GRANDE ARMANDO CESTE
Movimento, Varie
Consideravo Armando uno dei documentaristi più sensibili alle tematiche dell’umanità bistrattata e per questo lo stimavo in modo incomparabile’Torino e l’Italia hanno perso, con la sua scomparsa, un uomo, un artista, un regista ineguagliato. Peccato che per colpa di un sistema mass-mediatico sempre più bloccato e rinchiuso in sé stesso, le nuove generazioni conoscano poco le sue opere e la sua figura. Io mi ritengo fortunato per averlo conosciuto ed essergli stato amico e, come credo ciascuno tra i tanti che ci ebbero a che fare, certo farò tesoro della sua lezione e della sua amicizia. Scorrendo i suoi titoli ed analizzando le tematiche di cui si occupava usando lo ’strumento cinema’, subito ci si accorge che non v’era tra chi maggiormente ’soffre’ una qualche condizione disagiata (dal disoccupato, alla cassintegrata, al sans-papier , alla salariata, al pensionato povero, al clochard’.) qualcuno tra loro che, guardando i suoi film, non potesse non provare una specie di ’sollievo”come a dire: ‘ma allora c’è chi mi capisce’c'è chi condivide’non sono proprio solo col mio problema’.!’.
Lo incontrai la prima volta nel 1994, ci ritrovammo a lavorare insieme, con molti altri videomakers, al progetto collettivo ‘Milano-25 aprile 1994′. Io avevo solo da pochissimo tempo cominciato a realizzare i miei piccoli lavori e sinceramente non conoscevo ancora Armando e la sua già all’epoca ricca cinematografia’Ci scambiammo uno sguardo e nacque subito un particolare feeling’percepimmo di avere una qualche ‘radice’ che ci accomunava, nonostante il ’salto anagrafico’ tra di noi ( come età potevo essere suo figlio..). Di cosa si trattava lo scoprimmo solo qualche anno dopo: capii molte cose quando mi raccontò di essere l’autore di alcune fotografie che mi mostrò, fotografie che documentavano la famosa ‘occupazione delle case popolari alla Falchera’. Erano gli anni settanta, anni duri che qualcuno contribuì a rendere ancora più ‘tesi’ di quanto già non fossero’Ceste li aveva vissuti in pieno e quelle fotografie che mi mostrò ebbero per me il valore del ricordo da non nascondere, ma invece al contrario da mostrare al mondo con orgoglio’cosa che oggi pochi,quasi più nessuno ha il coraggio di fare’Tra quelli della sua generazione era uno dei pochissimi che osava rivendicare con onore il fatto di aver vissuto quegli anni immerso nella ‘lotta’. Se oggi viviamo questi tempi così cupi e direi ‘tragicamente grotteschi’ è anche perché molti di quei ‘ragazzi che lottavano dalla parte del giusto’, oggi hanno voluto dimenticare,nascondere quegli anni anziché rivendicarne i meriti e le conquiste. Armando non era tra questi e perciò lo vedevo come si guarda un fratello maggiore che si considera un ‘mito’.
Negli anni successivi avemmo moltissime altre occasioni per incontrarci, per guardare reciprocamente i nostri rispettivi doc ed anche per lavorare ancora assieme in altre opere collettive (’Senza fiat’o ‘? ‘ ‘Da porta a porta”), ma tra i momenti che mi piace ricordare c’è quel giorno alla presentazione di ‘Rosso-Askatasuna’ all’interno dell’Aska in cui tra l’altro, insieme scoprimmo che oltre al resto, condividevamo il fatto di aver conosciuto e stimato entrambi Pasquale Cavaliere’Oppure quell’altro nel 2006, al cine Massimo di Torino, in cui furono ospitati assieme Ken Loach e Giovanni Pesce, che in attesa di rivedere il film del regista inglese sulla guerra civile spagnola (’Terra e libertà’), ci raccontarono rispettivamente, l’uno di come e perché volle realizzare quel film e l’altro di come e perché volle far parte delle Brigate internazionali a difesa della Spagna Repubblicana e Democratica’Ebbene Armando ed io restammo seduti accanto ad ascoltare con umiltà e partecipazione quei racconti così importanti, quelle due figure pubbliche così ‘enormi’ per la cultura e la politica europea del novecento’se non ricordo male riuscimmo entrambi pure ad interloquire in qualche modo con quei due ‘giganti”
Poi quella volta in cui all’Hiroshima m.a., in occasione della presentazione dei nostri video sulla crisi Fiat, fraternamente polemizzammo sulla questione se fosse meglio essere definiti autori ‘militanti’ o ‘impegnati”lui era più affezionato di me al termine ‘militante’,io optavo per l’altro’fu l’unica piccola diversità di ’scelta linguistica’(se vogliamo definirla così’) che avemmo in molti anni di vicinanza ideologico-artistica’
Ma credo che il ricordo più bello che di lui conserverò come una ‘reliquia mentale’ è quello, recente, del 16 febbraio scorso all’Università di Torino: fu in occasione della presentazione alla stampa ed al pubblico del progetto che Armando aveva concepito assieme a Claudio Paletto, Walls and borders (Muri e confini), progetto che tuttora è in fase di realizzazione’La sala era già quasi piena di gente’dei due ideatori solo Claudio era presente e già da un po’ era impegnato a spiegare’se non ricordo male parlò dell’assenza di Armando per motivi che comunque molti tra i presenti,già conoscevano (cioè le sue difficili condizioni di salute). Credo che nessuno tra tutti i presenti, forse neanche Claudio stesso, pensavano che Armando potesse, come invece accadde, apparire lì da solo, nel bel mezzo della conferenza stampa,con quel suo berretto allegro e l’incedere affaticato’pur di dare la sua personale spinta all’ ‘inizio dei lavori”Immaginai la fatica che doveva aver fatto per arrivare fin lì’per sorprenderci tutti’per incoraggiarci a fare di questo lavoro’un ‘bel lavoro”.Ciao Armando,per noi resti vivo’.!
19 aprile 2009
Giacomo Ferrante



















Caro Armando,quando ho saputo che sei venuto a mancare ho ripercorso con la memoria tutto ciò che hai fatto nella tua vita terrena. Io ti conoscevo da pochi anni,ci siamo conosciuti durante la crisi Fiat del 2003,mi hai proposto una collaborazione ad un tuo progetto cinematografico ed io ho voluto fortemente partecipare essendo parte in causa(cassintegrato). Ti ringrazio per tutto l’impegno che hai messo per rendere visibili gli “sfigati” di questa città proprio durante le olimpiadi invernali. PORCA MISERIA! Non ci dovevi lasciare così presto,c’erano un mucchio di cose da fare,ora spero che il tuo ultimo progetto venga sviluppato al meglio. Al tuo funerale ho visto tanta gente,tutti quelli ai quali hai lasciato qualcosa di importante,i ragazzi dei centri sociali,i compagni…quelli veri e la gente comune. La nostra amicizia è stata breve ma intensa,mi dispiace solo di non esserti stato vicino negli ultimi giorni.
6 maggio 2009 alle 21:44Ti saluto alzando il pugno al cielo,come facevamo una volta noi comunisti.
Saluto la tua compagna Petra con tutto il cuore e abbraccio tuo figlio.
Con i tuoi films ci starai sempre vicino. Ovunque tu sia ora ti abbraccio,ciao. RODOLFO BRESCIA.