, con un servilismo che sarebbe patetico se non avesse risvolti sanguinari, Massimo D’Alema, in questi giorni si vanta per la sua gestione della guerra contro la Jugoslavia (che egli chiama “missione in Kosovo”) e la capacità organizzativa con cui ha saputo gestire i 25.000 profughi di allora, a differenza di quanto ora accade a Lampedusa. Come lui, l’intera opposizione lancia il messaggio: “Noi siamo i colonialisti più efficienti, noi sapremmo fare molto meglio questo lavoro sporco!”.
28 marzo 2011
Piera Tacchino













