Sciagura Thyssen, i morti salgono a tre

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Lavoro, Rivista


Sciagura Thyssen, i morti salgono a tre

Sono morti altri due degli operai coinvolti nella sciagura avvenuta alla ThyssenKrupp di Torino la notte del 6 dicembre. Dopo Antonio Schiavone, il 7 dicembre hanno perso la vita anche Roberto Scola, 32 anni, e Angelo Laurino, 43 anni. Erano due dei sei feriti gravi ustionati nelle fiamme che hanno avvolto il reparto della linea 5. Il decesso di Scola, avvenuto per arresto cardiocircolatorio, e’ stato dichiarato alle ore 6,45. L’uomo era ricoverato all’ospedale Cto di Torino con il 95 per cento di ustioni su tutto il corpo. Restano gravi le condizioni degli altri cinque compagni di lavoro, con ustioni fra il 60 e il 90 per cento, ricoverati in altri ospedali. Laurino, invece, aveva due figli, ed era ricoverato all’ospedale San Giovanni Bosco con oltre il 90 per cento delle ustioni sul corpo. Ancora in pericolo di vita altri quattro lavoratori ricoverati nei vari ospedali.

L’intera Torino è sotto choc (lunedì si fermeranno tutti i lavoratori della città a lutto) per quanto accaduto e per la gravità dell’incidente, avvenuto in una fabbrica in dismissione, dove i pochi operai rimasti al lavoro prima della chiusura definitiva dovevano accettare turni interminabili senza alcun potere di contrattazione, senza la possibilità di dire “no”. Oggi i sindacati e l’azienda hanno avuto un incontro molto teso. La Tk, in un primo momento, voleva far ripartire la produzione. Ma si è fermata dinanzi alla rabbia degli operai, che non vogliono rientrare in fabbrica con cinque compagni ancora in ospedale tra la vita e la morte. Rabbia moltiplicata dalle circostanze dell’incidente: le 12 ore di lavoro ininterrotto cui la squadra era sottoposta, l’olio idraulico fuoriuscito da un tubo che perdeva, gli idranti privi d’acqua per spegnere le fiamme che avvolgevano tutto – corpi e macchine -, insomma una condanna a morire senza difese tra le mura di una fabbrica al limite del disuso.

“Considerando anche i tempi di spostamento, quell’operaio doveva rimanere in ballo per una quindicina di ore – ha spiegato all’Unità il segretario della Fiom Cgil torinese, Giorgio Airaudo – ma ormai, in questa come in altre fabbriche, sotto l’implicito ricatto occupazionale, vige la totale messa a disposizione delle persone. Così si arriva a orari inumani accompagnati da salari bassi e ritmi produttivi stressati, come in questo caso. Ma a Torino sono diverse le situazioni dove siamo tornati a lottare per riconquistare le 40 ore settimanali. Se non si prendono in seria considerazioni queste cose abbiamo un bel parlare di sicurezza, di leggi e di ispezioni: diventa tutto una grande ipocrisia”.

Si diceva dell’incontro con l’azienda: ”Abbiamo detto che non eravamo disposti ad affrontare questioni sindacali mentre ci sono famiglie che piangono i morti e altre che stanno al capezzale di lavoratori in gravissime condizioni’. Lo ha spiegato Fabio Carletti, della Fiom di Torino, dopo la riunione svoltasi stamani all’Unione Industriale di Torino con la Thyssenkrupp. Ha detto Carletti: ‘Abbiamo chiesto all’azienda di rispettare il lutto e sospendere la produzione. Laddove decidesse di riprendere l’attività in squadre e reparti non interessati dalla sciagura, dovrà esserci prima una certificazione da parte di enti esterni, con il controllo delle Rsu e dai lavoratori. Il capo del personale e il responsabile del personale ci daranno una risposta entro oggi”. Ma i lavoratori sanno cosa fare: ‘Non torneremo comunque a lavorare in quella fabbrica, piuttosto sciopereremo ad oltranza’.

Uno di loro, Antonio Boccuzzi, 36 anni, testimone dell’incidente, lo rievoca con queste parole: ‘Il focolaio è partito dalla spianatrice alla 5, dove c’è molto olio di scarto che trasuda dalla lamiera che lavoriamo. All’inizio abbiamo provato a spegnere un piccolissimo incendio, un’operazione di routine già capitata altre volte. Ci siamo avvicinati con due estintori, io e Roberto Scola. Eravamo proprio vicini alle fiamme, ma gli estintori erano scarichi. Probabilmente erano stati utilizzati e riposti li come fossero nuovi. Era già capitato altre volte”. ‘Le fiamme sono aumentate improvvisamente – prosegue Boccuzzi, che è anche delegato sindacale alla Tk Ast -. Con altri due ragazzi siamo andati a prendere delle manichette per buttare dell’acqua che avesse un getto potente. Ma appena ho aperto il rubinetto, c’è stata una forte esplosione. Le fiamme ci arrivavano addosso da tutte le parti, erano altissime: sembravano delle onde”. Boccuzzi ricorda di aver visto colleghi uscire dal fuoco, prima Roberto Scola (’ho provato a spegnere le fiamme che lo avvolgevano; lui aveva capito che ero io, continuava a chiamarmi: ‘Toni, Toni, Toni’), poi Laurino (’era come una torcia, io addirittura non l’ho riconosciuto per come era ridotto, ho capito che era lui dalla voce’). L’operaio traccia anche un ricordo del collega Antonio Schiavone, la prima vittima di questa strage: ‘Da un mese ha avuto il terzo bimbo. Da quando hanno annunciato la chiusura dello stabilimento di Torino e ridotto i turni, per lui dal punto di vista economico è stato un collasso. Una riduzione di salario pesante. Si fermava di più per comprare le cose ai figli. Questo era: faceva gli straordinari per i regali di Natale dei suoi bambini”.

(www.rassegna.it, 7 dicembre 2007)

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Pubblicato venerdì 7 dicembre 2007

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