Razzismo e discriminazione sociale
Immigrazione, Rivista
La continuità del razzismo
L’ondata xenofoba che in questi mesi appesta l’aria del nostro paese può lasciare stupefatti solo coloro che si sono distratti negli ultimi tempi: il razzismo covava sotto le ceneri da tempo, e i segnali erano già evidenti. Attacchi ai campi dei Rom ,ad esempio, si erano già verificati l’anno scorso quando un minorenne Rom ubriaco aveva travolto 4 persone. Due sono le cose da sottolineare:
a) L’Italia non è un paese particolare; non è il paese di ’santi, poeti e navigatori’ e non fa eccezione in una situazione planetaria in cui decine di milioni di persone (70 milioni sono previsti entro il 2010) lasciano il loro paese natale e si trasferiscono altrove generando rigetti, repulsioni e razzismi di ogni genere: in Sudafrica, paese simbolo della lotta contro la discriminazione razziale, una sessantina di emigrati dallo Zimbawue sono stati uccisi in una settimana a colpi di machete e di fucile. Anche in quel paese si era verificato nei mesi precedenti uno stillicidio di omicidi a sfondo razziale (una cinquantina) ma tutti gli osservatori li avevano ricondotti a fatti isolati e senza un significato generale. L’Italia non fa eccezione, e l’Europa neppure. E se si va ad esaminare la situazione generale si può notare che anche nei paesi del Terzo mondo avvengono migrazioni che generano gli stessi fenomeni di intolleranza. Sudafrica, ma anche America Latina e Russia ( dove gli skinhead ammazzano da tempo gli immigrati khazaki e uzbeki che emigrano dall’Asia).
b) Da almeno 50 anni l’Italia ha conosciuto fenomeni di razzismo. già negli anni ‘50 l’Italia ha conosciuto l’emigrazione dei veneti e dei meridionali, detti ‘terroni’, ‘ ‘terra da pipe’, ‘napuli’, ‘mandarini’. Dei meridionali si dicevano tre cose: ‘non si lavano’, ’sono tutti mafiosi’, ‘piantano il basilico nella vasca da bagno’. Poi ci fu l’ondata razzista negli anni ‘80, una sorta di revival dell’antimeridionalismo, culminata nella comparsa di uno striscione razzista allo stadio di Verona durante la partita Verona-Napoli (’benvenuti in Italia’); eravamo già a metà degli anni Ottanta, e lo slogan che compariva sui muri delle regioni del nord era ‘meglio negri che terroni’. E dunque nulla di nuovo sotto il sole: c’è solo una novità ingombrante: il razzismo oggi coinvolge oltre al ceto medio basso anche strati sociali che in genere ne erano rimasti immuni, come gli operai e in generale i lavoratori dipendenti. Questa nuova xenofobia vive innanzitutto sulla sensazione che l’immigrazione sia un incidente di percorso, un fatto causale e non correlabile con ciò che è successo all’economia italiana dal dopoguerra ad oggi; gli immigrati sono visti come invasori e non come un effetto del mercato, in Italia come nel mondo. E confida probabilmente nel fatto che da questa situazione si possa uscire con un semplice ritorno al passato.
c) la lotta contro il razzismo e la discriminazione deve però poggiare su solide basi . Come ? Pensiamoci, ma intanto riflettiamo sulle politiche perseguite sinora dalla sinistra. E’ sufficiente il ‘buonismo’ e la politica dei diritti, oppure anche questa è arrivata al capolinea? Gli immigrati non vivono come tutti gli altri ‘ nella stragrande maggioranza dei casi – di lavoro dipendente? Non è il rapporto con il lavoro che definisce il loro ruolo sociale , indipendentemente dalle radici culturali o dal colore del pigmento della loro pelle ? E’ questa l’idea – che nel sindacato stenta moltissimo a decollare e che è assolutamente minoritaria nella popolazione, ivi compresi i lavoratori ‘ da cui ripartire ; occorre smetterla di pensare agli immigrati avendo in mente sempre e soltanto ciò che ci divide da loro e li rende diversi dagli aborigeni; occorre invece ripensare quali strumenti (sindacali e non) dobbiamo usare per considerarli dei lavoratori come tutti gli altri. Sinora tutto ciò non è successo, oltre che per oggettive difficoltà politiche, perchè tra le altre cose si è attribuito agli immigrati una diversità irriducibile.
Anche l’integrazione proposta a più riprese ‘ sempre da fonti italiane, quasi mai dagli immigrati ‘ si fonda peraltro su un equivoco di fondo: per integrazione si intende, sotto sotto, trasformare gli immigrati in europei. Ma ammesso che ciò sia auspicabile trattasi pur sempre di percorsi plurimi ed epocali di cui si può trarre le somme dopo che generazioni e generazioni di immigrati hanno amalgato le loro culture; oggi ‘ come scriveva il Wall Street Journal - le etnie vivono in ‘parallelo’, l’una accanto alle altre e con rari elementi di contatto.
Per questo l’unico elemento comune è l’ identità sociale collettiva di lavoratori, pur senza annullare le differenze culturali e religiose.
Razzismo e/o Discriminazione sociale
Il grido di allarme contro il razzismo ha un senso se si capisce che siamo di fronte semplicemente alla punta dell’iceberg. Il razzismo è soltanto la manifestazione più eclatante di una reazione ( viscerale e irrazionale) nei confronti di chi è più debole e indifeso: e a questo proposito vi sono alcuni elementi su cui è necessario ragionare a lungo:
1) l’intolleranza cresce con il peggioramento delle condizioni economiche e sociali e con l’incertezza del proprio futuro. Ed è ad appannaggio oggi delle classi subalterne, mentre i ceti medio alti stanno a guardare. L’high society è naturalmente universalista perchè il mercato non conosce limiti di natura etnica, culturale e razziale; il mercato è il mercato, in ogni caso e a ogni latitudine. Diversa è la situazione nelle classi subalterne: anche per loro il mercato è da considerarsi eterno – e immanente, come Dio – ma la forza lavoro non viene considerata una merce come le altre, e dunque si può ‘ usando una terminologia contrattuale – chiedere delle deroghe. Ciò fa si che qualunque lavoratore italiano si sente in diritto di rivendicare una sorta di jus primae noctis rispetto agli immigrati.
2) Il razzismo è alimentato dall’informazione, e anche in questo caso il mercato c’entra, eccome. Non c’è fatto criminale di cui è responsabile un italiano che assurga all’onore della cronaca; semplicemente perchè non ha, a meno che sia particolarmente efferato e morbosamente interessante e quindi appetibile e utile a far vendere la notizia. Ci fu una settimana nel 2007, in cui tre stupri compiuti da marocchini e rumeni, si guadagnarono la prima pagina dei giornali, con tutte le conseguenze del caso. Una settimana più tardi ci fu uno stupro di gruppo da parte di sei italiani nei confronti di una studentessa canadese: il fatto fu relegato da La Repubblica in dodicesima pagina..
3) La discriminazione nei confronti dei più deboli è il contenitore dei razzismi vari ed eventuali. La discriminazione è il frutto di diversi modi di percepire la propria condizione nel contesto sociale; il primo è sicuramente il fatto che coloro che stanno ai margini del Potere scoprono che hanno finalmente l’occasione, unica nella loro vita, per dimostrare che non sono gli ultimi, bensì i penultimi. E dunque l’ultimo deve patire ciò che loro hanno patito, e sudarsi la propria emancipazione aspettando che qualcun’ altro subentri al loro posto. In questo caso trattasi di immigrati, ma l’Altro, il Diverso, può essere chiunque, e se non c’è di volta in volta se ne può inventare uno nuovo; la vicenda dei Dico e degli omosessuali, ma anche la questione della fecondazione assistita stanno a dimostrare che le discriminazioni e il razzismo sono plurime e multiformi. E all’origine c’è la posizione dell’individuo all’interno della società post-capitalistica; come dice Z.Bauman, l’individualismo ha permeato questa società a discapito di una concezione universalistica secondo la quale tutte le persone hanno diritto alle stesse opportunità di vita e alla libertà di scegliere il proprio destino.
4) La discriminazione si serve poi di argomenti pretestuosi che di volta in volta possono più o meno veri, più o meno falsi e talvolta grotteschi. Prendiamo la questione casa: l’operaio lumbard che abbiamo spesso ascoltato in televisione afferma un siffatto principio: l’immigrato lavora quanto me (e spesso di più), ha il più delle volte un salario più basso, ha un lavoro spesso precario, paga le tasse come me, spesso ha più bocche da sfamare ma sulla carta d’identità alla voce ‘nazionalità’ c’è scritto qualcosa di diverso, e dunque se vuole la casa popolare deve mettersi in coda dopo di me. L’argomentazione è palesemente infondata e un tantino imbecille ma di questi tempi si diffonde come un’epidemia.
Razzismo e cultura

Il razzismo non è un’idea né una cultura. Spesso si dice che esiste una cultura di Destra ma dubito che sia mai esistita; Gli uomini di cultura che fanno riferimento alla Destra o arruolati strumentalmente dalla Destra si contano sulle dita di una mano, sono di basso profilo e già defunti: i filosofi G.Gentile , A. Plebe, Julius Evola, F.Nietzche , il sociologo delle religioni Mircea Eliade e il commediografo Ionesco. Certo, Nietzche detestava gli operai torinesi con cui era venuto a contatto, ma non amava affatto l’allora nascente partito nazional-socialista. E poi la Cultura è sempre un tentativo di pensare, riflettere, uno sforzo di razionalità e di curiosità. Il razzismo viceversa è il prodotto del riflesso condizionato del muscolo rettale . E quando uno espone le proprie viscere dà sempre il peggio di se stesso. Dunque non mescoliamo la merda con il risotto: assegnare una patente culturale all’ infamia è semplicemente da idioti, e questi ultimi li ritroviamo spesso tra le nostre file
l’instabilità sociale e i capri espiatori
La trasformazione permanente dell’assetto sociale prodotto dall’introduzione costante di nuova tecnologia ha accelerato i processi di competizione già presenti sul mercato e contemporaneamente ha creato una instabilità della condizione sociale mai conosciuta prima d’ora: tranne il pubblico impiego le attività produttive sono sempre più a rischio di ristrutturazione ( quando non si arriva direttamente alla bancarotta); perdere il posto di lavoro è oggi la cosa più semplice del mondo; le unioni familiari si frantumano con maggior facilità rispetto al passato; i figli non sono più elemento di sostegno dei genitori anziani. Tutto ciò viene percepito come assenza di sicurezza senza che necessariamente una persona riesca a comprendere che tutto ha origine prevalentemente nei processi di sviluppo del mercato e risalire all’origine di processi così complessi non è affatto una passeggiata intellettuale. Ben più semplice è individuare un capro espiatorio, un nemico più facilmente individuabile a cui addossare la responsabilità delle proprie disgrazie. Il capro espiatorio, l’Altro, il Diverso è da questo punto di vista perfetto perchè consente di evitare di fare i conti con la propria coscienza e la realtà del mondo circostante.
Ciò è già accaduto, accade oggi e accadrà in futuro; durante il periodo dell’Inquisizione si bruciavano le donne considerate streghe perchè si pensava che esse fossero all’origine dei mali del mondo, carestia o pestilenza che fosse. Il secolo è diverso, i meccanismi sono gli stessi. E identica è la psicosi collettiva. La Destra lo ha capito da tempo e cerca di trasformare tale delirio di massa in consenso politico . Anche questa non è una novità: la mattanza dei Rom durante l’epoca nazista fu in un certo senso un incidente di percorso perchè Hermann Goering non aveva nessuna intenzione di sterminarli; fu la base sociale dei nazisti che ne chiese a gran voce – e ottenne ‘ che fossero eliminati.
Giorgio Sasso




















complimenti a chi ha scritto l’articolo,illuminante.speriamo che lo leggano in molti.cari saluti
25 giugno 2008 alle 15:36Sono pienamente d’accordo con voi,spero che la gente dopo avere letto questo articolo faccia sparire quella paura che ha nei confronti dello straniero…e poi non bisogna generalizzare vi sono extra communitari che sonocivili,rispettano le leggi e il nostro paese.Bisogna anche ricordare che anche noi siamo stati extra communitari allora cosa dovevano farci…caccisrci per caso…bisogna essere tollerenti.Ancora complimenti e grazie perchè grazie a questo articolo potrò svillupare un ottimo articolo di giornale e sopratutto qui ci sono tutte le spiegazioni che cercavo per il mio compito…grazie,continuate così.
13 febbraio 2009 alle 15:45Avte proprio ragione, cmq io nn cercavo un testo riguardantequello ke mi circonda, ma qualcosa ke avesse a ke fare con il razzismo, ma cn i link di razza arian, colonialismo, etc
14 febbraio 2009 alle 19:05Uff!!!!Ora devo fare un’altra ricerca!!
mi complimento con l’autore di questo articole è davvero molto bello, interessante e completo. volevo spendere x dire a queste ” persone” ke anche loro sono degli exstracomunitari….quindi …. non aggiungo altro….ciao
10 giugno 2009 alle 14:47