Letture- Diana Johnstone: ‘Fools’ crusade’ (La crociata dei folli)

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Internazionale, NO WAR, Rivista


Recensione

johnstonecvr.jpgDiana Johnstone: ‘Fools’ crusade’ (La crociata dei folli), Pluto Press,2002

(Pluto Press, 345Archway road, London N6 5AA,UK.)

Pare opportuno ricordare uno dei pochi libri che hanno cercato di analizzare in modo serio, a partire da dati e non da opinioni personali, la storia recente della Jugoslavia, in questo momento in cui se ne sta svolgendo l’ultimo atto. Infatti, come noto, il governo, guidato da membri dell’UCK, della provincia del Kosovo-Metohija proclamerà unilateralmente l’indipendenza del Kosovo dalla Repubblica Serba. Tale stato verrà riconosciuto subito dopo da quasi tutti i membri della Comunità Europea, nonché ovviamente dagli Stati Uniti, da sempre il massimo sostenitore della separazione della provincia dallo Stato di appartenenza, un tempo jugoslavo, ora serbo.

Diana Johnstone riassume all’inizio del suo libro la ’saga’ della Jugoslavia, così come fu raccontata dalla quasi totalità dei media, dell’intellettualità occidentale, compresa quella legata alla classe operaia e alla sinistra ed addirittura dal movimento ‘no global’, che combatteva le stesse forze che avevano prodotto l’implosione della Jugoslavia e stavano scatenando un nuovo modello di ordine, basato sulla guerra e non sul diritto internazionale.

Secondo la monotona leggenda: ‘La Jugoslavia era una creazione artificiale, in cui i vari popoli erano oppressi dai Serbi, ma per pazienza e amor di pace continuavano a rimanere nella Federazione: ad un certo punto però, una figura diabolica, Slobodan Milosevic, si era proposto di portare a compimento una Grande Serbia, eliminando gli altri popoli con la pulizia etnica.

Era inevitabile a questo punto che gli altri popoli decidessero di separarsi dalla Federazione, creando Stati indipendenti. L’esercito jugoslavo allora invase i nuovi Stati, dalla Croazia alla Bosnia-Erzegovina. Solo i bombardamenti della NATO sulla Bosnia costrinsero i Serbi al trattato di Dayton, in cui la Bosnia-Herzegovina fu divisa tra) Croati e Musulmani da un lato e Serbi dall’altro.

kosovo_war_header.jpgNel 1999 la Comunità internazionale decise che anche la questione della provincia del Kosovo-Metohija, in cui la comunità albanese era oppressa e vigeva un regime da apartheid, dovesse venire risolta secondo il metodo adottato in Bosnia, in modo da evitare un nuovo genocidio di kosovari albanesi: i bombardamenti sulla Jugoslavia. Nella loro infinita pazienza, gli occidentali convocarono i Serbi a Rambouillet, in Francia, e promisero ai Serbi che avrebbero desistito dai bombardamenti, in cambio del controllo totale di cieli, mari e del territorio di ciò che restava della Jugoslavia (la Repubblica Federativa di Jugoslavia, o ‘mini-Jugoslavia’). Il governo jugoslavo rifiutò la proposta occidentale di Rambouillet e costrinse in tal modo la NATO ai bombardamenti che essa effettuò a malincuore, per poter porre fine alle sofferenze del popolo albanese, che rischiava lo sterminio’

Diana Johnstone afferma che, dopo che la complessa questione jugoslava fu spiegata in termini di ‘olocausto’, in cui gli abitanti del Kosovo-Metohija di nazionalità albanese venivano paragonati agli Ebrei, e quelli Serbi insieme all’Esercito jugoslavo ai nazisti, automaticamente divenne estremamente difficile ogni sforzo per raccontare come stavano le cose e cercare di analizzare la reale situazione, senza luoghi comuni, né demonizzazioni o beatificazioni di una delle numerose parti in conflitto: la paura era quella di essere tacciati di ‘negazionismo’.

2975_up.jpgQuante volte fu citato il ‘famigerato’ discorso di Slobodan Milosevic a Kosovo Polje nel 1989, a prova del razzismo dei Serbi, e della loro intenzione di scacciare dal Kosovo la parte di popolazione di origine albanese, se non addirittura di sterminarla?

In realtà non veniva citato il vero discorso di Milosevic (forse perché nessuno si era preso al briga di leggerlo) ma ciò che ne diceva Bill Clinton: ”In Kosovo vediamo paralleli con la II Guerra Mondiale, perché il governo della Serbia, al pari della Germania nazista, ha raggiunto il potere per avere convinto una parte della popolazione a ritenersi superiore a un’altra

Leggiamo ora alcuni brani dell’incriminato discorso di Slobodan Milosevic: ‘Mai nella Storia i Serbi vissero soli in Serbia. Oggi più ancora di prima, cittadini di altre nazionalità o gruppi etnici, vivono qui. Non è uno svantaggio per la Serbia. Sono convinto che sia un’opportunità.’

nato_wanted.jpgDiana Johnstone con il suo libro si propone di smontare la ‘ballata’ sulla Jugoslavia; da un lato, a partire da dati storici, economici, sociali, politici, ricava un’analisi delle cause interne ed esterne del collasso dello stato jugoslavo, dall’altro, a partire da informazioni e notizie ben note ma generalmente tralasciate dalla ‘vulgata’ mediatica, cerca di dare un quadro più obiettivo, e quindi meno grottesco, di quanto realmente accaduto nei dieci anni della disgregazione della Jugoslavia. Intrecciata a tali temi, è l’analisi dell’anomalo comportamento della sinistra occidentale durante la guerra, e delle cause che l’hanno prodotto.

Tamara Bellone

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Pubblicato mercoledì 9 gennaio 2008

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