Turchia: innalza cartello pro-Pkk; sette anni ad analfabeta

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Una donna turca di 49 anni, madre di sei figli, è stata condannata da un tribunale della città di Diyarbakir, nel sud-est del Paese a maggioranza kurda, a sette anni di carcere per aver innalzato un cartello con una scritta a favore del separatista Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), fuorilegge in Turchia.

Lo riferisce il quotidiano filogovernativo Sabah, il quale sottolinea che, per ironia della sorte, la donna – Vesile Tadik – non sapeva nemmeno quello che c’era scritto sul cartello in quanto è analfabeta.

I fatti per cui la donna è stata condannata risalgono a tre mesi fa quando partecipò ad una manifestazione non autorizzata nella città di Siirt contro la chiusura del Partito per la società democratica (Dtp), il principale partito filo-kurdo del Paese disciolto l’11 dicembre per decisione della Corte costituzionale perché accusato di connivenza con il Pkk.

L’imputata si è difesa affermando che “nel corso della manifestazione ho camminato insieme alle altre donne. Mi hanno dato quel cartello ed io l’ho portato come facevano anche quelle insieme a me. Ma io non so leggere né scrivere e non so che cosa c’era scritto”. Ma l’ammissione di analfabetismo non è servita a nulla ed il giudice l’ha condannata a sette anni di carcere per “propaganda di organizzazione terroristica”.

Ticino News, 10 marzo 2010

da osservatorioiraq.it

Pubblicato venerdì 12 marzo 2010

Sciopero generale 12 marzo 2010

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Pubblicato giovedì 11 marzo 2010

Erri De Luca: la valle di Susa fermerà la Tav.

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«L’epoca dei feudatari è finita, i sudditi non esistono più: qui ci sono cittadini». Parola di Erri De Luca, scrittore e alpinista, il 7 marzo ospite del Valsusa Filmfest e, nel pomeriggio, in visita al “presidio” No-Tav di Sant’Antonino, nel cuore della valle di Susa che si oppone da anni con grande tenacia al progetto di alta velocità ferroviaria fra Torino e Lione. «Questo è il motivo che mi fa dire che, qui, non passeranno. Non ce la faranno, a passare». De Luca ne è sicuro. La resistenza civile della valle di Susa alla fine la spunterà contro tutti: poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano l’informazione.

«Qui c’è una popolazione che non vuol essere invasa da queste opere gigantesche e inutili». Opere che «non si possono imporre, quando c’è questa volontà popolare». La comunità valsusina dunque resisterà, anche se «la politica è diventata una branca minore dell’economia, un comitato d’affari», e i media «sono anch’essi asserviti, fanno parte anche loro della catena di comando che l’economia ha sottomesso: politica, informazione».

Non tutto è perduto, però: «Esiste la possibilità di fare informazione indipendente, il monopolio dell’informazione non è così minaccioso: può essere sempre scalzato». Proprio l’informazione indipendente, dice De Luca, potrà costringere i grandi media a raccontare meglio la realtà di lotte sociali come quella in corso in valle di Susa. Alla fine, grandi giornali e televisioni «dovranno abbassarsi a informare», se saranno “incalzati” da un esercito di reporter indipendenti, armati di telecamere.

De Luca condanna la violenza delle cariche della polizia che il 17 febbraio hanno causato due feriti a Coldimosso. «Mi spiace molto – sottolinea lo scrittore – che in quest’ultima macelleria sommaria che è stata fatta, con due persone – non ferite: massacrate, deliberatamente – non ci sia stata la possibilità di ricavare qualche piccolo filmato, qualche informazione». Lo scrittore cita il G8 di Genova: «Ci furono torture, ma in Italia non esiste il reato di tortura. I poliziotti colpevoli sono stati condannati per lesioni». Almeno, aggiunge De Luca, se c’è informazione può scattare la denuncia immediata, quindi «una messa sotto accusa di quelle prepotenze».

Da Genova alla valle di Susa: «Quello che deve avere una lotta come questa è una moltiplicazione di fonti di informazione. E di riprese: dai telefonini alle telecamere, niente deve passare liscio, al buio. Il danno maggiore di quel massacro – dice, riferendosi alle violenze di Coldimosso – è che non sono circolate le immagini. Non deve più succedere».

Intervistato da “Libre” per il format televisivo italo-francese “Alp Channel” (programmazione su web e satellite a partire da aprile), Erri De Luca – vicino al movimento No-Tav già dalla rivolta popolare del 2005, che fermò il primo progetto Torino-Lione – insiste sul valore della resistenza democratica delle popolazioni alpine, decise a difendere il proprio territorio dall’invadenza delle grandi opere. «Una popolazione alpina ha un rapporto molto più stretto con il suo territorio, con l’ambiente, con la montagna, con l’acqua, con l’aria, con il suolo sul quale lavora. E dunque ha un diritto maggiore di intervento. E merita più ascolto».

La montagna, dice l’autore de “Il peso della farfalla” (capolavoro poetico, storia di un camoscio e di un cacciatore) è una grande risorsa cui guardare per il futuro, da difendere come fa la valle di Susa, che combatte contro «stupidissimi e meschinissimi interessi economici», da quando è l’economia a «dettare le leggi», che poi «la politica esegue», intascando «grandi affari», a beneficio di «quelli che ne approfitteranno». Secondo De Luca «bisogna riportare la politica al comando», come è avvenuto negli Usa: «Hanno eletto un presidente nero, uno che ha portato alla presidenza degli Stati Uniti delle idee e delle cattive intenzioni nei confronti dei profittatori economici. Da noi non è ancora successo, ma dovrà succedere».

9 Marzo 2010

Giorgio Cattaneo

Articolo tratto da www.libreidee.org/


Pubblicato giovedì 11 marzo 2010

Rime- E lo sventurato firmò

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Nel preparar le liste il Pdl
fece come la volpe nella stia,
straziò le norme come gallinelle
per poi invocare la democrazia.

Mancano timbri, mancan luoghi e date,
le firme sono state messe in bianco
e molte, ahimé, non sono autenticate,
a Roma, poi, non giunsero nemmanco,

ma il Cavaliere e tutti i suoi lacché,
a partir da La Russa, quello brutto,
si sfornano un decreto fai da te,
con la minaccia: “Siamo pronti a tutto!”

Per evitar nel Lazio la batosta,
al grido antico di “Boia chi molla!”,
Renata Polverini sempre tosta
arringa a Roma la sua nera folla.

Formigoni, a cavallo di un bidone
dell’oil for food che è giunto dall’Iraq,
grida: “Con me cadrà il Pirellone,
se non si aggiusta questo patratac!”

“Sarà un decreto interpretativo
che non cambia la legge certamente
e non contiene nulla di eversivo…,
può starne certo, caro Presidente!”

Dal primo sonno il buon Napolitano
dalla banda Bassotti vien svegliato
e si ritrova con la penna in mano.
“Tranquillo, Giorgio, firma!” Ed ha firmato.

Così il caimano col decreto golpe
fece morire la democrazia,
esattamente come fa la volpe
con i polli che dormon nella stia.

7 marzo 2010

Carlo Cornaglia

da il Misfatto

 

Pubblicato mercoledì 10 marzo 2010

Perché servono così tanti agenti del Mossad per assassinare con un cuscino un Palestinese?

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Mentre in Gran Bretagna, Francia, USA ed Argentina il Mossad può godere localmente dell’appoggio di migliaia di Sayanim, ebrei che sono felici di tradire i loro vicini in favore del diletto Stato ebraico, quando agisce nei paesi arabi il Mossad deve tirarsi dietro i suoi tanti assassini e i loro assistenti, e li infiltra, usando differenti metodi fraudolenti.

Tuttavia, è fonte di meraviglia il fatto che ci siano voluti 26 agenti del Mossad per mettere in atto un singolo omicidio nei confronti di un inerme Palestinese combattente per la libertà, utilizzando un cuscino*. Tenterò di fare un po’ di luce su questa sconcertante questione.

Il Mossad non è proprio una comune agenzia di intelligence guidata da fastidiosi Gentili. In effetti è gestita da Eletti e la sua ragion d’essere è quella di servire lo Stato ebraico e il Progetto Nazionale ebraico.

Negli ultimi giorni abbiamo appreso che più di due dozzine di agenti del Mossad sono stati identificati, al momento, dalla polizia di Dubai. Per questo, ci si dovrebbe anche aspettare che in un collettivo di assassini ebrei tanto numeroso e variegato, operante in un paese arabo ostile, sia necessaria e riscontrabile la presenza di almeno un rabbino combattente, come custode delle disposizioni Kosher, che mantenga aperta una linea diretta con Dio e che tenga sempre vivo il vindice spirito ebraico!

Per quanto a Dubai il cibo sia rinomato per la sua sorprendente squisitezza, al momento non si trovano a disposizione in centro-città negozi di prodotti gastronomici kosher. Dunque, esiste anche la necessità di un esperto ebraicamente addestrato che sia in grado di acquistare opportunamente il pesce per il gefilte (polpette di carpa) e il pollo per la minestra. Inoltre, dovrebbe servire almeno uno chef che sappia come trasformare pollo e acqua in Potere Ebraico (minestra di pollo).

Noi dobbiamo sempre ricordare che, secondo il punto di vista ebraico, il cibo è di estrema importanza. Diversamente dagli animali, che uccidono solo quando hanno bisogno di mangiare o stanno percependo un pericolo incombente, gli Israeliani ammazzano anche per “motivazioni ulteriori” (democrazia, pluralismo, guerra “contro il terrorismo”, ecc.) e preferiscono farlo a stomaco pieno.

Fra interessi culinari e regolamenti dietetici kosher, abbiamo così assegnato i ruoli a 3 membri del team. Tuttavia, altri 23 potenziali assassini sono più che sufficienti per ammazzare una sola persona.

Ma esistono altri elementi da prendere in considerazione. Tenendo ben presenti le recenti rivelazioni rispetto all’instabilità mentale di alcuni membri del Mossad, è più che verosimile che uno psichiatra, un analista freudiano, un paramedico psichiatrico e un’infermiera risultino indispensabili per assistere gli eroi ebraici “prima e dopo” l’azione letale.

Certamente, questo riduce la nostra squadra a 19 potenziali assassini, giust’appunto!

Da quanto apprendiamo dalla stampa, 6 di questi agenti del Mossad erano donne. Questo dovrebbe comportare che qualche estetista ci vuole. Almeno un parrucchiere specializzato in “situazioni che fanno arricciare i capelli”.

Inoltre si rende necessario un consulente di Cosmesi Ebraica e qualcuno che si intenda di manicure e pedicure. Uno che sia in grado di trasformare l’unghia di una donna ebrea in una spada sionista letale (nel caso in cui nel guanciale tecnologico dovesse prodursi un qualche guasto). Avremo anche bisogno di uno specialista in parrucche, però che sappia trasformare un ragazzo di Tel Aviv in un giovinetto dell’Essex.

Questi “specialisti in bellezza G(iudaica)” riducono il nostro team di assassini a 17 componenti.

Ma non è ancora finita, stando a quanto appreso dalla stampa.

I nostri assassini del Mossad erano piuttosto appassionati di tennis. Chiaramente non avrebbero mai riposto la loro fiducia su un arbitro arabo o jihadista, quindi dovevano portarsi dietro il loro arbitro di fiducia. Probabilmente necessitavano di un arbitro di tennis israeliano kosher e di qualche atletico colono come raccattapalle. Supponiamo che abbiano assunto 2-3 raccattapalle e un arbitro: questo ridurrebbe il nostro team di potenziali assassini a soli 14 elementi.

A detta del Times, l’Olocausto gioca un ruolo di primo piano nella filosofia del Mossad. “Dobbiamo essere forti, usare il nostro cervello e difendere noi stessi in modo tale che l’Olocausto non abbia più a ripetersi”, afferma Meir Dagan, l’attuale capo del Mossad. Esattamente, il Mossad sta ammazzando nel nome del passato ebraico!

Ed è più che probabile che il Mossad abbia schleped, infiltrato a Dubai alcuni dei suoi più bravi sacerdoti dell’Olocausto, tali che ricordassero alle spie per quale motivo dovevano essere dei giustizieri e perché dovevano allontanarsi dall’umana famiglia. Tenendo conto della narrazione mitica sulla cifra del sei, è ragionevole presumere che il Mossad abbia inviato a Dubai almeno sei mentori in Olocausto, uno per ogni milione.

Tuttavia, com’è noto, l’Olocausto nazista è soltanto uno fra innumerevoli altri Giudeicidi.

Mai perdonare, mai dimenticare”, questa è evidentemente la prospettiva del futuro ebraico.

Nel complesso, possiamo annoverare 9 o 10 sacerdoti ebrei del Giudeicidio, in modo da includere i pogrom in Europa orientale del 19° secolo, l’Inquisizione, Amalek e così via.

Questo dovrebbe restringe la nostra lista di potenziali killer a soli 5 membri.

Per quanto gli ebrei nazionalisti e i loro leader spirituali abbiano promesso solennemente di “non dimenticare mai” e di ricordare per sempre, vi sono in realtà alcune cose su cui insistono a passare sopra, a rimuovere o ad ignorare.

Per esempio, sembrano non riuscire ad afferrare l’effettivo significato della Missione di Inchiesta delle Nazioni Unite sul Conflitto di Gaza, nota anche come Rapporto Goldstone.

Gli ebrei insistono nel rigettare la lettura di Shlomo Sand, che interpreta la loro storia come un’accozzaglia di favole fantasmatiche di totale invenzione, ai limiti della totale assurdità.

Insistono ad evitare di prendere in considerazione il fatto che i dispacci di AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, un gruppo di pressione americano noto per il forte supporto ad Israele), AJC (American Jewish Committee), ADL (Anti Defamation League), LFI (Labour Friends of Israel) e CFI (Catholics for Israel), tutti esercitano su di noi la loro pressione in favore di una ideologia razzista espansionista, il sionismo.

Con un Ministro per gli Affari Esteri britannico David Miliband iscritto nella lista dei propagandisti come “Promotore di Hasbara (propaganda) israeliana” e con i sionisti che predicano le guerre interventiste nei mezzi di informazione di massa, con Bernie Madoff che ci fa la lezione sulla tecnica Ponzi e con Alan Greenspan che ci ha procurato la più grande catastrofe finanziaria di sempre, si crea l’assoluto bisogno di qualche specialista ebreo in grado di indottrinare gli agenti del Mossad in modo da ridurli nella cecità più completa e in una totale amnesia. Suppongo che con gente del calibro di Wolfowitz, Miliband, Goldstone, Abe Foxman, Greenspan, Madoff, Olmert, Livni, Sharon, Peres e tanti altri come costoro, ci vorranno ben più di 5 esperti per convincere la squadra di killer del Mossad che la causa ebraica sia realmente kosher.

Come si può ben vedere, abbiamo già messo nel conto almeno 26 indispensabili assistenti all’assassinio, senza mai citare un solo operatore-al-cuscino del Mossad. Come possiamo constatare, sono necessari ben più di 26 agenti del Mossad per ammazzare un Palestinese disarmato. Suppongo che nei prossimi giorni la polizia di Dubai esibirà molte altre foto di Israeliani in parrucca.

Devo ammettere che, con Israele in giro, la vita è sempre piena di sorprese. Che cosa mai faremo quando se ne sarà andato?

* Troverete il vostro cuscino ebraico cliccando qui.

Originale da: l’autore-Why it takes so many Mossad agents to kill a Palestinian with a Pillow?

Articolo originale pubblicato il 1-3-2010

L’autore Gilad Atzmon è un autore associato a Tlaxcala, la rete internazionale di traduttori per la diversità linguística, della quale Curzio Bettio fa parte. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala:

http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=10111&lg=it

 

Pubblicato lunedì 8 marzo 2010

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