1° dicembre- giornata mondiale della lotta all’aids
Movimento, Varie Nessun Commento »
in occasione della giornata mondiale
della lotta all’aids del 1° dicembre
Domenica 30 Novembre 2008, Torino, In Piazza Borgo Dora
-
dalle ore 11,00 Simulazione di una Narcosala: a cura del Coordinamento degli Operatori dei Servizi di Bassa Soglia del Piemonte;
-
videoproiezioni inerenti policonsumi e sale del consumo nel panorama europeo
-
sportello informativo sui policonsumi a cura di Infoshock csoa Gabrio
-
mostra fotografica il golf e la riduzione del danno a cura del collettivo Donquixote
-
punto di distribuzione del giornale di strada Polvere a cura della redazione
-
dalle ore 14,00 Spettacolo di teatro/forum Due di spade a cura dei liberAttori
L’accesso è libero e gratuito: intervenite numerosi !
Lunedì 1 Dicembre 2008 - ore 9,00
Sala Circoscrizionale - via San Benigno 22 Torino
Sale di Consumo: un servizio per i tossicodipendenti, un servizio per i cittadini.
Un confronto a più voci su prevenzione, salute pubblica e qualità della vita del territorio.
Incontro Pubblico Tavola Rotonda e Dibattito, su un tema che ha lungamente tenuto banco, a livello cittadino e nazionale, negli scorsi mesi, coinvolgendo istituzioni, cittadinanza e operatori: le Sale di Consumo (o Narcosale).
i liberAttori
teatro dell’oppresso

Precari scuola Autoconvocati
Rivista, lotte scuola, università, ricerca Nessun Commento »
2° incontro
Autoconvocati
Precari scuola
Per il giorno
venerdì 21 novembre ore 17.30
Sala dei convegni,
Convitto Umberto I, Via Bligny 1, Torino
In tre anni, dall’anno scolastico 2009-10, saranno tagliati 70.000 posti di insegnanti e 43.000 di assistenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari.
Lo prevede la legge 133 sulla manovra finanziaria del governo Berlusconi e il D.L. 137 sulla restaurazione della maestra unica. A questi numeri si devono aggiungere i 47.000 posti in meno previsti dalla Finanziaria 2008 dal governo Prodi, in tutto 160.000 posti.
SI TRATTA DI UN VERO E PROPRIO SMANTELLAMENTO DELLA SCUOLA PUBBLICA.
A farne le spese, oltre il servizio pubblico naturalmente, saranno i precari: un esercito di quasi 250.000 persone che da anni ed anni lavorano nella scuola, assunti allinizio dellanno scolastico e licenziati dopo scrutini ed esami.
E ora che anche noi ci incontriamo, come precari per difendere il nostro posto di lavoro, la nostra vita, le nostre famiglie.
PRECARI AUTOCONVOCATI TORINO
Di nuovo in strada per non F.A.R.E. il TAV
ambiente e territorio Nessun Commento »

COMUNICATO STAMPA
Coordinamento dei Comitati NO TAV Val Susa, Val Sangone, Torino e Cintura
Di nuovo in strada per non F.A.R.E. il TAV
CORTEO NO TAV - SUSA 6 DICEMBRE 2008
Ritrovo ore 14,30 Stazione FS
Da mesi ormai le dichiarazioni di ministri e politici a favore della nuova linea Torino-Lione sono all’ordine del giorno: da chi minaccia di invadere la Valle con lesercito, a chi vuole inviarci a breve le ruspe dialogando.
Il prossimo 6 dicembre manifesteremo a Susa per ribadire la nostra contrarietà a qualunque ipotesi di nuova infrastruttura ferroviaria nei nostri territori e allo sperpero del denaro pubblico (il nostro denaro) in qualunque opera inutile.
Manifesteremo contro la mafia dei grandi appalti e delle opere pubbliche.
Continueremo ad opporci a tutti i progetti devastanti per lambiente e la salute che sottraggono risorse preziose alla collettività a favore dei soliti noti. I recenti eclatanti tagli alla scuola pubblica sono solo il primo passo: per sostenere i costi elevatissimi di queste opere saranno necessari tagli altrettanto drastici alla sanità, alle pensioni, ad ogni servizio di pubblica utilità.
La Valle di Susa non è un corridoio di transito e non vogliamo che lo diventi in un futuro!
Non riteniamo ineluttabile laumento del traffico merci nei prossimi anni e, di conseguenza, non riteniamo giustificata lipotesi di costruzione di una nuova infrastruttura ferroviaria in un futuro molto prossimo (come proposto nel F.A.R.E). Pretendiamo, invece, il congelamento del traffico merci totale (ferroviario+autostradale) agli attuali venti milioni di tonnellate annui e ci opporremo alla realizzazione del raddoppio del tunnel autostradale del Frejus, anche se proposto in modo truffaldino come progetto di galleria di sicurezza.
Manifestiamo perché deve essere chiaro a tutti, a partire dagli Enti Locali fino alla Comunità Europea, che dal 2005 non è cambiato nulla e che contrasteremo come allora con la pratica della non violenza ogni tentativo di sondaggio o inizio lavori.
A chi come Berlusconi pensa di poter aprire i cantieri con luso della forza, ricordiamo che quando ci hanno provato nel 2005 sono usciti sconfitti dalla nostra valle e tutti sappiano che qui troveranno sempre la stessa determinazione.
Vogliamo ricordarlo anche a chi come Prodi simula il dialogo per ingannare gli amministratori e dividerli dal movimento, con false promesse tese non a riqualificare il territorio ma a distruggerlo definitivamente: da qui non passerete, né ora né mai, perché il futuro è una cosa seria e non ci arrenderemo né a chi usa il bastone né a chi ci offre la carota.
A un certo punto di questa lotta coniammo lo slogan
Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi!
e da lì ripartiamo, nella convinzione di riuscirci, nella certezza che tutti insieme possiamo farlo.
Partecipare al Corteo NO TAV il 6 dicembre a Susa
è un atto concreto per difendere il tuo futuro.
NON ASPETTARE LA PROSSIMA MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO PER SCENDERE IN STRADA !!
Movimento NO TAV
Susa, 18 novembre 2008
Kragujevac: arriva la FIAT.
Internazionale, Lavoro, NO WAR Nessun Commento »
Appunto di Fulvio Perini dopo la visita dal 15 al 19 ottobre 2008
Prima a Belgrado e, poi, anche a Kragujevac il mercato è arrivato. Si costruiscono palazzi e si insediano supermercati. In queste settimane è stato abbattuto il vecchio villaggio operaio di baracche di legno, il loro storico “villaggio Leuman”, per far posto ad un centro commerciale. Simbolicamente, si è salvata solo la casa più bella che, ai tempi vedeva abitare chi aveva responsabilità di comando; ma non il direttore che viveva nella palazzina in stile liberty che sta a lato del vecchio ingresso della fabbrica Zastava e che ora ospita gli uffici dei due sindacati aziendali.
Allora i lavoratori cominciano a stare bene, non c’è più bisogno di aiutarli.
Anche in Serbia c’è un ufficio di statistica nazionale che, proprio in ottobre, ha pubblicato i dati sul valore del paniere per i consumi di una famiglia tipo: 55.000 dinari. Un operaio della Zastava, se lavora tutto il mese, guadagno circa 20.000 dinari, 250 euro. Per rientrare nel livello di consumi medio previsto dal paniere ufficiale bisogna essere in due a lavorare in famiglia.
Ora arriva anche la Fiat. Dopo aver totalmente abbandonato gli stabilimenti auto e camion, ritirando la quota azionaria di minoranza e dopo essersi fatta pagare i debiti per antiche forniture, adesso compera tutto. Finora sono stati annunciati tre accordi: uno per il settore automobili, uno con l’Iveco per i veicoli industriali (sembra per la produzione di autobus) ed uno con la Marelli per produzioni di componentistica. È un bel cambiamento, sino ad oggi il governo serbo non aveva mai comperato un autobus dalla Zastava neppure per i servizi pubblici, mentre per le auto della polizia aveva preferito le nuove “Peugeot 204” alle vecchie “Zastava Yugo”.
Ora, finalmente, lo stato serbo è impegnato: il 29 settembre 2008 è stato siglato l’accordo tra la Fiat ed il governo per le nuove produzioni automobilistiche (per Iveco e Marelli, gli accordi, se ci sono, non sono ancora noti). Per la produzione di automobili verrà costituita una nuova società di proprietà al 66% di Fiat Auto ed al 33% dello stato. Il presidente del sindacato autonomo Zastava mi ha letto, nell’incontro che ho avuto il 16 ottobre 2008, alcune frasi contenute nell’accordo che aveva sottolineato:
-
Per favorire il nuovo insediamento la nuova società, a maggioranza Fiat, non pagherà tasse allo Stato centrale ed al Comune di Kragujevac per i prossimi 10 anni;
-
Lo Stato è impegnato a rimuovere tutti i vecchi impianti ed a bonificare ecologicamente il sito produttivo (lavoro già in corso con la supervisione di una società svizzera) in modo da predisporlo per i nuovi investimenti;
-
Lo Stato si impegna a non far entratre più alcun lavoratore della vecchia Zastava nel nuovo sito produttivo, ad eccezione dei lavoratori assunti dalla nuova società;
-
Semtre lo Stato è impegnato ad informare “in modo ragionevole” i lavoratori della Zastava dei contenuti dell’accordo.
Così la Fiat farà la nuova automobile “low cost” (a basso costo): with “low salary” and “zero tax” (a basso salario ed a zero tasse).
Nell’accordo non viene indicato il numero di lavoratori occupati; nelle notizie di agenzia, in Italia, si è parlato di 4/5.000 lavoratori, concretamente, nei prossimi anni, saranno occupati circa 1.000 addetti. Ora, alla Zastava Auto sono occupati circa 4.500 lavoratori (3.700 a tempo indeterminato e gli altri con un contratto che noi, qui in Italia, chiameremmo di “job calling”, il “lavoro a chiamata”. La modalità di selezione avverrà con colloqui personali.
Cosa succederà dei lavoratori in più? L’unica cosa certa, perché scritta nell’accordo, e che lo Stato serbo, proprietario di una società senza più scopi produttivi denominata Zastava automobili, non permetterà più ai sui dipendenti di varcare le recinzioni della fabbrica.
Il sindacato è stato escluso da ogni accordo, finalmente il governo serbo ha imparato da quello (di destra) italiano, quando il ministro Marzano escluse i sindacati dall’accordo di programma tra Stato italiano e la Fiat, all’inizio dell’ultimo ciclo della crisi dell’azienda.
Sul futuro dei lavoratori esclusi si fanno solo delle ipotesi: una è che sia lo Stato serbo a farsi carico di questi lavoratori attraverso una sorta di cassa integrazione guadagni pari al 60% dell’ultimo salario (150 euro mensili) ed una seconda prevede invece la stessa soluzione adottata l’anno scorso per i 4.000 e più lavoratori del “collocamento Zastava” (lavoratori licenziati, con una indennità di disoccupazione, in attesa di nuove proposte di lavoro, mai arrivate, offerte da un ufficio collocato presso la Zastava stessa), mandati definitivamente a casa con un indennizzo pari a 200 euro per ogni anno di anzianità di lavoro con la possibilità di pagarsi volontariamente i contributi per la pensione. L’anno scorso il sindacato autonomo dei lavoratori della Zastava si battè con lotte, occupazioni di strade e manifestazioni a Belgrado (sfilavano per la capitale con le loro bandiere assieme a quelle della pace e della Cgil e dell’Arci) ma fu sconfitto.
Ora la situazione è ancora più dura, nei prossimi mesi sapremo.
Scarica la nota di Giorgio Sasso sul viaggio a Kragujevac di giugno 2008
Diaz: una sentenza vergognosa Giustizia non è fatta!
Movimento Nessun Commento »
COMUNICATO STAMPA
Diaz: una sentenza vergognosa
Giustizia non è fatta!
Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci, Walter Massa, presidente Arci Liguria e Gabriele Taddeo, presidente Arci Genova
Vergogna! Un grido partito dal cuore che ha coinvolto pubblico, vittime, molti giornalisti e avvocati. Un grido al quale ci associamo, avendo ancora nelle orecchie le grida disperate degli inermi manifestanti massacrati nel sonno in quella terribile notte.
Ci sono vicende giudiziarie al termine delle quali non si può dire “giustizia è fatta” e il processo ai responsabili del massacro alla Diaz - o meglio a quelli che è stato possibile identificare e processare - è sicuramente una di queste.
Dalla sentenza odierna era però lecito attendersi un po’ di giustizia e dignità da parte dei magistrati in risposta all’arroganza dei legali del ministero e degli imputati.
Questo non è accaduto, con grave preoccupazione per chi da sempre si batte per la difesa della legalità vera, e non di quella a senso unico.
Condanne severissime per i 25 manifestanti ritenuti colpevoli di reati contro le cose, ripescando per l’occasione un reato da tempo di guerra.
A fronte di questo, nessun processo per l’assassinio di Carlo Giuliani.
Assoluzioni incredibili e pene tutte ampiamente prescritte per reati minori ai torturatori di Bolzaneto. E ieri sera, infine, la vergogna dello stato maggiore delle forze dell’ordine assolto in blocco per il massacro della Diaz.
Se sono colpevoli i capi ed i sottocapi del 7° reparto mobile, se le molotov sono state portate dentro alla Diaz dalla polizia, possibile sia stata una iniziativa decisa solo da loro?
Possibile che nessuno si sia accorto di nulla?
Possibile che alcune mele marce l’abbiano fatta in barba a tutti i più importanti poliziotti d’Italia lì riuniti?
Fatti di questo genere calpestano lo stato di diritti, distruggono la credibilità delle istituzioni, spalancano la porta ad uno stato di polizia che ci riporterebbe a un periodo della nostra storia che dovrebbe essere sepolto per sempre. Continueremo a batterci per i diritti e la democrazia, perché finalmente siano fatte verità e giustizia su Genova.
Roma, 14 novembre 2008
www.arci.it
Vedi anche AMNISTIA PER LA POLIZIA da Supporto Legale














