Limiti e prospettive del patto per il lavoro nel terziario, distribuzione e servizi

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Lavoro


L’Ipotesi di ‘Patto per il lavoro nel terziario, distribuzione e servizi‘.

Limiti e prospettive di uno strumento per uscire dalla crisi, per rilanciare l’unità sindacale e la contrattazione di II livello nei nostri settori.

Da qualche giorno si discute dentro la nostra categoria e nei posti di lavoro del patto siglato lo scorso giugno e che è oggetto di questa riflessione. Visto l’argomento così delicato è senza dubbio un bene che la discussione di merito su temi rilevanti per il destino delle lavoratrici e dei lavoratori della CGIL e non solo sia viva e sanguigna, come avviene su questo sito. Vorrei anche io dare un piccolo contributo, dato che ho seguito passo a passo la genesi di questo Patto e le motivazioni che ci hanno spinto a perseguire questo obiettivo.

Intanto una precisazione: L’Ipotesi di Patto è stata siglata il 23 giugno nelle ore serali e distribuita ufficialmente con la data del 25 giugno 2009. Il percorso individuato dal Direttivo Nazionale della FILCAMS CGIL è quello della consultazione con una data fissata per l’incontro tra le parti il 24 luglio 2009. Un mese dunque per avviare il percorso democratico.

A differenza di quanto sostenuto da alcuni, questa intesa è qualcosa di profondamente diverso da una semplice firma del CCNL ‘così com’era’. Questa mistificazione è sostenuta aihmè da alcune organizzazioni che pure questo Patto lo hanno condiviso. E’ un peccato . Esso è patrimonio di tutte le parti e ci si aspetterebbe che tutte le sigle, ovviamente comprese quelle sindacali, sapessero valorizzarne pienamente gli avanzamenti, per il bene di tutti i lavoratori e per amor del vero.

Nella realizzazione di questa intesa è vero che un ruolo fondamentale l’ha avuto la FILCAMS CGIL, convinta della necessità che recuperare un percorso unitario migliorando in alcuni casi (quello delle domeniche) sensibilmente il testo dell’intesa e in altri casi (sul fronte della crisi) innovando la storia delle relazioni tra le parti in modo significativo, fosse necessario per migliorare le condizioni di lavoro della nostra gente. In modo peraltro molto ‘pulito’, anche se mi rendo conto di quanto il meccanismo possa apparire complesso.

Per questa ragione a Torino, come immagino in molte altre città, abbiamo valutato necessario affrontare la discussione sul merito dell’ipotesi di intesa nel Direttivo Provinciale convocato per il 25 giugno, allargandolo a tutte le delegate e delegati del commercio, dando così la possibilità a un numero maggiore di compagne e compagni di partecipare e promuovere una discussione in piena libertà rispetto ai contenuti della stessa, come avviene peraltro sempre.

Una discussione mi rendo conto difficile, persino per noi, ma doverosa. In quel contesto l’illustrazione del documento è stata ampia e rigorosa, il testo è stato distribuito e il dibattito vi è stato, anche se avrebbe potuto essere più ampio, ma probabilmente la difficoltà del tema e le remore ad affrontare una platea hanno fermato nei corridoi ragionamenti che sono certa avrebbero arricchito il dibattito e chiarito dubbi, magari evitando a qualcuno di noi di scivolare in interpretazioni scorrette o peggio di lasciare spazio alle aziende o ad altre sigle per una lettura non corretta nei vari posti di lavoro.

Il dibattito ha visto tra gli altri l’intervento di compagni che pur non appartenendo al direttivo hanno potuto così dare il proprio contributo.

La discussione ha avviato il percorso che ora consegna alle assemblee di base la definitiva valutazione, come da impegni presi con i nostri iscritti e con i lavoratori.

Per quanto mi riguarda resta quella la cartina di tornasole che ci dirà se il percorso va bene oppure no, se i lavoratori approveranno l’intesa oppure la bocceranno e con quali motivazioni. Per la prima volta i verbali di consultazione contengono uno spazio per le osservazioni e le critiche che nelle assemblee dovessero venire sollevate, proprio per la volontà di dare conto puntualmente di tutte le considerazioni emerse. E’ un percorso che vogliamo fare con tutta l’organizzazione e con i lavoratori interessati, non per loro conto. Almeno questa è la scelta della FILCAMS.

Occorre però per amor del vero fare chiarezza su alcuni passaggi che sono poi i più delicati dell’ipotesi di Patto, per consegnare, in primo luogo a noi stessi e poi ai lavoratori, la possibilità di effettuare una scelta consapevole, qualunque essa sia.

Comincio dal tema della contrattazione, tema per noi fondamentale. Su questo il testo del Patto è chiarissimo: dice che da oggi in poi sull’organizzazione del lavoro, sulle domeniche , sui turni ecc. è necessario l’accordo in sede di contrattazione di II livello.

Questo è il punto che recupera completamente la nostra contrarietà all’intesa separata, perchè restituisce proprio alla RSU e alla OOSS territoriale o nazionale in caso di contrattazione integrativa aziendale, la titolarità della contrattazione che regola il tema fondamentale dell’OdL. In confronto allo svilimento che l’intesa separata operava, introducendo una sorta di meccanismo automatico sulla possibilità di comando da parte dell’impresa al lavoro festivo per un numero determinato di domeniche all’anno, senza possibilità di discussione nemmeno a livello aziendale, mi pare un indubbio passo in avanti.

Tale norma supera anche la questione (peraltro farraginosa) della scadenza dei 4 mesi, trascorsi i quali, in assenza di accordo, il comando sarebbe effettivo: vale decisamente il contenuto del patto che dice espressamente che l’accordo va trovato, senza limiti di tempo.

Per un sindacalista (ma anche per una RSU) il messaggio dovrebbe essere chiaro: o accordo o non si tocca nulla.

Il patto peraltro non ha effetto retroattivo: ovvero la FILCAMS, secondo me correttamente, non ha avallato nulla di quanto accaduto dal 18 luglio 2008 ad oggi, riservandosi di recuperare per tutta la durata del patto (anche qui i più attenti certamente avranno notato che esso è vigente fino al 31/12/2010, data della scadenza del CCNL….) i temi su cui altri avevano firmato separatamente contenuti diversi. Chiariti gli spazi entro i quali in questo anno e mezzo ci si dovrà muovere sul tema dell’OdL, va da sé che nella stesura della piattaforma e dunque nel percorso di costruzione del nuovo contratto del Terziario (le norme ‘incriminate’ decadono con la decadenza dell’intesa vigente) il punto su cui ci si attesterà non sarà il 18 luglio 2008, ma il 23 giugno 2009.

Non è poco, così come non bisogna trascurare quanto questa ipotesi di accordo dice sul tema della crisi e degli ammortizzatori sociali.

Non ricordo alcuna categoria che abbia in questo momento difficile di crisi in cui l’espulsione dal mercato del lavoro rischia di non trovare risposta se non nel lungo, lunghissimo periodo, un affidamento che escluda la strada del licenziamento collettivo a fronte di crisi, soprattutto unilaterale, in favore di ammortizzatori sociali, nazionali e in deroga, in settori ove persino il contratto di solidarietà è stato sempre visto come un intoppo procedurale invece che uno strumento capace di mantenere i lavoratori in azienda (e continuare a maturare professionalità ecc.) e di contenimento della disoccupazione primaria.

Altro elemento di carattere generale, ovvero che esula la questione del CCNL, è il patto sul rinnovo dei CIA (Contratti Integrativi Aziendali) utilissimo in un periodo in cui i grandi gruppi cominciano a pensare di disdire unilateralmente la contrattazione integrativa di II livello, frutto delle lotte di migliaia di lavoratori. Altro elemento di coerenza e di valorizzazione per noi: puntare anche sul secondo livello, tenendo fermo il CCNL, mentre altri, come è noto, intenderebbero svuotarlo di significato.

Da questo punto di vista la vicenda Carrefour, gravissima per il suo significato tattico e politico, nonché soprattutto per le conseguenze che produrrà se non verrà fermata su migliaia di lavoratori, della disdetta unilaterale del CIA.

Anche qui le tre Categorie Nazionali hanno immediatamente inviato una nota a Confcommercio rilevando quanto questo fatto sia una pesante decisione che produce effetti sia sul destino dei lavoratori del gruppo che sul quadro complessivo dei rapporti appena ricostruiti con il Patto. Ovvero solleva un problema politico di carattere complessivo, poiché anche la Confcommercio ha interesse a che i rapporti con la FILCAMS siano riannodati, ed è disposta a pagarne il prezzo. Se non avesse questo interesse prioritario, non avrebbe accompagnato il percorso del Patto, ma si sarebbe tenuta stretta stretta l’intesa separata che aveva già in mano.

Aver fatto quel percorso unitariamente ci ha consentito di dichiarare immediatamente il pacchetto di scioperi a livello nazionale in tutto il gruppo, dando una risposta alta che ha senza dubbio spiazzato l’azienda.

Anche qui: senza la battaglia non passeremo, ma se non avessimo firmato quel patto oggi non potremmo chiederne conto a Confcommercio, e dovremmo vedercela solo con la forza degli scioperi con una catena che conto all’interno di Federdistribuzione.

Vi sono naturalmente anche delle questioni su cui occorre dire chiaramente che non siamo stati in grado di superare le contrarietà già espresse.

Alcune perchè non completamente recuperate, altre perchè dal Patto in qualche modo trascurate.

Al primo caso appartiene la questione dell’apprendistato su cui non siamo stati in grado di recuperare la differenza di regime sui permessi ‘ rol ‘ che era prevista dall’intesa separata (permessi maturati dagli apprendisti per il 50% alla fine del proprio percorso formativo contrattuale, ovvero al 4 anno) se non aumentando le ore di formazione, che in ogni caso significano la sottrazione di una quantità maggiore rispetto a prima di ore alla produttività dell’impresa. Non significa aver recuperato una distanza, ma aver individuato una compensazione. Credo che nessuno di noi possa sostenere che questo è recuperare l’obiezione della FILCAMS. E’ un elemento del puzzle su cui si è incastrata la ricomposizione del quadro unitario. Su un puzzle in genere si da una valutazione con uno sguardo di insieme. E’ quello che tocca a ciascuno di noi a partire dalla consultazione.

Su come poi tale intesa possa recuperare un consenso o meno della categoria sul CCNL, il Patto è molto chiaro: dice che in sede di stesura del CCNL (si proprio così, non è stato nemmeno steso e pubblicato!) gli articoli su domeniche e apprendistato dovranno essere preceduti da una dichiarazione a verbale, davanti all’articolato vecchio del CCNL, che chiarisce che su questi temi vale quanto stabilito nel Patto.

Ora posso capire che in alcune fabbriche il confronto con CISL e UIL sia per noi difficile, ma sto sperimentando che andare con questa chiarezza nei posti di lavoro, valorizzando quando abbiamo conquistato insieme, sia nei passi in avanti che nelle criticità, ci fa apprezzare dai lavoratori, non denigrare. E’ chiaro che i primi a non aver paura della nostra ombra dobbiamo essere noi.

Al secondo caso appartiene invece la questione della rappresentanza, peraltro da me sollevata per prima anticipando già il contenuto del confronto per quanto riguarda Torino sul Patto, confronto che avverrà il 23 di luglio al Direttivo Nazionale, convocato per raccogliere l’andamento nazionale delle assemblee e valutare se sciogliere o meno la riserva.

Su questo tema infatti il Patto non dice nulla, mentre è sempre più evidente come la consultazione e la misura della rappresentanza sia un tema urgente che rischia, se non affrontato, di segnare un ulteriore allontanamento dalle istanze del mondo del lavoro da certa parte di sindacato e vice versa di un preoccupante distanziarsi dell’azione sindacale dal mandato dei lavoratori.

Penso che questo sia un nodo centrale che per quanto mi riguarda va recuperato nella posizione complessiva della nostra categoria come nella discussione unitaria non solo su questo argomento ma guardando a quanto ci aspetta sulle piattaforme degli altri CCNL (Turismo e Vigilanza per primi), dove le diverse priorità sul modello contrattuale determinano divergenze incolmabili anche sulla natura della richiesta salariale.

Andare in chiaro con i lavoratori e consentire loro di decidere è il passaggio fondamentale per garantire la democrazia nei posti di lavoro a partire dalla rielezione delle RSU, ma anche di tenuta di un rapporto costante con coloro che vogliamo rappresentare.

Torino, 13 luglio 2009

Elena Ferro

FILCAMS CGIL Torino

Pubblicato lunedì 13 luglio 2009

Un Commento a “Limiti e prospettive del patto per il lavoro nel terziario, distribuzione e servizi”

  1. Francesco CIRILLI dice:

    VIGIILANZA PRIVATA- C.C.N.L., stavolta ci fregano.

    Per la prima volta ci troviamo ad affrontare una trattativa contrattuale in perdita. L

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