BASTA CON I POGROM!

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Immigrazione, antifascismo


Domenica 8 giugno a Roma si è svolta la prima manifestazione nazionale di Rom: non che i Rom non fossero mai scesi in piazza, basti pensare al marzo del 1999, quando alla prima manifestazione contro l’aggressione alla Jugoslavia, a Roma, in moltissimi vennero in modo spontaneo a manifestare contro i bombardamenti della NATO su quello che molti di loro consideravano anche il proprio Paese. Ma domenica è stata una manifestazione in cui i Rom scendevano in piazza in quanto tali, per protestare contro gli assalti con le bombe moltov, le schedature etniche, gli sgomberi, la discriminazione, il prelievo del DNA ai loro figli, cioè contro le vergognose e indegne manifestazioni di razzismo nei loro confronti. Questa manifestazione nazionale è stata preceduta da presidi in alcune città italiane, quali Torino e Milano, e il suo scopo è tra l’altro di costituire una Consulta romanì e un Coordinamento permanente contro il razzismo.

La manifestazione, organizzata in modo autonomo da associazioni rom, con l’aiuto di altre associazioni culturali/politiche/di volontariato, e di semplici cittadini, ha visto la presenza di circa diecimila persone, Rom e Italiani, che si sono riunite nei pressi del Colosseo e hanno marciato fino al Testaccio, dove si è svolta un’assemblea, conclusa con esibizioni di musicisti e danzatrici. L’aspetto più confortante della manifestazione è stata la nutrita presenza di ragazze e ragazzi rom, venuti da tutta Italia (anche se la presenza dei ragazzi dei campi romani era ovviamente predominante): una presenza che ha testimoniato energia, intelligenza, consapevolezza. Il corteo si è svolto in modo tranquillo, con la presenza di un servizio d’ordine ben organizzato di uomini e donne, vestiti di bianco, il colore del lutto nella tradizione del popolo Rom. Tutti i partecipanti avevano addosso un triangolo nero, con un vertice in giù, su cui era impressa una lettera Z, che nei campi di internamento nazista indicava i Rom (Z come Zigeuner, zingaro), come la stella gialla indicava gli Ebrei. Numerosi gli striscioni: ‘ogni popolo è una ricchezza per il mondo’, ‘cosa aspettate per reagire: la Shoah’?, ‘i Rom non hanno mai fatto una guerra’, ‘basta con la xenofobia’.

Un tema importante della manifestazione è stato quello del degrado dell’informazione, in particolare in Italia: si è osservato che il tema della cosiddetta sicurezza è stato portato avanti in modo inesatto, propagandistico e insistente dai giornali e dai media in generale, in modo da ingrandire il già peraltro presente luogo comune del Rom come ladro e perfino ladro di bambini. In realtà il problema è che si individua nel Rom il diverso, l’altro, il nemico, in una parola il non-umano; se una donna romanì prende in braccio un bambino, si teme un rapimento, perché non si immagina che abbia gli stessi sentimenti di un’altra donna, che abbia semplicemente voglia di prendere un bambino in braccio.

E’ interessante osservare che questo lavoro lungo e meditato per costruire un nemico, è stato già ampiamente sperimentato nella preparazione delle recenti e ormai numerose neo-guerre, cui purtroppo si è assistito. Basti pensare alla demonizzazione del nemico esterno, sia esso Iracheno, Afgano, Jugoslavo, Iraniano o Coreano: in ogni caso il metodo è stato quello di spaventare l’opinione pubblica, mentendo sul fatto che il pericolo che avrebbe potuto venire dal Paese in questione fosse simile a quello della Germania hitleriana. Nel caso dei Rom perlomeno non si è potuto ricorrere a tale stratagemma: Hitler sterminò un numero enorme di Rom (la cifra è comunque superiore al mezzo milione di persone).

Un altro tema toccato dai partecipanti all’assemblea è quello della cittadinanza: molti Rom sono in Italia da decenni, e non solo non hanno la cittadinanza, ma neppure in certi casi il permesso di soggiorno. Eppure la mentalità dei Rom è estremamente moderna: essi si sentono naturalmente di nazionalità Rom, ma cittadini del Paese in cui vivono, in cui sono nati i loro figli, in cui i loro figli vanno a scuola. La loro idea di cittadinanza è quella della Rivoluzione francese, quella del ‘citoyen’, non è quella di origine tedesca, della cittadinanza basata sul ’sangue’, la ‘razza’. Tale concezione pare purtroppo tristemente ritornata in auge, anche nella formazione di nuovi stati (il Kosovo, se indipendente, sarà uno stato etnico).

Infine il tema dell’integrazione: i Rom desiderano integrarsi nel luogo in cui per vari motivi (guerre, persecuzioni, o semplicemente necessità di cercare un lavoro) si sono trovati ad abitare: i campi nomadi sono ghetti, in cui esseri umani vengono segregati in base alla cosiddetta ‘razza’. Prima dell’avvento del nazismo in Germania esistevano i ‘Zigeuner Lager’, in cui i Rom venivano segregati ed addirittura ’studiati’, come fossero fenomeni, da antropologi e psicologi criminali, il passo successivo furono i campi di sterminio’

Tamara Bellone

Pubblicato sabato 14 giugno 2008

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