Il lavoro di Mimma
Lavoro, Rivista
In fondo al borgo vecchio, dove la strada diventa sterrata e si apre alla campagna, vivevano due contadini con la figlia Domenica. Mimma, come loro la chiamavano, era giovane e bella, sempre sorridente. La coppia lavorava tutto il giorno nei campi mentre Domenica rimaneva a casa a pulire, lavare, preparare da mangiare per tutti e a rendere accoglienti quelle semplici stanze. Ritornare dal duro lavoro sapendo che c’era Domenica ad aspettarli era per i due una gioia e un conforto.
In paese viveva il Mercante di Sete Indiane, un ricco e attempato signore che commerciava in tessuti. Tutti lo conoscevano per l’avidità e la tirchieria che l’avevano portato a ingrandire sempre più i suoi negozi ma anche a essere sempre più solo. Di tanto in tanto, quando si sentiva in difficoltà o era preso da smania di grandezza, chiedeva il lavoro di Domenica. Mimma non sempre accettava perché per lei prima venivano la famiglia e la casa, ma a volte andava a vendere stoffe, approfittandone per uscire di casa e incontrare un bel ragazzo, onesto e squattrinato, che da tempo la corteggiava e poi per poter guadagnare qualche soldo che, come lei diceva sempre, in famiglia fa sempre comodo!
Il Mercante non gradiva doverla pagare ma ne apprezzava il lavoro, così tanto che avrebbe voluto poter sfruttare a suo piacimento il lavoro di Domenica, perciò pensò di rivolgersi al Principe, suo amico e Signore del paese: ‘Mio caro Principe, quella mocciosa mi vuol fare impazzire! E’ tanto brava’ e quant’è bella! Se solo non dovessi ogni volta pregare per farla lavorare, se solo avessi Domenica a mia disposizione e non mi costasse tutti quei soldi!”
‘Io ti ho capito vecchio mio e ho la soluzione per te: sposala! Avrai Domenica tutta per te, per contratto.’
‘Ma come faccio? Quei due bifolchi non me la lasceranno mai!’
‘A questo penso io’ rispose il signorotto e quella sera stessa montò sul suo destriero e si recò dai genitori della ragazza. Questi lo salutarono e l’accolsero con tutte le cerimonie del caso, ma capirono subito che c’era sotto qualcosa. L’ascoltarono: ‘Vostra figlia oggi è bella e fresca come un bocciolo di rosa, libera e spensierata, ma non sarà sempre così, dovrà sbrigarsi a prendere partito. E dovrà sceglierlo bene o farà la stessa vostra vita di miseria, non pensate? Vi consiglio nel vostro interesse di impegnare la vostra Domenica per assicurare il futuro della vostra famiglia. Sono qui per benedire il suo matrimonio col Mercante di Sete Indiane, è uomo ricco e potente ed è così generoso da essere disposto ad accogliere la ragazza in casa sua.’
La madre sorrise e divertita rispose: ‘Certo, e secondo Voi, signore, cos’altro aspetta una mamma se non di mettere la propria figlia tra le braccia viscide e lerce di un approfittatore vestito a festa’?
‘Come osate? Insolente! Io”, ma al nobile rispose il padrone di casa: ‘Come osiamo? Non sarete né Voi né il Vostro amico a decidere della nostra Domenica! Né per soldi, né per minacce. I giorni futuri di Domenica vogliamo che trascorrano con gioia, fra gli affetti di persone che si vogliono bene, che rispettano il lavoro e il denaro, sì, ma senza esserne schiavi.’
Volarono ancora parole e i due uomini arrivarono uno a un palmo dall’altro, ma poi il cavallo si portò via al galoppo urla, minacce, principe e sogni del mercante.
Nei giorni e negli anni che seguirono la coppia di braccianti continuò a lavorare i campi e a spaccarsi la schiena come comandava il padrone ma Domenica no, era libera e non dovette abbassare la testa di fronte a nessuno. Mimma non divenne ricca ma nemmeno schiava, di tanto in tanto lavorava e s’incontrò ancora con quel giovane ma nessuno sa se poi lo sposò. Si sa soltanto che fu lei a scegliere.
Roberto Porrari


















