riforma del sistema contrattuale
Lavoro, Rivista, SINISTRA_SINDACALE
Roma, 13 febbraio 2008
Nicolosi (Cgil): preoccupati per modi e contenuti delle proposte di riforma del sistema contrattuale
Dichiarazione di Nicola Nicolosi, coordinatore nazionale della sinistra sindacale della Cgil ‘Lavoro Società’
La bozza del documento predisposto dalle segreterie di Cgil Cisl Uil sulla struttura della contrattazione desta preoccupazione nel metodo e nel merito.
Nel metodo, perché anche se correttamente viene indicato il Direttivo nazionale della Cgil come sede di discussione e di decisione, di fatto il documento è già concordato con Cisl e Uil, limita la possibilità di discuterne i contenuti nell’organizzazione e con i lavoratori.
Il documento è generico ed ambiguo: nel merito le retribuzioni resterebbero legate a richieste di tutela dall’inflazione, mentre era stato deciso che il contratto collettivo nazionale di lavoro, oltre a migliorare le condizioni di vita e di lavoro, avrebbe dovuto realizzare un aumento reale dei salari. Questa posizione non è in sintonia con la linea sancita unitariamente al Congresso di Rimini.
Si contraddice cosi l’impegno che poneva al centro delle politiche contrattuali gli aumenti salariali e il nostro impegno per garantire per via contrattuale il recupero della pesante perdita salariale degli ultimi 15 anni.
Grave è il ruolo che si vuole assegnare agli enti bilaterali, che assumerebbero funzioni contrattuali perfino al secondo livello. La bilateralità potrebbe divenire un cavallo di troia per snaturare funzione e ruolo del sindacato.
Lavoro Società si prepara a dare un contributo di merito per sostenere le ragioni della contrattazione e chiede fin d’ora il rigoroso rispetto delle procedure di elaborazione e di democrazia di mandato di qualsiasi piattaforma.
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NON SIAMO D’ACCORDO CON LA PROPOSTA DI CGIL, CISL, UIL
DI RIDURRE IL PESO DEL CONTRATTO NAZIONALE
CHIEDIAMO CHE I LAVORATORI POSSANO SCEGLIERE
TRA PROPOSTE ALTERNATIVE
In questi anni i salari italiani hanno subito una catastrofe, sono precipitati tra gli ultimi dei paesi occidentali e sono diventati penultimi in Europa. Ora tutti dicono che bisogna aumentare i salari, ma in concreto le ricette che vengono proposte non portano affatto al miglioramento delle retribuzioni.
Cgil, Cisl e Uil hanno definito una bozza di documento nel quale si propone una riforma del sistema contrattuale che aggrava tutti i difetti di quella concertazione, che è la causa della caduta dei salari. Questo perché:
1. il contratto nazionale ha dato sinora pochi risultati perché vincolato all’inflazione programmata. Cgil, Cisl, Uil non propongono, come sarebbe giusto, di chiedere più soldi nel contratto nazionale, ma anzi affermano che i salari nazionali dovranno aumentare solo sulla base della “inflazione realisticamente attesa”. E’ questo un altro modo per chiamare l’inflazione programmata, cioè per vincolare l’aumento dei salari ai tetti dell’inflazione e per impedire che essi possano recuperare davvero il potere d’acquisto. Inoltre, viene proposto l’allungamento da due a tre anni della vigenza contrattuale, il che comporterà inevitabilmente un ulteriore indebolimento del salario contrattato a livello nazionale.
2. Si propone la contrattazione aziendale, territoriale, regionale, legando ancor di più i salari alla produttività, all’efficienza, all’andamento delle aziende. Inoltre, il secondo livello di contrattazione potrà intervenire sulle normative e sugli orari, anche incrementando le flessibilità definite nei contratti nazionali. In questo modo non si dà affatto più spazio alla contrattazione in azienda, ma si vincola ancor di più il salario ai risultati dei lavoratori, subendo così l’offensiva della Confindustria, che pretende di dare soldi in più solo a chi lavora di più.
La scelta di ridimensionare il contratto nazionale per creare più spazio allo scambio salario-produttività in azienda e nel territorio, è profondamente sbagliata. Così non si aumentano i salari mentre c’è il rischio di peggiorare ancora le condizioni di lavoro.
Se si vogliono davvero aumentare i salari bisogna scegliere una strada completamente diversa e cioè:
- permettere che il contratto nazionale possa aumentare i salari più dell’inflazione. Cioè chiedere molto di più di quello che si è chiesto in questi anni.
- Definire un salario minimo per tutti, con forme automatiche di rivalutazione.
- Liberare il salario aziendale dai vincoli della fatica, della produttività, della presenza, che sono un incentivo a peggiorare le condizioni di lavoro.
La riforma del sistema contrattuale riguarda l’azione fondamentale del sindacato e i diritti e le condizioni fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori. Per questo chiediamo che la proposta di Cgil, Cisl e Uil, ben prima di discuterla con le controparti, sia sottoposta a una consultazione trasparente tra tutte le lavoratrici e i lavoratori, dove sia possibile scegliere anche la proposta alternativa di rafforzare il contratto nazionale. Chiediamo a Cgil, Cisl e Uil di portare tra i lavoratori entrambe le proposte, quella della devolution contrattuale e quella di più soldi e diritti nel contratto nazionale. Siano davvero i lavoratori a decidere sui loro contratti e sui loro diritti.
17 febbraio 2008 alle 12:04Traccia dell
18 febbraio 2008 alle 11:48