L’appetito vien lottando! Buoni pasto per i ricercatori precari PoliTo

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Edizione straordinaria, al Politecnico di Torino i ricercatori precari non fanno più la fame!

Dopo mesi di dura lotta, con occupazioni del rettorato e notti insonni ad organizzare le mobilitazioni, i precari del Politecnico di Torino ottengono concretamente il primo risultato: dal primo settembre almeno non moriranno più di fame!

Le criticità rimangono molte al Politecnico: centinaia sono i precari della ricerca che stanno perdendo il posto per mancato rinnovo contrattuale. Ma una prima vittoria, piccola e sincera, li rafforza, li unisce e mostra quale sia la strada giusta per imporre la loro piattaforma rivendicativa!

Qui sotto un primo comunicato del coordinamento precari Polito.

Buon appetito!

1 settembre 2010

———————

Carissimi,

il rientro dalle vacanze porta una sorprendente notizia positiva.

Da oggi (1 settembre) gli *assegnisti post-doc* hanno diritto ai BUONI PASTO da 4,33 euro!

E’ un risultato importante che abbiamo conseguito con mobilitazioni, discussioni, incontri. Non l’avremmo ottenuto senza l’impegno del Coordinamento, l’apporto sostanziale delle RSU e dei sindacati ed il supporto e la partecipazione di tutti. Vogliamo pensare però che sia solo il primo risultato concreto di una lunga serie (diritti, trattamento delle criticità, bandi da ricercatore, ecc.), per cui avremo sempre più bisogno dell’appoggio ATTIVO e PARTECIPE di tutti.

Come fare per ottenere i buoni pasto: dal 1° di settembre 2010, presso gli Uffici dell’Area PAF ubicati in C.so Montevecchio n° 77 – 3° piano (si entra dal cortile), saranno distribuiti a tutti gli aventi diritto i primi 20 buoni pasto cartacei. Occorre comunicare la data di conseguimento del dottorato. ANDATE A RITIRALI AL PIU’ PRESTO!!!

L’amministrazione centrale aveva garantito che avrebbe mandato un mail a tutti gli assegnisti per avvisarli.
Credo che nessuno di voi abbia ricevuto questa mail, non sono stati in grado…

Mi raccomando, continuiamo a lottare per i nostri diritti: tenetevi pronti!

il Coordimento Precari della Ricerca del Politecnico di Torino

precari-polito@googlegroups.com
http://groups.google.it/group/precari-polito?hl=it?hl=it
Il forum di discussione è su http://precaripolito.forumattivo.com/

Pubblicato giovedì 2 settembre 2010

Scuola- ribellarsi è giusto e necessario.

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Qui (ndw: Biella) l’anno scolastico 2010-2011 apre con quasi 200 lavoratori in meno. Come una grande azienda tessile biellese che chiude.

Non solo giovani precari ma anche vecchi precari. Anziani bidelli cinquantenni, emigrati dal sud, che non sono mai entrati in ruolo, insegnanti che sono precari da 10 anni perché non si fanno più i concorsi. 200 circa di questi ora sono semplicemente disoccupati!

Lo Stato, per dare il buon esempio, ha istituito da sempre il più flessibile dei sistemi di reclutamento, prima ancora che si parlasse di flessibilità: assume a settembre per licenziare a giugno, non paga le ferie, azzera qualsiasi anzianità e scatto di stipendio, non garantisce alcuna continuità didattica, non garantisce passaggi di ruolo.

Lo Stato “fondato sul lavoro” tradisce da sempre i principi costituzionali.

La vecchia scuola, serbatoio di voti democristiani, si riconferma luogo di saccheggio politico e culturale: vecchi e falsi privilegi si confondono con il più vergognoso sfruttamento.

La propaganda riformatrice del Governo attuale (quale riforma?) ha consolidato un processo che, volta per volta, ha assunto la faccia clientelare o aziendalistica, mantenendo intatta la mancanza totale di rispetto per il lavoro, minando così alle fondamenta la qualità dell’offerta formativa.

Questo Governo ha deciso che sulla scuola si poteva, doveva, risparmiare, forse risparmierà, ma gettando la scuola in baratro dal quale non uscirà più.

Proprio ora, con un mercato del lavoro sempre più precario, flessibile e in crisi, la scuola dovrebbe svolgere un ruolo di orientamento culturale e professionale per collocare nuove forze giovani nella costruzione concreta della società contemporanea, proprio ora la scuola invece dismette la propria funzione e… diventerà un parcheggio a basso costo per lo Stato ma altissimo per l’intera comunità.

La società deve ribellarsi. I costi di questa deriva si pagheranno, un po’ alla volta, per anni e saranno altissimi: disoccupazione, scarsa professionalità, disagio giovanile, insicurezza, abbassamento dei livelli culturali, …saranno le emergenze che stiamo già vivendo e con le quali dovremo fare i conti per molti, molti anni.

La società nel suo insieme deve farsi carico di questa situazione di fronte alla crisi della politica e dei partiti.

Non solo “ribellarsi è giusto” ma oggi più che mai è necessario, i soggetti sociali: studenti, genitori e lavoratori della scuola sono chiamati tutti ad impedire questa deriva e a costruire “un’altra scuola possibile”.

Biella 2 settembre ‘10

Marco Sansoè

Pubblicato giovedì 2 settembre 2010

FESTA FIOM TORINO- 7- 12 SETTEMBRE ‘10

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Pubblicato mercoledì 1 settembre 2010

Politiche sui ROM in Europa- In Italia non c’è limite al peggio.

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La sortita di Sarkozy ( che ha rimpatriato un po’ di Rom clandestini originari della Romania e della Bulgaria ) ha scatenato una reazione a catena che probabilmente l’ineffabile marito di Carla Bruni non si aspettava. Così alla prevedibile reazione della sinistra e della Commissione Europea si è aggiunta inaspettatamente la fronda del primo ministro Fillon , dell’ex primo ministro De Villepin e di Morin, futuro candidato alle presidenziali per il Centro. Oggi il presidente del partito della destra (UMP) Jean Francois Coupè si è schierato con Sarkozy. Ma la posizione più dura l’ha presa l’arcivescovo di Tolosa che ha paragonato le manovre di Sarkozy alle persecuzioni messe in atto dal regime collaborazionista francese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Naturalmente a Sarkozy dei Rom clandestini non frega assolutamente nulla: si è trattato di giochetto di prestigio atto a far leva sull’insicurezza dei francesi di fronte alla criminalità per recuperare un po’ del consenso che ha dilapidato in questi anni; al vaglio di Sarkò e banda pare ci sia – almeno secondo quanto dice Le Monde – anche l’ipotesi dell’espulsione dei Rom che praticano l’accattonaggio.

Il dissenso che si è levato nella Destra non è così genuino come sembra. In questo mondo è vietato credere alla favole: tra due anni ci sarà la rielezione del Presidente e le grandi manovre sono già iniziate; prendere le distanze da Sarkozy è un modo di proporsi come futuri candidati alla presidenza.

Peraltro anche a sinistra c’è poco da scherzare, visto che spesso anche rappresentanti della Gauche francese hanno chiesto in passato la chiusura di qualche campo Rom. Di questi tempi il più pulito ha la rogna…..

E tuttavia l’indignazione per quanto sta facendo Sarkozy non deve far perdere di vista il fatto che il problema dei Rom riguarda tutta l’Europa, dove i Rom sono una popolazione stimata tra i 9 e i 12 milioni che vivono in stati che non hanno una politica univoca nei loro confronti; facciamo alcuni esempi.

  • Spagna. E’ il paese occidentale che ha più Rom (800.000). Ha adottato dagli anni ‘80 un programma di sviluppo per i Rom, con uno stanziamento di 3.3 milioni di € a cui si aggiungono i contributi delle regioni e dell’Unione Europea. Il programma prevede anche l’integrazione attraverso il lavoro, coordinata dalle regioni. Risultato : i campi sono quasi esclusivamente campi di sosta passeggera, per pochi giorni, e la maggioranza dei Rom vive nei condomini, dove paga l’affitto. Infine al Parlamento Europeo c’è un rom spagnolo.

  • Germania. Per legge i Rom sono “minoranza nazionale”. A loro sono state assegnate case, vitto e opportunità di lavoro; la logica dell’intervento tedesco è quella di “uguali diritti, uguali doveri”. Coloro che non rispettano la legge vengono cacciati senza indugi. E ciò accade anche nei paesi scandinavi.

  • Francia. La legge Besson regolamenta la presenza dei Rom e la violazione della legge prevede restrizioni assai rigide che furono volute da Sarkozy quando era ministro. La legislazione francese si muove quindi tra due misure complementari : processo di integrazione da un lato e inflessibilità per chi viola la legge. Per i Rom c’è dal 2003 un programma immobiliare che prevede l’assegnazione di lotti di terreno per la costruzione di case; ma sul versante dei doveri ai Rom è vietato l’accattonaggio, con il risultato che non si vedono tzigani ai semafori. Peraltro chi viola le regole sostando nei campi senza autorizzazione può essere arrestato e il mezzo sequestrato. E a dimostrazione di tale inflessibilità è anche stato firmato qualche anno fa un accordo tra Francia e Romania per rimpatriare Rom sgraditi. Infine, poiché non vengono discriminati possono lavorare e allorchè sono disoccupati percepiscono il sussidio di disoccupazione per sei mesi.

E l’Italia ? Non c’è limite al peggio

la popolazione zingara italiana si divide grosso modo in due tronconi, i Sinti e i Rom. Ci sono poi altre divisioni etniche, religiose e tribali( Khaniarja, Cergari, Khorakanè, Sidakanè) che si riflettono nella composizione dei campi.

In linea di massima la divisione ripercorre i movimenti di questo popolo : i Sinti che stanno nei campi in una sorta di auto esclusione ( nonostante che abbiano tutti la cittadinanza italiana ) e sono arrivati in Italia all’inizio del 1400, e i Rom, di origine slava e romena; gli slavi provengono per la gran parte dall’ex Jugoslavjia (Bosnia, Serbia, Croazia, Macedonia) e sono il prodotto di diverse migrazioni di cui le più importanti sono due :

a) quella generata dalla 2.a Guerra Mondiale, durante la quale in Germania e in tutti i territori occupati gli Zingari erano stati internati e il più delle volte passati per le armi dalle Einsatzgruppen , dalle Guardie di Ferro romene, dalle formazioni paramilitari ungheresi di Horty e dall’armata croata di Ante Pavelic ( il bilancio in Europa tra il 1934 e il 1945 è stato di 200.000 Zingari liquidati );

b) quella degli anni ‘90 durante la guerra di Bosnia ( questi sono per lo più provenienti dalle zone bosniache particolarmente “calde” (valle di Ahmici, Vitez, Banja Luka).

I romeni invece sono il frutto dello scioglimento della Cortina di Ferro e dell’abbattimento del regime di Ceausescu – che, paradossalmente li costringeva a una vita regolamentata ma allo stesso tempo impediva eventuali rigurgiti razzisti, che in Romania hanno una solida tradizione. La loro presenza in Italia è in costante aumento, con o senza le fughe dalla Francia di Sarkozy: nel 2007 la Caritas prevedeva un esodo dalla Romania verso l’Italia di 60.000 persone all’anno.

La politica dei governi italiani nei confronti dei Rom è stata altalenante: i governi e le amministrazioni di sinistra ( anche a Torino, con l’eccezione della giunta Novelli, caduta nel 1985) non hanno presentato neppure una parvenza di politica di integrazione, e quando hanno abbozzato qualche iniziativa hanno evitato accuratamente di rivendicarla per non inimicarsi l’elettorato più becero. Per non parlare dell’uso dei progetti europei (come Equal – Rom per l’Europa) che sono serviti esclusivamente a rinpinguare le casse degli Enti di ricerca e delle cooperative sociali coinvolte.

La Destra invece ha una politica di totale indifferenza al problema dell’integrazione. Lo rimuove, o meglio lo ignora; ne è testimone il fatto che rifiuta sdegnosamente i fondi stanziati dalla Commissione Europea , che nel quinquennio 2007-2013 ammontano a 17.5 miliardi di €. La politica della Destra italiana da questo punto di vista è sicuramente peggiore di quella delle altre destre europee perchè rifiuta di occuparsi dei Rom e allo stesso tempo dà fiato e spago alle pulsioni razziste della popolazione.

Il risultato è che i Rom assumono una collocazione sempre più marginale: non lavorano, non mandano i figli a scuola e vivono rubacchiando o al massimo lavorando in “nero”. Uno dei nodi chiave è la questione della nazionalità: ormai siamo alla terza generazione di Rom dell’ex Jugoslavija nata in Italia, ma ad essi non è concessa la cittadinanza perchè nel Belpaese vige lo “jus sanguinis” mentre in altri paesi d’Europa è concesso lo “jus solis” per cui se uno nasce in Francia è automaticamente cittadino francese, mentre in Italia il Rom di nascita italiana da tre generazioni continua ad essere cittadino bosniaco, croato, serbo o macedone. E poiché non ha il permesso di soggiorno automaticamente non può lavorare regolarmente. E questa a Torino è la situazione del 60 % delle persone che vivono nel campo nomadi dell’Aeroporto e, in percentuale minore, di quelli del campo di via Germagnano.

Va poi detto che l’ipotesi più convincente per costruire un processo di integrazione è quella spagnola, dove i campi sono ridotti al minimo e sono semplicemente campi di sosta per periodi brevissimi. Il campo non può essere un luogo di vita stanziale perchè diventa un luogo di degrado ed di sporcizia nonchè un ricettacolo di micro-criminalità. Ma per ovviare a questa situazione occorrono case, lavoro e integrazione sociale.

Giorgio Sasso

Pubblicato mercoledì 1 settembre 2010

Carrefour: protesta addetti, tentano spesa senza pagare

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Stamani (31 agosto) i lavoratori del polo logistico di Pieve Emanuele si sono recati al centro commerciale Carrefour di Assago, con la volontà di acquistare alimentari di prima necessità per dare sostentamento alle famiglie. Arrivati alle casse, hanno chiesto che Carrefour anticipi parte delle retribuzioni di questi mesi che i lavoratori non hanno percepito. “L’azienda attraverso le forze dell’ordine e i responsabili di filiale si è rifiutata di anticipare parte degli stipendi dovuti ai lavoratori”. Lo afferma la Filt Cgil in una nota. I lavoratori sono da tre mesi con busta paga a zero ore e non vengono fatti rientrare dall’azienda, nonostante la sentenza favorevole del giudice del Lavoro.

L’iniziativa di oggi, sottolinea il
sindacato, “dà il segnale del grado di esasperazione raggiunto da parte di questi lavoratori e delle loro famiglie”. Attraverso le forze di polizia presenti, il gruppo Gs Carrefour ha fatto sapere ai lavoratori e ai funzionari della Filt “la propria disponibilità ad essere parte attiva nella risoluzione di questa controversia, che ormai perdura da mesi nonostante due sentenze del tribunale di Milano che obbligano al reintegro i lavoratori e il delegato sindacale”.

rassegna.it

Pubblicato mercoledì 1 settembre 2010

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