Hanno ammazzato un negro di merda

Stampa questo articolo Invia questo articolo ad un amico Immigrazione, razzismo



Da 8 anni in Italia, a Biella, Ibrahim era nella tipica condizione di chi cerca lavoro e cambia lavori che restano precari. Da qualche mese lavorava per un artigiano edile, affittava, per vivere, uno spazio di proprietà dell’imprenditore.

Uno di quei padroni che gli osservatori economici considerano la spina dorsale del nostro apparato produttivo! Quelli che assumono in nero e sempre a termine, quelli nelle cui imprese lavorano prevalentemente migranti, quelli nelle cui imprese accadono molti incidente sul lavoro, quelli che evadono sempre le tasse, uno di quelli che spesso non rispetta i patti.

Uno di quelle figure economiche dell’Italia dell’oggi e del domani ha ucciso Ibrahim con nove coltellate e l’ha gettato in un fosso nelle risaie vercellesi, per nasconderlo e per dimenticarlo.

L’ha ucciso perché chiedeva di essere pagato. A lavoro terminato, non lo pagava da mesi, chiedeva ciò che gli spettava. Ma il padrone è padrone e ha messo fine alle richieste insistenti del migrante senegalese.

Chissà se uccidendolo gli gridava “negro di merda!”.

L’artigiano forse, semplicemente, credeva che le sue esigenze venissero prima di quelle di Ibrahim, perché lui è italiano e anche il padrone.

Lui è certamente colpevole: ha confessato. Ma ci sono molti altri complici, come chi pensa che prima ci siano i diritti degli italiani o che le nostre origine siano certamente cristiane o chi dice che “questi”, prima di tutto, debbano adeguarsi alle nostre regole o chi ha introdotto il reato di clandestinità e ha istituito i CPT. Tutti questi hanno aggiunto un pò di forza a quelle coltellate e insieme l’hanno spinto nel fosso, per dimenticarlo, per cancellarlo!

Alla fine hanno solo ammazzato “un negro di merda”.

marco sansoè

Laboratorio sociale “la città di sotto”

PS: il Laboratorio sociale “la città di sotto” abbraccia Adam, il fratello di Ibrahim, un nostro amico.

 

Pubblicato lunedì 7 dicembre 2009

4 Commenti a “Hanno ammazzato un negro di merda”

  1. VERITA’ DA NON VEDERSI – Rosarno e la Rognetta degli schiavi africani in rivolta « Solleviamoci’s Weblog dice:

    [...] Hanno ammazzato un negro di merda, questo era il titolo che provocatoriamente dava la notizia dell’omicidio di Ibrahim M’Bodi, da 8 anni in Italia, a Biella, a firma di Marco Sansoè: “Ibrahim era nella tipica condizione di chi cerca lavoro e cambia lavori che restano precari. Da qualche mese lavorava per un artigiano edile, affittava, per vivere, uno spazio di proprietà dell’imprenditore. Uno di quei padroni che gli osservatori economici considerano la spina dorsale del nostro apparato produttivo! Quelli che assumono in nero e sempre a termine, quelli nelle cui imprese lavorano prevalentemente migranti, quelli nelle cui imprese accadono molti incidente sul lavoro, quelli che evadono sempre le tasse, uno di quelli che spesso non rispetta i patti. Uno di quelle figure economiche dell’Italia dell’oggi e del domani ha ucciso Ibrahim con nove coltellate e l’ha gettato in un fosso nelle risaie vercellesi, per nasconderlo e per dimenticarlo. L’ha ucciso perché chiedeva di essere pagato. A lavoro terminato, non lo pagava da mesi, chiedeva ciò che gli spettava. Ma il padrone è padrone e ha messo fine alle richieste insistenti del migrante senegalese. Chissà se uccidendolo gli gridava “negro di merda!”…” [...]

  2. Rosarno e gli schiavi africani in rivolta - KITEGEN - TESLA - 2012 - UFO - ACQUA - CLIMA dice:

    [...] “Hanno ammazzato un negro di merda“, questo era il titolo che provocatoriamente dava la notizia dell’omicidio di Ibrahim M’Bodi, da 8 anni in Italia, a Biella, a firma di Marco Sansoè: “Ibrahim era nella tipica condizione di chi cerca lavoro e cambia lavori che restano precari. [...]

  3. Rosarno e la Rognetta degli schiavi africani in rivolta : Giornalismo partecipativo dice:

    [...] Hanno ammazzato un negro di merda, questo era il titolo che provocatoriamente dava la notizia dell’omicidio di Ibrahim M’Bodi, da 8 anni in Italia, a Biella, a firma di Marco Sansoè: “Ibrahim era nella tipica condizione di chi cerca lavoro e cambia lavori che restano precari. Da qualche mese lavorava per un artigiano edile, affittava, per vivere, uno spazio di proprietà dell’imprenditore. Uno di quei padroni che gli osservatori economici considerano la spina dorsale del nostro apparato produttivo! Quelli che assumono in nero e sempre a termine, quelli nelle cui imprese lavorano prevalentemente migranti, quelli nelle cui imprese accadono molti incidente sul lavoro, quelli che evadono sempre le tasse, uno di quelli che spesso non rispetta i patti. Uno di quelle figure economiche dell’Italia dell’oggi e del domani ha ucciso Ibrahim con nove coltellate e l’ha gettato in un fosso nelle risaie vercellesi, per nasconderlo e per dimenticarlo. L’ha ucciso perché chiedeva di essere pagato. A lavoro terminato, non lo pagava da mesi, chiedeva ciò che gli spettava. Ma il padrone è padrone e ha messo fine alle richieste insistenti del migrante senegalese. Chissà se uccidendolo gli gridava “negro di merda!”…” [...]

  4. Moshe Aharon ben Abraham dice:

    Devo dire che noi vediamo Ibrehim per quello che é il simbolo di una grande ingiustizia. In realta di Ibrahim in Italia esistono a migliaia e hanno pure nome Italiani come Stefano, Valentina, Donatella e tanti altri nati qui che guadagna una miseria e per di piu in nero e a ore con tutte queste seudo cooperative nella qualle ce un padrone e i soci (che no son soci) che lavorano. Purtroppo davanti alla ingiusticia non si fa nulla perche quelli che dobrevero fare qualcosa sono gli stessi che hanno fatto le leggi che permettono le ingiustizie. I npoqui che ci riveliamo al sistema siamo bolati di radicali o anarchista perche ormai comunista no va lo stesso effetto come prima, i comunisti ormai vestono Armani.

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