Rosarno- Ma veramente vogliamo ancora non capire?

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Immigrazione, razzismo


 

Le intimidazioni e le violenze, in Calabria, avvengono con una certa frequenza, ma difficilmente si vede la gente per strada che manifesta contro le prevaricazioni, per questo motivo quello che sta succedendo a Rosarno è significativo per una terra difficile come la Calabria.

Gli africani della piana di Gioia Tauro si sono ribellati dopo che alcuni di loro sono stati colpiti con un’arma ad aria compressa. Lo scorso anno due ivoriani vennero feriti con un’arma da fuoco, anche in quell’occasione l’indignazione sfociò in una manifestazione ma senza tafferugli. Gli africani vivono come bestie, ammassati in edifici abbandonati, lavorano nei campi, raccolgono arance e mandarini. Una situazione da “terzo mondo”. La loro condizione disperata li ha portati a non aver cura di niente dopo la violenza subita e accecati dalla rabbia hanno distrutto tutto ciò che gli veniva a portata di mano per le strade di Rosarno. La gente è spaventata, i giornali riportano le notizie di qualche ferito anche tra i cittadini rosarnesi e, mentre scrivo, leggo che circa sette extracomunitari sono stati arrestati.

Citando Roberto Saviano viene da chiedersi: “come abbiamo fatto a diventare così ciechi, asserviti, rassegnati e piegati, mentre gli ultimi degli ultimi, gli africani, sono riusciti a tirar fuori più rabbia che paura e rassegnazione?”. Le comunità africane di Rosarno e di Castel Volturno, non bisogna dimenticarlo, sono le uniche due comunità che si sono ribellate alle mafie. A settembre del 2008 per mano dei casalesi venivano uccisi sei africani e nella cittadina casertana si scatenò un clima di guerriglia urbana simile a quello che in queste ore ha avvolto Rosarno. Gli africani si sono sostituiti a noi, ai calabresi, ai campani, agli italiani. Loro si ribellano alle umiliazioni subite. In Calabria dove la presenza dello Stato si avverte come il vento in una giornata calda ed afosa d’estate, gli africani si sono integrati solo grazie all’impegno di alcuni volontari. Altrimenti per il resto della popolazione sono come dei porci in un porcile, lasciati a sé stessi, per servirsene quando ce n’è bisogno.

Dopo quest’ultima protesta è probabile che in tanti chiedano di mandarli via, alcuni lo stanno già facendo, perché questo è il destino di chi in Calabria non vuole piegare la testa. O viene cacciato, o se ne va spontaneamente. Chi rimane, invece, è destinato ad essere isolato e a subire. Quasi come nei racconti di James Joyce che in “Gente di Dublino” analizza il tema dalla paralisi morale e della fuga, a differenza che mentre nei racconti dello scrittore irlandese la fuga non viene mai intrapresa, in Calabria avviene spesso.

Il desiderio di una vita tranquilla, lontana dalle ribellioni ha un prezzo da pagare: il silenzio e quindi la rabbia da tenere rinchiusa nel petto anche quando si è l’oggetto diretto di un sopruso.

Gli africani ci stanno insegnando che agendo insieme, si può cancellare la paura e il senso di frustrazione, ci stanno insegnando il sano principio dell’inviolabilità della persona umana. La degenerazione della loro protesta non deve indurci nell’errore di scambiare i ruoli, di considerare loro come i criminali e gli altri come dei benefattori che vogliono pulire il territorio. È facile etichettare. Il loro gesto è l’ultimo stadio di una sofferenza covata nel tempo e dovuta all’ostilità mostrata da un’Italia che considera criminale chi è senza casa, senza soldi e viaggia su un barcone, rischiando la vita in cerca di un futuro migliore da dare a sé stesso e alla propria famiglia. Mi chiedo come facciamo noi, che abbiamo avuto antenati morti per la mancanza di cibo mentre andavano in giro a chiedere l’elemosina, a non capire la loro situazione. Come facciamo a restare inermi davanti allo sfruttamento delle loro braccia, dei loro corpi magri, nutriti da arance e mandarini.

Davvero non riusciamo a capire che quella degli africani di Rosarno e di Castel Volturno è una vera e propria denuncia? Non vogliono sottostare, non vogliono rassegnarsi. Stanno chiedendo rispetto e libertà. Noi cosa siamo in grado di dargli? Sarebbe meglio non prendere in considerazione le dichiarazioni di alcuni politici, sempre se non vogliamo credere alla favola di alcuni disperati senza tetto e senza dignità che hanno deciso di sfondare vetrine poiché criminali, magari trafficanti di cocaina e che vengono a rubarci il lavoro.

Gli africani pagheranno la loro violenza. Ma si assuma la propria responsabilità chi ha alimentato il razzismo verso chi ha un colore della pelle diverso dal nostro o non professa la nostra stessa religione, si assumano responsabilità coloro che alimentano l’odio verso questa gente, facendo credere agli italiani che il male di questo Paese sia la diversità culturale e non le mafie che rappresentano invece il cancro incurabile di una Repubblica fondata sul sangue dei giudici Falcone e Borsellino.

Sabato 09 Gennaio 2010

Damiano Zito

da strill.it

Pubblicato sabato 9 gennaio 2010

2 Commenti a “Rosarno- Ma veramente vogliamo ancora non capire?”

  1. antonio camuso dice:

    ROSARNUM LIBERA EST!
    http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/rosarno_libera_est.htm

    Il console e prefetto Publius Hrodebertus Marronius fu svegliato con molta discrezione dal suo collega, il tribunum militum di origine siciliana Egnatius LaRussus, con l’annuncio che dopo colazione avrebbe potuto constatare di persona come, quanto aveva disposto la sera precedente il delegato romano, era stato completato.
    Marronius si lisciò i baffi dopo aver intinto le dita in un bacile d’argento colmo di acqua di rose appena colte, pregustando le accoglienze trionfali che gli avrebbe tributato il Senato romano prima e poi il popolo padano a Mediolanum con questa sua ultima impresa .
    Il rumore di asce e martelli, che aveva accompagnato il suo tranquillo riposo notturno, in effetti stava andando a scemare e uscendo dalla sua tenda, posta vicino ad uno dei cippi miliari della via Popilia ( l’antica consolare che collegava Capua a Regium), constatò l’eccezionale visione di una sterminata fila di croci infisse lungo i bordi della stessa.
    Fra poco su quelle croci sarebbero stati appesi i capi e i partecipanti più esagitati della rivolta di schiavi africani che aveva sconvolto la tranquilla provincia reggina, mentre alcune centinaia di schiavi, che si erano prontamente arresi dinanzi alle centurie romane e alle militie locali, attendevano rinchiusi come belve in un serraglio, di essere fustigati e trasferiti sulle galere imperiali.
    Lì avrebbero meditato sino alla morte come, l’aver rifiutato un piatto ( anche se miserabile ) al giorno, lavorando appena 16 ore su 24 negli orti patrizi calabresi, fosse stata la più scellerata scelta della loro vita.
    A poca distanza dalla tenda del console, attendevano, osannanti, gli amministratori e i padroni delle ville patrizie di Rosarnum devastate dalla rivolta degli schiavi che aveva messo in pericolo la pax romana nel sud della Penisola.
    Rendevano tutti grazie, offrendo doni e riconoscenza eterna al sommo rappresentante dei popoli romano e padano, ma facevano presente che ora, privati dell’oro nero, gli schiavi africani, la loro situazione di possidenti e produttori agricoli della ridente piana calabrese sarebbe stata irta di difficoltà.Chi ora avrebbe potuto lavorare i campi per rifornire le ricche mense dei patrizi romani e milanesi?
    Marronius, lisciandosi i baffi, li ringraziò per la collaborazione che avevano dato alle sue truppe legionarie nella caccia allo schiavo negro, fornendo feroci cani lupo, mastini, addirittura delle tigri addomesticate e schierando i loro figli migliori e gli schiavi di origine germanica, che non avevano voluto aderire alla rivolta, accanto ai milites romani.
    Questo nuovo patto tra i potenti del luogo e lo Stato centrale, ma innanzitutto con lui Marronius esponente di spicco del popolo padano, lasciava intendere che altri e migliori scambi di affari e clientele politiche si sarebbero strette tra i commercianti e banchieri settentrionali e latifondisti della provincia calabro-siciliana.
    Un patto che in data odierna sarebbe stato siglato, con l’offerta coatta di parti di suolo pubblico calabrese agli speculatori edili del Nord, che sognavano da tempo insediare le loro ville per le vacanze estive nell’Agro di Scilla e Cariddi .
    Il console Hrodebertus Marronius, il cui nome tradiva le sue origine germaniche, un liberto , ovvero uno schiavo liberato e adottato dal suo padrone Publius Silvius Berluscus, assicurò che ben presto in Senato sarebbe stato discusso il finanziamento di nuove campagne militari ad oriente ai confini dell’Impero e quindi nuovi schiavi avrebbero sostituito quelli andati perduti nella rivolta.
    Schiavi provenienti da popoli e tribù spesso in guerra tra loro e che, difficilmente, avrebbero potuto legare tra loro in futuro e coalizzarsi in rivolte pericolose, come quella del gladiatore tracio Spartaco, che tempo prima aveva devastato il Sud d’Italia
    Un messaggero intanto stava già cavalcando alla volta di Roma con un lapidario messaggio di Marronius: -“ Rosarnum libera est!” e gli scalpellini stavano erigendo sul luogo il famoso Cippus Marronius Rosari, un cippo ad onore del console che avrebbe tenuto compagnia con quello eretto a Polla dal suo collega Publius Popillius Laenas in occasione di un’analoga vittoria contro gli schiavi sulla omonima via consolare Popilia Capua-Regium nel 132 A.C.
    Su questo cippo sarebbe stato scritto ET·EIDEM·PUBLIUS –HRODEBERTUS MARRONIUS- TRIBUNUM-CONSUL ·IN BRUTTIUM ET SICILIA- FVGITEIVOS·ITALICORVM- CONQVAEISIVEI·REDIDEIQVE- HOMINES· DCCCC- EIDEMQVE-PRIMVS·FECEI·VT·DE·AGRO·POPLICO
    AEDILES (PALAZZINARUM) MEDIOLANI ·CEDERENT·PAASTORES
    La cui traduzione suona così in latino padano:-“Ed io Publio Roberto Marronius Tribuno console in Calabria e Sicilia, catturai e riconsegnai gli schiavi fuggitivi degli Italici, per un totale di 900 uomini, e parimenti per primo feci in modo che sull’agro pubblico i pastori cedessero agli edili palazzinari milanesi.

    Antonio Camuso
    http://www.pugliantagonista.it/osservatorio.htm
    mail: osservatoriobrindisi@libero.it
    Osservatorio sui Balcani di Brindisi
    Brindisi 9 gennaio 2010 A.D.

  2. I fatti di Rosarno « Laboratorio Cittadinanza Attiva -Vicenza dice:

    [...] Fortress Europe: Arance amare da Osservatorio sul razzismo in Italia: immigrati presi a pallettoni da Metropolis: ma veramente vogliamo ancora non capire? da TeleReggioCalabria: migranti sfruttati da [...]

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