QUALE MODELLO DI LEGGE SULLA RAPPRESENTANZA?
Lavoro, Rivista
Un tema su cui maggiormente si è discusso all’interno della CGIL e che sarà oggetto di discussione anche alla prossima Conferenza di Organizzazione, è la definizione di un nuovo modello di legge sulla rappresentanza.
In attesa che si chiarisca quale sarà il terreno di confronto tra le Organizzazioni Sindacali in tal senso e che si definiscano linee guida su cui lavorare, singole categorie provvedono a ristabilire regolamenti unitari (non applicati nel periodo di spaccatura dell’unità durante il governo Berlusconi), che rilanciano rinnovati patti di unità di azione comune, per rafforzare l’unità tra le Organizzazioni Sindacali, la democrazia e la partecipazione attiva dei lavoratori.
Così, i chimici, approvano il nuovo regolamento unitario per l’elezione delle RSU/RLS.
Si ristabilisce il patto di solidarietà tra le Organizzazioni, destinando le nomine dei delegati a carico delle Organizzazioni Sindacali, a quelle Organizzazioni che, seppur partecipando alle elezioni, non hanno conseguito alcun seggio, ma hanno ottenuto almeno il 15% del quoziente elettorale.
Pur nella bontà dell’intento, questo meccanismo rischia di creare almeno due problemi tecnici rilevanti:
il primo è che in presenza di un basso numero di delegati da eleggere, la solidarietà rischia di falsare quella che è realmente la rappresentanza delle Organizzazioni all’interno delle aziende e quindi un vero modello di rappresentanza.
Il secondo è che diventerà complicato e difficoltoso applicare il regolamento di categoria in presenza di Organizzazioni Sindacali altre (UGL o Cobas) che riconoscono ed applicano esclusivamente l’accordo interconfederale, rischiando intoppi, rallentamenti, rinvii e accese discussioni nei rinnovi delle rappresentanze di fabbrica.
C’è poi un aspetto critico più politico su cui ragionare.
Questo accordo riprende quasi in toto il vecchio regolamento utilizzato nella categoria prima della spaccatura della FULC (federazione unitaria lavoratori chimici), modificandone qualche elemento ma riconfermandone l’assetto complessivo, che non è particolarmente in linea con il progetto, venuto avanti negli ultimi anni, di maggiore democrazia e partecipazione attiva dei lavoratori.
Le regole determinate riconfermano un’idea di rappresentanza nella quale le RSU sono un’appendice delle strutture sindacali invece che i rappresentanti dei lavoratori votati ed eletti da iscritti al sindacato ma anche da non iscritti alle organizzazioni sindacali.
Per questo motivo è inaccettabile una riproposizione del testo che prevede regole comportamentali per le RSU vincolate alle linee politiche assunte dalla categoria o dalla confederazione, pena, su richiesta di singole organizzazioni o dalla maggioranza della RSU, il deferimento ad una Commissione Nazionale di categoria, che valuterà quali provvedimenti adottare.
Ogni iscritto è vincolato al rispetto dello Statuto della propria organizzazione, che in caso di comportamenti difformi può sottoporre a giudizio di un organismo statutario preposto a valutare tali atteggiamenti.
In questo caso viene sovrapposta una struttura di vigilanza categoriale unitaria, in mancanza però di uno statuto comune alle tre organizzazioni e senza capire con quale autorevolezza.
Se l’intento fosse stato esclusivamente quello di rafforzare l’unità sindacale,non sarebbe stato più semplice inserire solo la quota della solidarietà nell’applicazione dell’accordo interconfederale?
E’ evidente invece, che si sono volute sancire regole che sottopongano ad un controllo maggiore e diretto le RSU.
Infine non è un caso che all’approvazione dell’accordo abbiano partecipato i tre Segretari Generali Confederali.
In fondo è il primo regolamento di revisione delle norme sulla rappresentanza per via pattizia a cui fanno riferimento Epifani,Bonanni ed Angeletti nella loro bozza di documento sul nuovo modello contrattuale.
Manca l’accordo quadro di riferimento,ma l’esperienza insegna che i chimici hanno sempre fatto da avanguardia.
18 febbraio 2008
Elena Palumbo


















