Un giornale telematico metropolitano
Rivista, Varie
METROPOLIS :
giornale telematico metropolitano. Gennaio 2012
Quando ha preso vita l’esperienza di lsmetropolis, alla domanda chi siamo si leggeva nell’editoriale “MetropoLiS è una rivista on line animata e concepita da militanti di lavoro e società, area programmatica della cgil.
“Non è un organo di informazione, non è un bollettino di notizie ma un luogo libero in cui si elaborano e confrontano idee sul lavoro e sui movimenti sociali.”
Con l’ultimo congresso della Cgil nella redazione si sono manifestate opinioni diverse riguardanti la necessità o meno di una forte discontinuità nell’operare della Cgil, sul giudizio della stessa , sul cosa era necessario fare e come farlo.
Un parte ha fatto propria la scelta di Lavoro e Società Nazionale e si è collocata nel documento primo firmatario Epifani , altri , la redazione uscente, ha sostenuto il documento alternativo primo firmatario Moccia, conosciuto come “La Cgil che vogliamo”.
All’interno della redazione si è comunemente concordato di evitare che Metropolis si trasformasse in uno strumento di battaglia congressuale ,e si è pensato che passato il congresso fosse possibile continuare l’esperienza comune.
Lo svolgimento del congresso, il perdurare di visioni alternative sul futuro e soprattutto sul presente della cgil, hanno fanno si che ciò non sia stato possibile.
Si è quindi comunemente concordato che Metropolis non era più promosso dall’area Lavoro e Società, ma continuava la sua esperienza come una tra le varie sensibilità che compongono la sinistra sindacale della cgil.
Oggi la maggioranza della redazione, considera conclusa l’esperienza all’interno della CGIL e ha deciso di continuare la propria militanza sindacale all’interno del sindacalismo conflittuale.
Metropolis non è più l’espressione di militanti dell’area congressuale della “ CGil che vogliamo “, o di altre aree della Cgil o di altre organizzazioni sindacali, ma si propone come l’espressione e il luogo di confronto di delegati e delegate di differenti luoghi di lavoro e con diverse militanze sindacali, come un luogo libero in cui si elaborano e si confrontano idee sul lavoro e sui movimenti sociali.
Metropolis, con la sua nuova redazione, continua quindi il lavoro intrapreso in questi anni, invitando ancora una volta tutte le esperienze di fabbrica e sociali a collaborare per farne uno strumento al tempo stesso di informazione, di collegamento, di organizzazione, di diffusione di un sapere operaio e antagonista con l’ambizione di portare il punto di vista del lavoro come centrale ed egemonico nella società e nel conflitto.
Uno strumento aperto e contaminato da tutte le contraddizioni e conflitti interni ed esterni ai luoghi di lavoro, dalle vecchie e nuove contraddizioni che si manifestano nella società (contraddizioni di genere, etniche, ambientali, ecc). Uno strumento per opporsi alla frammentazione delle forze di classe e per non rinchiudersi in un dibattito tutto interno alle organizzazioni sindacali di appartenenza che rischia di essere sterile e autoreferenziale.
Gennaio 2012
La Redazione di Metropolis.
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Metropolis una voce della sinistra sindacale torinese. Giugno 2010.
Quando ha preso vita l’esperienza di lsmetropolis, alla domanda chi siamo si leggeva e sino ad oggi ancora si legge nell’editoriale “MetropoLiS è una rivista on line animata e concepita da militanti di lavoro e società, area programmatica della cgil. Non è un organo di informazione, non è un bollettino di notizie ma un luogo libero in cui si elaborano e confrontano idee sul lavoro e sui movimenti sociali.”
E analizzando la realtà si continuava dicendo “Le nuove posizioni della Cgil, assunte nel congresso del 2006, sono state espressione di una dialettica interna e di un rapporto dialettico con le espressioni culturali e politiche sia sul piano sociale che dei partiti politici della sinistra. Questa esperienza ha visto nascere un nuovo embrione di autonomia sindacale fondata sulla autonomia di proposta e della conseguente azione sindacale. Era una strada solo avviata, che aveva bisogno di un approfondimento teorico (si trattava di andare definitivamente oltre qualunque ipotesi di collateralismo e di elaborare un modello di partecipazione dei lavoratori alla vita sindacale e politica nel rispetto dei pluralismi presenti nella Cgil) fondato su di una permanente pratica dell’autonomia.
Quella fase positiva è tuttavia durata lo spazio di un mattino. I risultati delle elezioni politiche del 2006, i limiti e le contraddizioni di un Governo di centrosinistra a continuo rischio sopravvivenza e sostanzialmente incapace di realizzare i punti qualificanti del programma, hanno immediatamente avuto riflessi nella Cgil; anche l’area di Lavoro e Società non ne è rimasta immune. Il risultato delle ultime elezioni politiche non migliorano la situazione. Le pressioni nei confronti della Cgil per una sua normalizzazione, da parte di tutte le altre forze sociali e delle forze politiche saranno fortissime.
Per parte nostra, pensiamo che sarebbe sciocco non fare i conti con la situazione in cui ci si trova; ma continuiamo anche a pensare che non ci siano alternative a lavorare per organizzare, dare voce e rappresentanza ai troppi esclusi della nostra società; per costruire un punto di vista proprio del mondo del lavoro, e a questo improntare l’azione sindacale. D’altra parte, la capacità di una cultura ed una pratica autonoma la si dimostra nel momento in cui qualcuno ti chiede di rinunciarvi, non quando nessuno la mette in discussione.
Questo percorso richiede una nuova partecipazione dei lavoratori, ‘tipici‘ e non, alla vita sindacale (dalle RSU alle Camere del Lavoro) ed una dialettica interna e con i movimenti non settaria. Richiede anche una esperienza culturale autonoma in cui i lavoratori ed i militanti vengono alla Cgil per imparare nel momento in cui non esistono più altre scuole politiche e, quando esistono, sono in luoghi diversi da quelli del movimento operaio tradizionale. In questo senso anche Metropolis può essere un piccolo contributo verso un modello di crescita politica e consapevolezza collettiva non gerarchica e piramidale.”
Su questa base e in rapporto con le forme e le pratiche antagoniste che si sono sviluppate in questi anni a Torino ,dalle lotte degli studenti, dei migranti, contro le nocività (No Tav, No inceneritore, No nucleare), Metropolis ha vissuto e fornito un contributo dalla sua nascita ad oggi alla sviluppo dell’autonomia di classe nella cgil e nella società.
Con il recente congresso della Cgil nella redazione si sono manifestate opinioni diverse riguardanti la necessità o meno di una forte discontinuità nell’operare della Cgil, sul giudizio della stessa , sul cosa è necessario fare e come farlo.
Un parte ha fatto propria la scelta di Lavoro e Società Nazionale e si è collocata nel documento primo firmatario Epifani , altri , noi tra gli altri abbiamo sostenuto il documento alternativo primo firmatario Moccia, conosciuto come “La Cgil che vogliamo”.
All’interno della redazione si è comunemente concordato di evitare che Metropolis si trasformasse in uno strumento di battaglia congressuale ,e si è pensato che passato il congresso fosse possibile continuare l’esperienza comune.
Lo svolgimento del congresso, il perdurare di visioni alternative sul futuro e soprattutto sul presente della cgil, si pensi ad esempio al diverso modo di affrontare l’attacco antioperaio della Fiat a Pomigliano, fanno si che oggi ciò non sia possibile.
Si è quindi comunemente concordato che Metropolis non è più promosso dall’area Lavoro e Società, ma continua la sua esperienza come una tra le varie sensibilità che compongono la sinistra sindacale e che oggi in Cgil si riconoscono nel percorso avviato con il documento “La Cgil che Vogliamo”.
Metropolis, con la sua nuova redazione, continua quindi il lavoro intrapreso, invitando ancora una volta tutte le esperienze di fabbrica e sociali , a collaborare per farne sempre più uno strumento al tempo stesso di informazione, di collegamento, di organizzazione, di diffusione di un sapere operaio e antagonista con l’ambizione di portare il punto di vista del lavoro come centrale ed egemonico nella società e nel conflitto, ma aperto e contaminato al sociale, a tutte le contraddizioni e conflitti interni ed esterni ai luoghi di lavoro, alle vecchie e nuove contraddizioni che si manifestano nella società (contraddizioni di genere, etniche, ambientali, ecc).
Questione di non facile soluzione e sicuramente ambiziosa , ma oggi più che mai decisiva se si vuole uscire da rischi di aziendalismo o corporativismo, o in una chiusura in un dibattito tutto interno all’organizzazione che rischia di essere sterile e autoreferenziale.
Giugno 2010.
La Redazione di Metropolis
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Leggi la vecchia presentazione (2007)
Negli ultimi 10anni all’interno dell’esperienza della sinistra sindacale torinese si è più volte pensato e ragionato sulla necessità/ utilità di uno strumento di collegamento, conoscenza, ricerca /intervento, ma anche di cultura, confronto, voce e visibilità del lavoro e delle sue rappresentanze sociali, che volta a volta si manifestano, nel corso delle esperienze e delle lotte. Uno strumento che sia al tempo stesso di informazione, di collegamento, di organizzazione, di diffusione di un sapere operaio e antagonista con l’ambizione di portare il punto di vista del lavoro come centrale ed egemonico nella società e nel conflitto.
Perché, nonostante la velocità e la facilità di comunicare, restano ancora troppe le distanze, troppi i compartimenti stagni tra i diversi settori lavorativi, tra diversi lavori, tra aziende e tra i diversi soggetti..
In questi anni si sono realizzate due esperienze che oggi possono darci elementi utili ed essere un punto di riferimento nel progetto attuale di giornale.: la rivista ALT e la partecipazione di alcuni delegati e compagni dei posti di lavoro all’interno della rivista Numero Zero.
Se nel primo caso la rivista era l’espressione di un lavoro comune che attraverso l’associazione ALT, diffondeva e proponeva le pratiche del mutuo soccorso e lo strumento dell’inchiesta all’interno di un processo di aggregazione, ricomposizione del mondo del lavoro e pertanto la fine dell’esperienza dell’associazione ALT ha segnato la chiusura della rivista stessa.
Nel secondo caso la rivista numero zero si poneva l’obbiettivo di aprire il confronto nell’area antagonista torinese attraverso un lavoro di inchiesta e controinformazione della realtà rivolgendosi principalmente alle realtà dei ‘nuovi lavori’ cercando di trovare strumenti di comunicazione per rompere il monopolio dell’informazione dei giornali ’sabaudi’, arrivando a ipotizzare un periodico almeno settimanale.
Questa esperienza si è conclusa dopo l’uscita di otto numeri, per mancanza di’ energie’, in quanto il lavoro è rimasto sempre sulle spalle del gruppo promotore senza riuscire ad espandersi.
Oggi quando da qualche mese ci si è riposti il tema di un giornale metropolitano, che coniughi gli elementi sopra evidenziati e sappia dare voce al lavoro e alle sue contraddizioni, a partire dai luoghi di lavoro e di conflitto è risultato evidente come le due esperienze citate vanno tenute in considerazione, ben sapendo che non vi è oggi alla base un progetto come alt e che il rapporto con i centri sociali e dell’antagonismo torinese va visto come un saper fare insieme e non come un giornale della disobbedienza, etc con aggiunta una redazione operaia.
Inoltre la situazione politica e sindacale è cambiata e la composizione produttiva e sociale di Torino si è trasformata.
Siamo in presenza di una città che si è trasformata urbanisticamente e socialmente; la tendenza è ad una spinta forte delle istituzioni e dei poteri economici verso un modello sociale che prevede terziario in tutte le sue forme, con il conseguente portato di precariato e nuovi rapporti di lavoro ad esso legato, spinte a considerare l’industria manifatturiera come un carico obsoleto del passato (con conseguenti cancellazioni urbanistiche della memoria operaia), a ridurre la spesa pubblica nazionale e locale attraverso esternalizzazioni spinte; un modello di sviluppo legato ai trasporti veloci e a continui investimenti sulle grandi opere; un modello di sviluppo che non si pone l’idea di bene comune da sottrarre al mercato per essere al centro di un nuovo legame sociale più solidale, redistributivo e sostenibile.
Conseguenza di questa impostazione è la continua ma costante e progressiva atomizzazione dei lavoratori sul territorio, la perdita crescente di potere contrattuale della classe operaia organizzata con ricadute evidenti di perdita del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, la mancanza di reddito per i lavoratori precari e una fascia di persone non ricollocabili. La riduzione del welfare e la perdita del potere d’acquisto delle pensioni espone migliaia di pensionati a situazioni di indigenza e povertà sempre più accentuate. Il problema del reddito va affrontato anche in termini diversi dal passato. Le contraddizioni sociali si scaricano sul territorio e il sindacato ad oggi non riesce ad organizzarle e a darne risposta.
Parallelamente e funzionalmente alla crisi sopra descritta la forte presenza di lavoratori immigrati porta ad una situazione che può far considerare Torino come un laboratorio sociale da cui si può intravedere un’uscita sia con contraddizioni sociali esplosive che con una società più solidale e redistributiva.
Dipende anche da come si organizzano le lotte, da come si organizzano i lavoratori e da quale progetto di ricomposizione della classe operaia si vuole mettere al centro della progettualità politica e sindacale.
Per fare questo è necessario uno sforzo organizzativo, di analisi e di conoscenza collettiva che rompa le barriere di categoria, che abbia la capacità di fare inchiesta sul territorio e nei luoghi di lavoro, che metta in collegamento le esperienze e i punti di vista che si esprimono.
Si tratta quindi di pensare ad un giornale metropolitano inizialmente telematico che vede quale soggetto promotore quelle realtà di delegati e delegate, compagni e compagne che si riconoscono oggi nel percorso dell’area lavoro società di Torino, senza tuttavia essere un giornale esclusivo dell’area.
Quindi giornale metropolitano promosso dall’area lavoro società ma aperto e contaminato al sociale, a tutte le contraddizioni e conflitti interni ed esterni ai luoghi di lavoro, alle vecchie e nuove contraddizioni che si manifestano nella società e nei luoghi di lavoro (contraddizioni di genere, etniche, ambientali, ecc).
Questione di non facile soluzione tecnica organizzativa e sicuramente ambiziosa , ma oggi più che mai decisiva se si vuole uscire da rischi di aziendalismo o corporativismo, o in una chiusura in un dibattito tutto interno all’organizzazione che rischia di essere sterile e autoreferenziale.
Un giornale quindi che riprenda alcuni aspetti positivi delle passate esperienze sapendoli coniugare con il presente e le sue contraddizioni.
Il giornale metropolitano avrà una redazione centrale con ruolo di coordinamento, correzione bozze, impaginazione ,etc e che stimoli la creazione di redazioni locali dei luoghi di lavoro e sociali, sulla base di aggregazioni tematiche e di conflitto.
La /le redazioni locali di fabbrica o di territorio individuano gli argomenti, le esperienze che vogliono proporre, ne approntano l’articolo/ gli articoli, organizzano la diffusione nei luoghi di lavoro. Lo stesso vale per le redazioni di territorio.
La costruzione dell’articolo, degli articoli deve cercare (visto lo scopo del giornale) di esprimere esperienze, ricerche intervento, piuttosto che idee anche bellissime ma frutto di convinzioni personali; queste possono trovare spazio in un forum aperto in cui ci si confronti sui vari temi.
Lo stesso vale per gli articoli dal sociale, dal movimento, dai movimenti, il caratterizzarsi cioè del giornale come bottega del saper fare ancor prima del saper dire.
L’obiettivo del giornale metropolitano deve essere quello di far conoscere tra di loro le diverse realtà ed esperienze al fine di diffondere le buone soluzioni trovate, diffondere la soluzioni di problemi riscontrati , le pratiche di lotta risultate vincenti.
Altro elemento presente devono essere una serie di ricerche/ intervento, di inchiesta/ intervento da definire insieme nella redazione centrale e da proporre nei luoghi di lavoro e di territorio; starà alle redazioni locali svilupparle e successivamente fornire tramite il giornale a tutte/i i risultati ottenuti.
Uno spazio andrà poi dedicato alla cronaca, o meglio a quelle notizie che scompaiono dalla cronaca , la parte del giornale cioè dedicata alla controinformazione, questo compito può essere realizzato dalla redazione centrale su segnalazione delle periferiche, dei lettori, attraverso la lettura dei giornali, di internet ecc.
Un altro spazio dovrà essere dedicato alla cultura o meglio alla controcultura, la lotta di classe non si manifesta solo nel conflitto tradizionale o più evidente, ma alcuni temi che spesso possono apparire neutrali quali la formazione, non lo sono affatto, cosi come l’arte, la letteratura, la musica ecc anche su questi terreni, si gioca lo scontro capitale lavoro ed anzi spesso alcune sconfitte materiali hanno visto prima la sconfitta culturale, egemonica, si pensi alla flessibilità e al ruolo giocato in termini filosofici culturali sulla fine del posto fisso.
Anche sullo sport varrebbe la pena di soffermarsi.
Questa è una proposta, a voi tutti le considerazioni che ritenete più utili.
Redazione
CHI SIAMO- La nostra esperienza *
MetropoLiS è una rivista on line animata e concepita da militanti di lavoro e società, area programmatica della cgil. Non è un organo di informazione, non è un bollettino di notizie ma un luogo libero in cui si elaborano e confrontano idee sul lavoro e sui movimenti sociali.
Lavoro e società è il frutto di una esperienza collettiva che ha potuto affermarsi e confermarsi nel tempo per la partecipazione ai movimenti sociali che si sono via via sviluppati dall’inizio degli anni ‘90: dalle azioni di critica e di resistenza alla riduzione dei salari derivanti dagli accordi del 1992 e 1993, alla opposizione alla legge di riforme e tagli delle pensioni pubbliche del 1995, all’opposizione nel 1997 alla legge sul riordino del mercato del lavoro( pacchetto Treu), alla partecipazione al movimento di critica al liberismo anche con la nostra presenza a Genova 2001, all’impegno contro le varie guerre che si sono succedute in questi anni (Yugoslavia, Afghanistan, Iraq).
Lavoro e società è stato a suo tempo il risultato di una convergenza di esperienze politiche e culturali diverse derivanti dalle diverse militanze degli anni precedenti, ma è soprattutto stato il risultato di un impegno diretto nell’azione sindacale, reso possibile da tre condizioni: una pratica di autonomia, la partecipazione dei lavoratori, la ricerca di unità. Le manifestazioni degli autoconvocati del 1993/94 e le manifestazioni del 1995 sulle pensioni ‘ alla cui realizzazione abbiamo partecipato in modo determinante ‘ sono stati i nostri veri atti di nascita. Proprio per le caratteristiche autonome ed unitarie di questi movimenti, non abbiamo mai avuto un atteggiamento di esclusività. Anche per queste ragioni si è lavorato per una ricerca di conclusione unitaria dell’ultimo congresso. Le nuove posizioni della Cgil, assunte nel congresso del 2006, sono state espressione di una dialettica interna e di un rapporto dialettico con le espressioni culturali e politiche sia sul piano sociale che dei partiti politici della sinistra. Questa esperienza ha visto nascere un nuovo embrione di autonomia sindacale fondata sulla autonomia di proposta e della conseguente azione sindacale. Era una strada solo avviata, che aveva bisogno di un approfondimento teorico (si trattava di andare definitivamente oltre qualunque ipotesi di collateralismo e di elaborare un modello di partecipazione dei lavoratori alla vita sindacale e politica nel rispetto dei pluralismi presenti nella Cgil) fondato su di una permanente pratica dell’autonomia.
Quella fase positiva è tuttavia durata lo spazio di un mattino. I risultati delle elezioni politiche del 2006, i limiti e le contraddizioni di un Governo di centrosinistra a continuo rischio sopravvivenza e sostanzialmente incapace di realizzare i punti qualificanti del programma, hanno immediatamente avuto riflessi nella Cgil; anche l’area di Lavoro e Società non ne è rimasta immune. Il risultato delle ultime elezioni politiche non migliorano la situazione. Le pressioni nei confronti della Cgil per una sua normalizzazione, da parte di tutte le altre forze sociali e delle forze politiche saranno fortissime.
Per parte nostra, pensiamo che sarebbe sciocco non fare i conti con la situazione in cui ci si trova; ma continuiamo anche a pensare che non ci siano alternative a lavorare per organizzare, dare voce e rappresentanza ai troppi esclusi della nostra società; per costruire un punto di vista proprio del mondo del lavoro, e a questo improntare l’azione sindacale. D’altra parte, la capacità di una cultura ed una pratica autonoma la si dimostra nel momento in cui qualcuno ti chiede di rinunciarvi, non quando nessuno la mette in discussione.
Questo percorso richiede una nuova partecipazione dei lavoratori, ‘tipici’ e non, alla vita sindacale (dalle RSU alle Camere del Lavoro) ed una dialettica interna e con i movimenti non settaria. Richiede anche una esperienza culturale autonoma in cui i lavoratori ed i militanti vengono alla Cgil per imparare nel momento in cui non esistono più altre scuole politiche e, quando esistono, sono in luoghi diversi da quelli del movimento operaio tradizionale. In questo senso anche Metropolis e il forum di discussione collegato, possono essere un piccolo contributo verso un modello di crescita politica e consapevolezza collettiva non gerarchica e piramidale.
La redazione di MetropoLiS
* articolo aggiornato il 30 Aprile 2008













