Ma la Cgil fa i conti senza la Fiom
Lavoro
Una grande «unità», «tutti insieme»: è quasi un mantra nelle parole dei confindustriali, che a Genova improvvisamente riscoprono la Cgil. D’altra parte, non solo Guglielmo Epifani ha aperto al dialogo, ma sembra che soprattutto Susanna Camusso – che con tutta probabilità gli succederà allo scranno più alto del sindacato – sia pronta a grandi cambiamenti. Il discorso di «investitura» dell’annunciata (sulla stampa) leader Cgil non si è tenuto nella capitale, né a Genova, ma nel cuore dell’Italia, nella umbra Todi, dove la confederazione – nel corso di un seminario un po’ defilato rispetto alle cronache nazionali – ha deciso la sua nuova linea. «Bisogna ripensare gli ambiti e le forme della contrattazione – dice il comunicato finale – per tentare di includere larghe fasce del mondo del lavoro». «Dobbiamo parlare a tutti coloro a cui oggi non parliamo», lo slogan todino della Camusso. «Serve coraggio per elaborare una riforma, capace di scombinare le carte», le ha fatto da controcanto l’uscente Epifani.
Ma perché la Confindustria adesso cerca il dialogo?
Marcegaglia ha da tempo «scaricato» il governo, preso dalla massima confusione: ieri ha un po’ corretto il tiro rispetto agli attacchi degli ultimi giorni, spiegando che si augura un ricompattamento il 29 settembre, quando si voterà la fiducia, e aggiungendo che «l’esecutivo deve andare avanti». Ma, dall’altro lato, ha spiegato che «le imprese e la società civile stanno perdendo la pazienza, e non possono più aspettare le riforme». Così, il colpo di fulmine per la Cgil, e un rapporto più stretto con lo stesso Pd.
Pierluigi Bersani, dal canto suo, ha dato l’ok al «Patto sociale» chiesto dalle imprese, pressato com’è da un partito quasi ingovernabile: con l’accelerazione verso il centro di molti cattolici, e la pressione che eserciterebbe lo stesso leader Cisl Bonanni per veicolare gran parte del Pd verso un Grande centro. Solo una piccola parte degli ex diessini, più i «cofferatiani», sarebbero per tenere un prezzo più alto a un eventuale accordo. Per gli altri no, il Patto va siglato, e in fretta: l’accordo informale tra Cgil e Pd sarebbe già fatto, il nuovo modello contrattuale deve avere la firma di tutti i sindacati, basta divisioni.
Ma quando? C’è chi addirittura vorrebbe prima del 16 ottobre, data della manifestazione Fiom a Roma. Ma sembra difficile, i tempi sono un po’ stretti. La settimana prossima potrebbe chiudersi l’intesa sulle deroghe al contratto dei metalmeccanici, senza la Fiom. Il 4 ottobre si aprirà il tavolo sulla competitività, con la Cgil invitata non come semplice «osservatrice», ma con grandi aspettative di accordo. Già nelle prossime due settimane la polarità interna al più grande sindacato potrebbe portare dalle scintille a una vera «esplosione», con un conflitto esplicito tra Fiom e Cgil.
Se mai Epifani, o Camusso, dovessero firmare il cosiddetto «tagliando» all’accordo separato del 2009, la minoranza in Cgil potrebbe chiedere un voto tra tutti gli iscritti, o in subordine potrebbe lanciare una raccolta di firme. Ieri a parlare esplicitamente contro l’accordo era Giorgio Cremaschi. Dall’altro lato, Cgil, Cisl e Uil potrebbero decidere una votazione generale, come fu per il Protocollo welfare nel 2007, e così disinnescare gli scontenti.
26/09/2010
Antonio Sciotto













